COMMOZIONE

Stiamo cenando e Alberto mi dice: “Ho comprato un sacco di pane, in caso possiamo metterne un po’ nella ghiacciaia!”, poi si mette a ridere e continua: “La ‘ghiacciaia’… forse lo diceva mio nonno”.
Anch’io mi metto a ridere, poi mi immagino suo nonno, che non ho mai conosciuto, ma è come se lo conoscessi dai racconti che mi ha fatto Alberto e anche la nonna Wally, sua moglie. Poi mi viene in mente mia nonna Gianna, con i suoi modi di dire, e mia nonna Emilia.
Mi vengono le lacrime agli occhi.
Guardo Alberto: anche lui ha gli occhi lucidi.

Che strano, io che non piango mai sento la commozione.

Quando ti commuovi è la “tua anima che si muove”.
Che bello.

Ricordo l’intervista a Massimo Rosselli, quando parla di Assagioli gli vengono le lacrime agli occhi, e ricordo anche Enzo Liguori, il direttore del Centro di Psicosintesi di Milano, che in qualche seminario, raccontando di sua madre, si commuoveva.

Che strano, è bastata una parola “d’altri tempi” e ci ha fatto rivivere un mondo, sia a me che a Alberto, nello stesso momento.
E siamo tornati bambini che gironzolavano in cucina mentre si preparavano pranzi e cene familiari, quando non c’era internet e non c’erano cellulari e tablet e si giocava sul tappeto in salotto, mente la tv era accesa sul “giornale radio”.

“Che miti che erano i nostri nonni”, dico ad Alberto, “Eh già, pensa… loro avevano fatto la guerra” e mente dice così mi vengono in mente due racconti di quando ero bambina: mia nonna Emilia che nasconde mio nonno Cesare sotto il letto perché non lo vengano a prendere le guardie, e mia nonna Gianna (vedi post “L’amore non muore” sulla nonna Gianna) che si faceva arrivare la cioccolata di contrabbando, perché era incinta di mio padre e aveva le voglie. Due famiglie completamente diverse, che in qualche mondo vivono ancora dentro di me.
Poi mi viene in mente un ricordo della nonna Wally, che raccontava della loro casa rasa al suolo dalle bombe…e così avevano deciso di reinventarsi una vita in Africa (vedi post “Wally” per conoscere la nonna Wally e “Cosa rimane di noi” per saperne di più di suo marito il nonno Aldo).

I nonni, che nostalgia.

Penso a come sia importante che i bambini stiano con i nonni, e mi dispiace che i miei figli ci stiano così poco. Quanto erano preziosi quei racconti, tutta la storia tramandata tramite i racconti orali.

Oggi mi sembra tutto più vuoto, tutto sfalsato da selfie e video, la vita vera nascosta dietro a uno schermo al led.
Alle volte mi sembra di buttare via la vita, i momenti veri, quelli che ti commuovono per scorrere distratta e assente le dita sull’iphone.
Allora la mia anima bussa per poter manifestarsi, e basta una ghiacciaia per farla uscire un po’.

“Che cos’è l’anima?” ha chiesto qualche giorno fa Lorenzo, 4 anni.
Dopo qualche attimo di esitazione gli ho risposto: “È la parte più bella di noi, quella che si diverte, che ride, che si gusta un cibo prelibato, che ama giocare e fare il bagno al mare….”
Oggi aggiungerei anche “quella che si commuove”.

 

Eleonora

 

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