IL GIOCO DEGLI INCONTRI

” Gli incontri ti serviranno a misurare il tuo grado di responsabilità, ti insegneranno a conoscerti in profondità…realizzerai che ogni uomo e ogni donna che incontri è una parte sconosciuta di te, un’opportunità per vedere una tua ferita, una tua malattia nascosta e poterla guarire”.

(Stefano D’Anna)

 

Penso che l’evoluzione di una persona si misuri nella sua capacità di amare e di stare in relazione agli altri. Più siamo evoluti più sappiamo prenderci cura degli altri, sappiamo perdonare, sappiamo aiutare, e soprattuto smettiamo di giudicare.
Questa immagino sia una lezione che dura tutta una vita.

Molte volte preferiamo infatti giudicare gli altri, additarli per i loro difetti, prenderli in giro, considerarli stupidi, insolenti, vigliacchi…

Ma come siamo noi?

Ci lamentiamo se il nostro compagno non ci ama abbastanza, se nostro figlio urla ed è disordinato, se la nostra amica è pessimista ecc.

Ma abbiamo provato a osservare i nostri comportamenti?

La psicologia ci insegna che ciò che ci dà fastidio nell’altro appartiene in qualche misura anche a noi. Con il meccanismo della “proiezione” spostiamo sull’altro ciò che non accettiamo di noi stessi. Se abbiamo una parte chiusa e poco affettuosa diciamo all’altro che lui è così con noi, se abbiamo un parte avara guardiamo le taccagnerie dell’amico, se abbiamo una parte pigra additiamo l’altro perché non fa sport e così via.

Il problema è che ammettere queste proiezioni è difficilissimo.
Una parte di noi preferisce fare così perché guardare le cose dentro di noi che non vanno, e che dovremmo cambiare, è dura.
Ma soffermiamoci anche solo una giornata a vedere quante volte svalutiamo qualcuno o giudichiamo o malediciamo qualche aspetto degli altri dentro di noi o addirittura ad alta voce nelle conversazioni con gli amici.

In realtà la parte che da addosso agli altri è quella che da addosso anche a noi stessi. Siamo critici con gli altri perché siamo spietati anche con quelle parti di noi…se le avessimo accettate non avremmo bisogno di buttarle fuori.

C’è un esercizio che io e Alberto abbiamo creato ispirandoci al libro “La Scuola degli Dei” di Stefano d’Anna che si chiama proprio “il gioco degli incontri”.

Tutte le volte che sei a disagio e in difficoltà con una persona che sia in famiglia, sul lavoro, o in ambito sociale puoi provare a rispondere a 4 domande nel modo più sincero possibile (al posto dei puntini mettete il nome della persona che volete!):

1- Che cosa non mi piace e giudico di …..?

2- Cosa ho in comune con …..? (ho una parte simile anch’io?)

3- Quale ferita si cela dietro ai comportamenti di….? (paura di abbandono, senso di inadeguatezza, bisogno di riconoscimento, insicurezza ecc.)

4- Cosa posso fare per aiutare ….. in questo suo aspetto?

 

Vi assicuro che fare questo esercizio anche più volte nel tempo (sia con la stessa persona che con persone diverse) ha grandissimi effetti trasformativi.
È importante essere molto onesti con se stessi e avere dentro il desiderio di modificare le cose.

Noi abbiamo sempre la possibilità di migliorare i rapporti con chi ci sta intorno. Sta a noi decidere se vogliamo farlo.

La buona notizia è che se accogliamo quelle parti negative dell’altro stiamo già trasformando le stesse parti anche dentro di noi, diventeremo quindi più integri e più felici.

Eleonora

 

 

P.S. Clicca qui per iscriverti al blog e avere sempre con te lo schema grafico del gioco degli incontri: “Gestire i conflitti in 4 passi”

 

 

 

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