GENITORI OGGI

giugno 10, 2017Bambini, Eleonora Ievolella

In pochi giorni sono successe una serie di tragedie.

Una mamma ha dimenticato in macchina la bambina di 18 mesi, pensando di averla portata al nido, e al suo ritorno in pausa pranzo l’ha trovata morta. Una coppia di genitori, che si era affidata a un omeopata, ha visto morire il proprio figlio per un’otite trasformata in encefalite. Una coppia di conoscenti ha il bambino in coma dopo un’operazione d’urgenza per un tumore al cervello, di cui erano stati sottovalutati i sintomi.

Quando succedono queste tragedie si cerca sempre il colpevole, forse perché la natura umana ha bisogno di spiegazioni, ha bisogno di esorcizzare la paura cercando un capro espiatorio.

Sicuramente tutti hanno le loro responsabilità. Ma la cosa che mi ha rattristato molto è questo accanimento sui social contro i genitori. Ciò che manca totalmente è l’empatia.

Forse una volta anch’io mi sarei scagliata alla lotta al colpevole. Oggi l’unica cosa che sento è una grande sofferenza dentro per il dramma e l’angoscia di quei genitori perché forse il male peggiore al mondo è perdere un figlio, se poi senti di avere delle responsabilità a riguardo penso sia una vera tragedia da cui sinceramente non so come puoi fare a riprenderti.
Nessuno di questi genitori ha agito intenzionalmente, tutti hanno mancato di lucidità e di presenza, forse per stanchezza, forse per stress, per solitudine.

Fare i genitori oggi è veramente dura, è dura per la fatica, per i ritmi di lavoro, per la mancanza di una comunità di sostegno, per il fatto che non c’è più, o raramente, un medico di famiglia che ti segue con “cura”. C’è solitudine, abbandono, e la ricerca di riuscire a fare tutto senza rinunciare a niente.

Ho letto un bell’articolo di un papà, che racconta che la stessa cosa era successa a lui, ma che per una serie di coincidenze fortunate la bambina fu recuperata subito, e il dramma fu evitato.
Lui dice: “Io non sono meglio di quella mamma”.

Io penso che difficilmente mi potrà capitare una cosa esattamente così perché prendo poco la macchina, perché Lorenzo all’asilo lo porta Alberto, e poi, per andare in ufficio, molla la macchina e prende la vespa. Ma potrebbero capitarci mille altri incidenti di qualsiasi tipo, e quando hai figli lo sai bene.

In realtà anch’io evitai per una manciata di secondi una tragedia quando Lorenzo aveva sei mesi. Stavo andando a pranzo dai miei, Lorenzo nella carrozzina. Mi sono fermata per aprire la doppia porta del cancello di casa loro e ho mollato un secondo la carrozzina, non ho messo il freno. Un secondo dopo ho sentito una voce che urlava: “Signora la carrozzina!” Con un gesto fulmineo ho afferrato il manubrio. La carrozzina con dentro Lorenzo si stava muovendo: poteva andare a sbattere contro le macchine parcheggiate nella migliore delle ipotesi, o poteva finire in strada e essere investita da una macchina in corsa. Il mio volto di fantasma ha realizzato l’accaduto. Perché non avevo messo il freno? Boh. Forse pensavo che la strada fosse piana e non in discesa, forse pensavo che per il tempo di aprire il cancello non ce ne sarebbe stato bisogno. Forse non ho pensato a nulla ero solo distrutta per sei mesi di notti insonni e di allattamento a richiesta. E vi assicuro che non sono una cattiva madre, sono iper attenta, apprensiva, chiamo il pediatra duecento volte se sono in ansia, vado a pendere Lorenzo tutti i giorni all’asilo e da quando è nato non ho mai fatto una notte senza di lui. Eppure poteva capitare anche a me.

Può capitare a tutti perché fare i genitori è veramente una roulette russa.

Dai la vita a un essere unico, splendido che ami più di te stessa e allo stesso tempo hai una responsabilità enorme perché un qualsiasi passo falso o evento avverso te lo può portare via da un momento all’altro: un incidente, una malattia, un acting out, e chi più ne ha più ne metta.

Prego per quei genitori affinchè riescano a trovare un modo per vivere.

E mi augurerei un mondo più buono in cui ci si stringe insieme attorno a queste sofferenze invece che puntare sempre il dito sulle mancanze altrui: una società più umana che rispetta i ritmi delle persone, che da sostegno a tutti e soprattutto i bambini, una società che aiuti i genitori a crescere i bambini come avveniva una volta nelle comunità antiche, e come succede ancora oggi in Africa e altri paesi considerati arretrati.
“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” dice quel famoso detto africano, ma se il villaggio non c’è è più facile che accadano drammi come questi.

Seguici su Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *