PERDONARE…COME FARE E PERCHÉ!

agosto 28, 2017Eleonora Ievolella, Perdono

Spesso, direi quasi tutti i giorni, ci capita di arrabbiarci con qualcuno che sia parente, collega di lavoro, capo, amico.
È molto importante riconoscere e accogliere la nostra rabbia: sicuramente abbiamo i nostri buoni motivi per esserci arrabbiati. Il fatto è che anche l’altro probabilmente ha i suoi motivi per avere reagito in modo da farci arrabbiare. Può essere che noi, all’inizio, non sappiamo e non capiamo le sue motivazioni, però sicuramente le ha.
Da qualche parte ho letto:

“C’è la mia verità, c’è la tua verità e poi c’è la verità”.

Questo significherebbe che non ha nemmeno tanto senso capire chi ha ragione e chi ha torto.

Però è importante, per prima cosa, non nutrire la nostra rabbia: ci sta sfogarci con un’amica, con qualcuno di fidato, ma è importante non rimanere troppo nella rabbia, staccarsi da essa. Possiamo fare dei respiri profondi, scrivere qualche pagina di diario, fare una meditazione, ma poi è utile lasciarla andare, dedicarsi a qualcosa d’altro che ci interessi: una passeggiata, un lavoro lasciato in sospeso, pulire casa, dare da bere alle piante, farci una doccia o un bagno. La nostra energia cambierà e quando torneremo a pensare alla situazione critica questa si sarà smontata.

I saggi dicono che è importante perdonare una persona perché la rabbia e il rancore avvelenano prima di tutto noi stessi.

L’energia della rabbia è talmente forte che provoca anche una certa attrazione: quando siamo arrabbiati siamo anche elettrizzati, un po’ carichi e la rabbia può esser funzionale a non farci sentire la sofferenza a farci stare su di morale. In realtà il suo carburante finisce per esaurirsi presto e, quando la carica svanirà, ci sentiremo stanchi e tristi. Per questo è importante non alimentare la rabbia rimanendo attaccati ad essa.

Spesso l’energia della consapevolezza, quando sarà tornata in noi, ci farà capire in qualche modo anche il punto di vista dell’altro e, forse, riusciremo a provare compassione per quella persona che ha agito male probabilmente per paura, per insicurezza, per un suo tornaconto personale… insomma mossa dalle sue parti meno “sagge”. Ci renderemo anche conto che pure noi abbiamo una parte piccola, magari un po’ egoista e presuntuosa, che forse ci ha fatto agire in modo poco empatico e compassionevole.

È importante ricordarsi che quando qualcuno ci fa arrabbiare o soffrire è perché sta soffrendo a sua volta e forse pensa, erroneamente, che facendo soffrire noi starà meglio.

Thich Nhat Hanh, il grande monaco buddista che ha insegnato la pratica della mindfulness all’Occidente, ha trasmesso una piccola pratica da fare per perdonare la persona che ci ha fatto arrabbiare o che ci ha fatto soffrire:

 

prendi un foglio di carta e mettiti seduto a scrivere una lettera alla persona con cui hai qualche problema, una lettera che dice:

“Io non ti odio, non voglio che tu sia infelice. Anzi desidero che tu sia felice e in pace. Non voglio serbare alcuna rabbia contro di te. Il mio desiderio è che tu sia libero e che tu sia felice. Se sei felice anch’io trarrò beneficio dalla tua felicità.”

 

Anche se non spedirai la lettera o la mail ti sentirai molto meglio e la persona in questione lo percepirà anche a distanza.

In quello che scrive Thay c’è un aspetto molto importate da valutare che è il fattore Volontà: per perdonare bisogna prima di tutto volerlo, e saremo in grado di farlo solo se siamo consapevoli dell’importanza, per noi e per l’altro, di non stare in emozioni distruttive.

Se non vogliamo e non riusciamo a perdonare subito, possiamo prenderci un po’ di giorni, coccolarci, prenderci cura della nostra sofferenza e decidere di farlo quando anche noi staremo un po’ meglio. L’importante è comunque lasciare la situazione in “standby”, in pausa, per non continuare a mette legna sul fuoco (una pratica per la gestione della rabbia la trovi nel Post: “Quando sopraggiunge la rabbia: una semplice pratica per stare meglio”).

Possiamo dire a noi stessi:

“Oggi sono troppo a pezzi per perdonare quella persona, ma appena starò meglio mi impegnerò a lasciare andare questa sofferenza per il mio bene e per il suo”.

Certo, ci sono sofferenze che abbiamo patito che necessitano quasi una vita intera per essere “perdonate”: di queste, in maniera più approfondita parleremo in un altro post. Anche in questo caso il fattore Volontà è quello che conta di più: certe volte basta voler perdonare, anche se non si sente ancora di averlo fatto completamente o non si sa come fare.

 

Eleonora

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