RINGRAZIARE: UNA PRATICA PER LA FELICITA’

“Ringrazio pubblicamente, dalle pagine di questo giornale, il dottore M. A. per avermi curata con grande abilità e bravura, per aver compreso, andando oltre le parole dette, la mia disperazione e le mie “paure”; per aver risolto ‘alla grande’ l’intervento chirurgico rivelatosi assai problematico, lungo e difficile; per essere stato sempre positivo e aver creduto nelle mie capacità di ripresa; per la carica di umanità dimostratami; per l’assistenza assidua e le attenzioni che mi ha dedicato, per la gentilezza e la serietà dei modi che mi ha riservato; per avermi tolto con le sue mani dalla spirale del male ridandomi una vita nuovamente degna”.

Questa è una lettera di una paziente che ha acquistato uno spazio pubblicitario nel quotidiano locale per ringraziare pubblicamente il dottore-chirurgo che l’ha curata con successo e tutti gli infermieri e assistenti che hanno contribuito, riportando il nome e cognome di ciascuno.

La paziente racconta anche brevemente la sua storia, dipingendosi come una persona che soffriva da lunghi anni di una malattia che le provocava forti dolori fisici e morali, ma con una forse avversione ai trattamenti farmacologici. La malattia è pian piano degenerata e alla fine ha deciso di farsi operare e ammette: “dopo una operazione molto complessa e di lunga durata ho potuto ‘saltar fuori’ dalle braci dell’inferno ed ora faccio parte della schiera dei fortunati risanati completamente”.

Spesso il ringraziamento è associato alla sofferenza o alla tristezza.

Ad esempio ci può capitare di ringraziare qualcuno nel momento in cui il suo aiuto diviene indispensabile: magari quando qualche nostro familiare si prende cura di noi andando a comprare le medicine e preparandoci da mangiare quando siamo a letto malati. Oppure quando ci troviamo con l’auto che si guasta e un caro amico ci viene in soccorso. Delle volte ringraziamo qualcuno che ci ascolta quando gli confidiamo un evento triste.

Altre volte ringraziamo invece per manifestare la nostra gioia, quando ad esempio riceviamo dei regali, o quando qualcuno ci fa un favore.

Se proviamo a pensare a come ci sentiamo quando ringraziamo qualcuno faremo una meravigliosa scoperta: stiamo bene! Oserei dire di più: siamo felici!

Robert Emmons, Professore di Psicologia Nell’Università di Davis in Califonia, ha dimostrato dopo 10 anni di studi con l’osservazione di oltre 1.000 persone fra gli 8 e gli 80 anni che le persone che praticano il Diario delle gratitudini hanno riportato numerosi benefici a livello fisico (sistema immunitario più forte, minor incidenza di dolori e sofferenze fisiche, pressione sanguigna più bassa, miglior qualità del sonno, …), psicologico (un livello più alto di emozioni positive, maggior ottimismo e benessere, più vivacità e prontezza mentale, …) e sociale (più generosità, compassione, espansività, capacità di perdonare, meno sensazioni di solitudine e isolamento).

A gennaio di quest’anno, insieme alla pratica della meditazione (“Una pratica per la felicità: 5′ di meditazione mattutina”), ho ricominciato anche la pratica delle gratitudini: ormai la faccio regolarmente tutte le sere da circa 120 giorni!

E’ una pratica semplice, che non occupa più di un minuto, e richiede soltanto un quadernino, una penna e un po’ di buona volontà.

 

Ecco come fare la pratica delle gratitudini:

Scrivi, ogni sera, una serie di persone o cose che ti senti di ringraziare in quella giornata. L’esercizio è molto semplice: scrivi prima il soggetto del ringraziamento, e poi la frase ti ringrazio.

Non c’è bisogno di specificare il motivo per cui sentiamo di voler ringraziare, possiamo farlo mentalmente, ma se vogliamo possiamo anche scriverlo.

Ad esempio potremo scrivere:

  1. Eleonora, ti ringrazio
  2. Lorenzo, ti ringrazio
  3. Gatti, vi ringrazio
  4. Mamma (o papà, o entrambi), ti ringrazio (se quella sera sentiamo di volerli ringraziare!)
  5. salute, ti ringrazio
  6. vita, ti ringrazio
  7. amici, vi ringrazio
  8. sport, ti ringrazio
  9. lavoro, ti ringrazio
  10. stipendio, ti ringrazio
  11. ecc…

Possiamo anche ringraziare i mezzi meccanici che utilizziamo nella vita di tutti i giorni (ad esempio io vado in ufficio in Vespa e allora mi capita di scrivere: Vespa, ti ringrazio!).

Oppure possiamo ringraziare delle qualità che ci hanno aiutato ad affrontare la giornata: Intuito, ti ringrazio, Volontà, ti ringrazio o Entusiasmo, ti ringrazio.

All’inizio ci si può dare l’obiettivo di scrivere almeno 3 o 5 ringraziamenti. Poi pian piano verrà naturale scriverne di più, a quel punto è bene lasciar fluire! Io in media ne scrivo tra i 10 e i 15 tutte le sere, l’importante è scrivere senza pensarci troppo.

Se ci capita di ripetere un ringraziamento che abbiamo scritto il giorno prima va benissimo, non dobbiamo sforzarci di trovarne di nuovi tutti i giorni!

I benefici non si faranno attendere: in automatico maturando ed esprimendo un senso di gratitudine verso gli altri, in qualche modo gli altri lo sentiranno, ed anche se avremo fatto l’esercizio nel segreto del nostro bloc notes e senza averlo detto a nessuno, gli altri saranno portati a relazionarsi in modo più benevolo con noi.

Pian piano inoltre salirà il nostro livello di benessere giornaliero, migliorando leggermente rispetto a quello che avevamo in precedenza, e ci sentiremo più in pace con gli altri e con il mondo.

Naturalmente vivremo lo stesso le nostre giornate no, ma mediamente ci accorgeremo di stare meglio.

Provare (almeno un mesetto…), per credere!

Alberto

 

“La gratitudine è il paradiso stesso”

(William Blake)

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