IL DESTINO LO SCEGLIAMO NOI O E’ UNA STORIA GIA’ SCRITTA?

Il destino é una storia scritta da qualcun altro per noi o un’avventura che dipende interamente dalle nostre azioni?

É sicuramente uno dei temi filosofici che accompagna l’uomo fin dall’antichità e fonte ispiratore di letteratura e copioni cinematografici (tra questi il primo che mi viene in mente é il film “Matrix” tutto improntato sul “libero arbitrio”).

Il dilemma esistenziale non si risolve certo in un post, ma quando ho sentito per la prima volta la poesia del maestro di yoga Swami Sivananda sono stato un po’ meglio:

“L’uomo semina un pensiero

e raccoglie un’azione;

semina un’azione

e raccoglie un’abitudine;

semina un’abitudine

e raccoglie un carattere;

semina un carattere

e raccoglie un destino.”

 

Ho trovato questa poesia straordinariamente potente perché con la massima semplicità e logica mi aiuta a collegare i più piccoli pensieri della giornata a quello che mi succede nella vita.

Ad esempio venerdì scorso ero salito al volo sul treno Intercity che mi riportava a casa dopo una trasferta fuori città: avevo fatto una corsa per non perderlo ma avevo sete e non ero riuscito a comprare l’acqua, l’unica consolazione era che c’era il servizio a bordo del treno che mi avrebbe “ristorato”.

Quando è passata la cameriera del servizio treno con le bevande, però, mi ha saltato a piè pari senza chiedermi cosa desideravo da bere e andando a servire persone dopo di me. Una parte di me si è subito indisposta ed ho avuto dei pensieri di rabbia verso la povera cameriera:

“Ma come li scelgono qua i dipendenti? Questa sta proprio dormendo…”.

Me ne sono accorto, ho fatto tre respiri ed ho scelto di pensare che si fosse trattato solo di una disattenzione:

“Bè, non deve essere facile ricordarsi chi si ha già servito e chi si deve ancora servire visto che a ogni fermata che fa il treno ci sono persone che salgono e che scendono…”.

Così le ho chiesto con calma se poteva darmi da bere e lei si è scusata per avermi saltato e mi ha versato l’acqua.

La parentesi si è chiusa subito e sono riuscito immediatamente dopo a concentrarmi di nuovo nella lettura del libro che avevo interrotto.

Arrivato a Verona è successa una cosa che non mi era mai accaduta: scendendo dal treno c’era la cameriera che aspettava le persone che uscivano dalla carrozza e le salutava, come in aereo!

Ha così salutato anche me con un sorriso che ho ricambiato mentre ringraziavo me stesso per non essere stato scortese con lei, neanche nei pensieri!

Delle volte non cedere all’irritazione e alla rabbia ci salva da malumori gratuiti e da sensi di colpa autoprovocati.

Mi piacerebbe imparare a lasciar correre l’irritazione di fronte alle piccole cose “negative” che mi succedono, e sarebbe fantastico se questo diventasse “un’abitudine”, come dice il maestro Sivananda, così sì che mi assicurerei un “destino” tranquillo!

Per farlo ho trovato bell’esercizio che, quando mi ricordo, pratico:

“Prova a non dire niente di negativo su nessuno per 3 giorni,

poi per 45 giorni

poi per 3 mesi

e vedi cosa accade…”

 

Un’altra bella frase molto forte che ci ricorda il nostro “potere decisionale” è la poesia “Invictus” di William Ernest Henley (di cui riporto  la strofa finale).

INVICTUS

“Non importa quanto sia stretto il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.”

 

Un saluto a tutti i capitani della propria anima!

Alberto

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