ESSERE VISTI

giugno 20, 2017Alberto Ruffinengo, Bambini

Fare il bagno al tramonto é una esperienza bellissima.

Poco importa se sei genovese e anziché bagnarti nelle acque del mare ti tuffi nel lago: é sempre meraviglioso immergersi nell’acqua completamente e vedere il sole di fronte a te che sta per andare a nascondersi tra le montagne.

L’acqua è fresca, siamo a fine maggio, ma fuori fa ancora caldo, anche se sono le 20:00 perché in questo periodo le giornate sono fra le più lunghe dell’anno.

Ho appena riportato Lorenzo sulla spiaggia, dopo un veloce bagnetto insieme, l’ho lasciato a Eleonora e sono tornato in acqua.

Un bambino che é lì da solo mi chiede se nuoto un po’ con lui.

Si chiama Nicoló, ha 8 anni e nessuno con cui parlare.

C’è il nonno sulla passeggiata che pesca, ma fare il bagno insieme ad un adulto che parla con lui é un’altra cosa.

Mi chiede fin dove arrivo nuotando.

Lo guardo e non so cosa rispondergli: forse dall’altra parte del lago? Forse no…

Poi mi sfida a nuoto ma non sa mettere la testa sotto.

Ci allontaniamo un po’ dalla riva, mi chiede se ci tocco ma é troppo profondo.

Siamo abbastanza al largo, sento una leggera corrente che ci porta verso nord, gli dico che é meglio rientrare e faccio due bracciate nella direzione della spiaggia. Mentre inizia a nuotare mi chiede un po’ ansioso di aspettarlo.

Certo, gli dico.

Poi arriviamo quasi sulla spiaggia, appoggia i piedi sul fondo e mi chiede se ci tocco. Rispondo che sono più alto di lui, quindi se tocca lui tocco anche io.

Mi invita a fare i tuffi con lui.

Gli dico che ora mi asciugo un po’ che il sole sta per calare.

Ci rimane un po’ male, poi mi fissa e dice pieno di entusiasmo: “Mi guardi se mi tuffo da quello scoglio?”

“Certo, ti guardo!”.

Corre felice sul promontorio roccioso, si mette in posizione per tuffarsi, poi si ferma e mi guarda. Vede che lo sto osservando allora si butta.

Appena esce con la testa dall’acqua guarda subito nella mia direzione: gli faccio il gesto del “pollice su” e mi sorride.

Ha bisogno di essere visto.

Ha bisogno che lo sguardo di un adulto si posi su di lui e che, in qualche modo, lo riconosca.

Anche noi siamo stati così (da bambini).

E alcuni di noi sono ancora così (da adulti).

Fin da appena nati lo sguardo dei grandi é quello che ci aiuta a capire come stiamo: i neonati pensano di essere una cosa sola con il proprio genitore, e, se la mamma sorride, pensano di essere loro a sorridere.

Anche quando si cresce e si diventa bambini lo sguardo degli adulti é importantissimo: quando Lorenzo cade, ora che ha 3 anni e mezzo, la prima cosa che fa é guardarmi: se vede che mi spavento si mette subito a piangere, pensando che sia successo qualcosa di grave, se mi vede che mi avvicino tranquillo, lui si rialza e riprende a camminare (certo che se vede sangue o sente molto male si mette a piangere lo stesso!).

Ci sono poi degli adulti poi che sono rimasti dei “bambinoni”, e ne combinano di tutti i colori per “essere visti” dagli altri, forse cercando un’attenzione che non hanno avuto da piccoli.

Io da bambino cercavo lo sguardo di mio padre, ma lui non c’era mai.

Cercavo lo sguardo di mia madre, ma anche lei faceva fatica a starci dietro.

Per fortuna avendo un fratello e una sorella “ci guardavamo” un po’ a vicenda.

Ma lo sguardo di un coetaneo non é come quello di un adulto.

Sono cresciuto senza un vero e proprio sguardo di un “grande” su di me.

Questo mi ha portato spesso a cercare l’attenzione degli altri, poi, grazie ad un lavoro su me stesso, ho trovato una sempre maggior centratura.

Sicuramente avrei voluto essere guardato di più da piccolo: per questo se ora un bambino come Nicolò mi chiede di essere guardato io non posso che dargli tutta la mia attenzione.

Certo, delle volte ricado nella mia ferita e mi distraggo, anche con Lorenzo, ma ci metto tutto l’impegno per cercare di essere presente.

Lo sguardo di un adulto crea un perimetro, una casa, un giardino dove un piccolo può fare 1.000 giochi, e si sente in qualche modo protetto, qualsiasi cosa accada.

Col tempo il bambino interiorizza questo sguardo.

Quando diventa grande, non ha più bisogno di un adulto, può agire libero nel mondo e può trasmettere, a sua volta, un perimetro sicuro ai bambini che incontra nel suo cammino!

 

Alberto

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