mani bambino papà

LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE CAMMINATA, AIUTATI DA UN BAMBINO DI DUE ANNI

Domenica mattina sono andato a fare una piccola passeggiata con Lorenzo, che ora ha due anni e mezzo. Siccome non sono molto alto, riesco a dargli la mano e camminare con lui senza neanche dovermi piegare (troppo ☺).

Però qualcosa della mia normale andatura ho dovuto modificare: la velocità.

Camminare con un bambino piccolo ci insegna a rallentare.

Ricordo che agli scout avevo imparato che “il gruppo va alla velocità del più lento”, ci si aspetta e si cammina insieme.

Per me non è mai stato facile: non ho mai amato camminare, allora cercavo di farlo velocemente per arrivare alla meta e togliermi il peso di quella per me noiosa attività.

Con Lorenzo sono tornato a rallentare: mi sono detto: “In fondo, non dobbiamo andare da nessuna parte in particolare, non abbiamo appuntamenti da rispettare, Alberto, dove devi correre? Non vedi Lorenzo com’è tranquillo?”.

Mi è venuta in soccorso una pratica appresa negli ultimi anni: la pratica della meditazione camminata ed ho deciso che era un ottimo momento per “esercitarmi”.

Da quell’istante ho cominciato ad apprezzare:

✓     il prato morbido del parchetto dove stavamo camminando (sembra incredibile, ma anche se non sei scalzo ma ti concentri senti l’erba anche attraverso la suola delle scarpe!).

✓     gli alberi alti che ci circondavano.

✓     il cinguettio degli uccellini nascosti tra le poche foglie rimaste nei rami.

✓     le voci dei bambini che giocavano lì vicino.

✓     la freschezza dell’aria invernale.

✓     il calore del sole quando filtrava dagli alberi.

E’ stato come ricominciare a respirare, riprendere fiato, risvegliarmi da un torpore, da una apnea in cui ero immerso, un mondo di pensieri che mi faceva galleggiare in un mondo non reale, non fisico, un mondo, tutto sommato, non esistente.

Ho ringraziato mentalmente Lorenzo, per tenermi la mano e avere pazienza con me, e Thich Nhat Han, per avermi trasmesso questo insegnamento.

La cosa bella di questo tipo di meditazione è che ci insegna che non è necessario chiudersi in un tempio ascetico inebriati da incensi e scaldati da un migliaio di candele in posizioni tutto fuorchè comode per meditare… si può meditare anche camminando, cosa che sappiamo fare piuttosto bene, visto che mediamente iniziamo a camminare intorno ai 13 mesi!

La meditazione camminata per me significa:

  1. Prendermi un po’ di tempo… (se ho fretta perché chiude il supermercato non la faccio!)
  2. Portare l’attenzione ai piedi e sentire le irregolarità del marciapiede, la scivolosità dei lastroni di pietra quando ha appena piovuto, …
  3. Rallentare… (e quando credo di andare piano mi dico “Bene, ora posso rallentare ancora un pochino!”)
  4. Provare ad adattare i passi al respiro: questa è una delle cose che mi risulta più difficile, tipo inspirare per 2 o 3 passi e poi espirare per 3 o 4 (ci metto sempre di più a buttare fuori l’aria…)

Ma soprattutto per me questo esercizio mi serve per riservarmi qualche momento di rilassatezza nella giornata.

 

Buona passeggiata con tuo figlio e… buona meditazione camminata!

Alberto

 

Se vuoi approfondire questa pratica ti consiglio di leggere il libro: “Pratiche di consapevolezza” di Thich Nhat Hanh.

link al libro:

Pratiche di consapevolezza. Antologia essenziale di meditazioni per vivere il momento presente con gioia e felicità

 

 

 

 

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