GIUDICARE E CRITICARE

Uno sport che sappiamo fare più o meno tutti è quello di giudicare e criticare gli altri.

Quando lo facciamo proviamo un sottile piacere.

Tutti noi però sappiamo che non va bene parlare male degli altri, e una parte di noi si sente in colpa a farlo.

Tutte le vie spirituali e le religioni ci mettono in guardia da questo “sport”: “Non giudicare e non sarai giudicato” “Chi sei tu per giudicare?”, ecc ecc.

Chi ha l’abitudine di giudicare gli altri odia quando qualcuno glielo fa notare, allora si arrabbia ancora di più e inizia a dare addosso anche a quella persona.

Certe volte penso che siano “peggio” quelli che dicono agli altri di non giudicare di chi giudica, perché in fondo giudicano te che stai giudicando gli altri: in realtà si mettono ancora più in cattedra: “ah, non bisogna giudicare!”.

Tempo fa giudicare e criticare era uno dei miei sport preferiti: ero giù di energia e allora iniziavo a “sparlare” di qualcuno e poi mi sentivo subito meglio.

Adesso mi capita molto meno, e quando qualcuno mi cerca di tirare dentro al gioco delle critiche mi sento a disagio, molte volte preferisco stare zitta.

Ma il cambiamento che è avvenuto in me non viene certo da un precetto morale “non devi giudicare, se no non sei spirituale!”. Semplicemente ho capito il meccanismo psicologico che c’è dietro a questa attività e mi è servito molto.

Giudicare e criticare sono dei meccanismi del nostro Ego, della nostra parte meno evoluta, per sentirsi “di valere”.
Chi critica non pensa di essere superiore agli altri, bensì inconsciamente si sente inferiore. Ha un tale senso di inadeguatezza che ha bisogno di sminuire l’altro per valere “almeno un pochino”.

Allora come fare per uscire da questa fastidiosa abitudine?

Per uscire da questo gioco ancora una volta deve intervenire la compassione: quando sto criticando è perché mi sento una nullità e allora devo provare compassione per me oltre che per l’altra persona.

D’altronde non è detto che gli altri si comportino sempre bene: ognuno fa quel che può coi mezzi che ha, se stesse meglio farebbe diversamente.
Ma pure io che sto giudicando sono messo male, come quelli che sto criticando, se non peggio: l’unico modo di sentirmi un po’ meglio è affossare gli altri.

Quando stiamo per iniziare a sparlare, possiamo fare un respiro profondo e chiederci se per caso ci sentiamo inadeguati in quel momento: forse siamo in compagnia di qualcuno che ci mette soggezione, ci sentiamo di non essere abbastanza, magari avremmo bisogno di un abbraccio, o di più riconoscimento, di integrarci in un gruppo che sentiamo minaccioso…

Cerchiamo di provare compassione per noi e per chi ci vuole complici nel criticare: siamo tutti nella stessa barca, siamo tutti piccoli ego insicuri in cerca di valore.
Così, riconoscendo questi meccanismi comuni a tutti, piano piano la dinamica si scioglierà, senza precetti morali e senza imposizioni dall’alto… semplicemente proveremo meno piacere a farlo.

 

 

 

COMMENTI

Nicoletta

mi ha colpito la frase che sono “peggio” quelli che dicono di non giudicare, per esperienza personale so quanto irritano

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