LEGGEREZZA

settembre 24, 2017Alberto Ruffinengo, Benessere

L’altro giorno ero in coda per rinnovare il permesso di parcheggio.

Erano quasi le nove del mattino, eravamo al numero 7 ed io avevo appena preso il numero 26.

Dopo oltre mezz’ora eravamo al numero 13.

Ho capito che sarebbe stata lunga.

Naturalmente in ufficio mi aspettavano ed avevo parecchie attività da sbrigare, ma mi sono detto:

 

“Che io sia in ansia perché ho un sacco di cose da fare in ufficio o che io non lo sia non cambia il fatto che comunque devo aspettare il mio turno.

Quindi, Alberto, stai tranquillo e rilassati”.

 

Non avevo ancora fatto colazione e questo era un ostacolo al mio ‘rilassamento’.

Allora ho preso la Vespa e sono andato in un bar lì vicino, mi sono preso una buona brioche con la marmellata e un bel cappuccino. Ho sfogliato un giornale, scambiato due parole con il barista, pagato il conto e sono tornato all’ufficio Permessi.

Erano le 10.30 e dovevo aspettare ancora tanto, ma ero di buon umore.

Le persone nella stanza erano praticamente le stesse: anche per loro era passata più di mezz’ora ma non si erano ristorati e il tempo sembrava non passare mai.

Dopo poco una signora davanti a me ha iniziato a sbuffare. Un altro signore continuava a passare lo sguardo dal suo orologio da polso al tabellone elettronico che segnava i turni in chiamata. Un anziano picchettava il piede per terra come per tenere il tempo di una canzone frenetica.

L’insofferenza si poteva respirare nell’aria.

Un’altra signora cominciò a guardarsi intorno come se stesse cercando qualcuno che le desse retta per iniziare a lamentarsi della lentezza del servizio, delle attese infinite, …

In questi casi capita spesso che qualcuno, a un certo punto, inizi a manifestare il proprio disagio coinvolgendo gli altri e suscitando reazioni di rabbia e frustrazione. Si crea così un bel malessere diffuso, ricco di proteste sterili e fini a sé stesse che non accorciano di un minuto l’attesa del proprio turno ed hanno come unico effetto quello di rovinare il nostro umore personale.

Se é vero che praticamente in tutti i casi non possiamo intervenire cambiando la situazione esterna, possiamo fare un piccolo movimento cambiando la situazione ‘interna’, ossia il nostro approccio al contesto.

Possiamo scegliere se ‘abbandonarci’ alla lamentela, alla rabbia, al nervosismo, alla frustrazione o scegliere di ‘tutelarci’, cercando di conservare il nostro buon umore “nonostante” la situazione contingente.

 

Una possibile via di uscita a questi vortici di insofferenza é racchiusa in una semplice parola dal significato profondo:

 

LEGGEREZZA

 

La leggerezza nel vivere, leggerezza nel relazionarci agli altri, leggerezza nel saper accogliere le cose che ci accadono.

Leggerezza non intesa come superficialità nei confronti della realtà circostante, ma nel senso di un atteggiamento di accettazione attiva delle situazioni in cui via via siamo immersi.

Accettazione attiva intesa come dirigere le nostre azioni nelle circostanze in cui ci troviamo, come ad esempio ingannare l’attesa facendo qualcosa che ci piace: scrivere, leggere libri che amiamo, scambiare due parole con persone vicine a noi che ci sembrano simpatiche.

Questo ci aiuta a mantenere un buon umore e a non cascare nella lamentela.

 

Una via che ci può aiutare in questo compito é il distacco: distacco inteso come disidentificazione dalle situazioni che viviamo e ritorno alla nostra centratura, ritorno al nostro potere personale di scegliere l’approccio che vogliamo tenere di fronte a qualsiasi cosa accada.

La leggerezza é in qualche misura “separatezza” dalle situazioni, che ci permette di vedere e vivere quello che accade, senza farci travolgere.

 

Dobbiamo essere leggeri se vogliamo volare sopra gli avvenimenti della vita, come un’aquila che volteggia alta nel cielo.

 

Una leggerezza che corrisponde quindi ad un grande impegno ‘interiore’: fare tutto ciò che é nelle nostre capacità per mantenere un umore positivo, amorevole, sano.

 

La leggerezza dipende da noi.

 

La leggerezza è una qualità spirituale.

 

Ci sono diverse qualità che fanno parte di noi e che possiamo contattare per tornare a un senso di “leggerezza” come ad esempio:

  • gentilezza nel rapportarci agli altri, nel rivolgere loro parole e ancor prima pensieri e sguardi amorevoli o di accettazione…
  • senso dello humor, ossia la capacità di vedere l’ironia ed il lato divertente di tutto ciò che accade…
  • dolcezza, nell’osservare la natura intorno a noi, dal sorgere del sole al calare morbido della notte, nel respirare l’odore dell’erba appena tagliata o dell’asfalto bagnato dal temporale

 

Ci sono anche alcune pratiche che ci possono aiutare a vivere con “Leggerezza”:

  • saper abbandonare tutto ciò che ci appesantisce, come l’attaccamento al passato, ai vestiti vecchi, ai libri che sappiamo non leggeremo più, a quel regalo che ci hanno fatto che non abbiamo mai amato ma che abbiamo conservato perché molto costoso, ai testi scolastici sepolti in cantina;
  • saper ringraziare;
  • saper donare il superfluo;
  • saper aiutare gli altri.

 

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”

(Italo Calvino)

 

Alberto

 

Un altro post su come ‘riprendere il controllo’ nelle situazioni difficili è “La trappola dei pensieri (e delle emozioni…).

 

 

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