LO SPOSTAMENTO

Una riflessione importante da fare è quella su quanto sia importante, per la propria crescita personale, capire il meccanismo psicologico dello “spostamento”, o del “dare la colpa agli altri”.

Quando viviamo una situazione di forte dolore o stress abbiamo bisogno di proiettare su qualcuno o qualcosa il nostro malessere: in questo modo lo spostiamo fuori di noi e non dobbiamo così farcene carico. Se ce la prendiamo con gli altri inoltre viviamo nella rabbia e la rabbia è un’emozione forte mentre, altrimenti, dovremo affrontare la nostra tristezza che spesso è più difficile da sopportare.

Mi è capitato di vedere situazioni molto dolorose come la morte o la malattia di qualcuno in cui, chi le stava vivendo in prima persona, mi raccontava, subito dopo con rabbia, il comportamento di amici e parenti verso i quali nutriva delle aspettative che poi erano state disattese. Ad esempio muore mia madre e litigo con mia cugina o mia nipote, perdo un figlio e non mi parlo più con mia sorella, mi ammalo e non mi parlo più con quella che era la mia amica del cuore.

Il “meccanismo dello spostamento” accade non solo durante eventi dolorosi: anche battesimi, matrimoni, traslochi sono fonte di stress.

Se litigo con qualcuno non devo sentire lo stress che l’avvenimento mi provoca.

Molte volte, senza andare tanto in là, basta un evento piccolo come una trasferta, un viaggio, un pranzo di famiglia, una visita medica di controllo, a renderci nervosi e così litighiamo con il nostro compagno o urliamo dietro a nostro figlio.

Possiamo stare tranquilli che questo meccanismo è profondamente umano e tutti, chi più chi meno prima o dopo ci passiamo: o incolpiamo qualcuno o diventiamo noi vittime di proiezioni.

Più il dolore è forte più di solito la rottura dei rapporti è grande: spesso una separazione dei genitori può far sì che due fratelli non si parlino più per anni, e così la morte di un parente vissuta con molta sofferenza può creare fratture tra cugini e zii ecc.

Gli eventi più leggeri invece, come una riunione di famiglia in cui riemergono vecchie dinamiche, possono provocare una litigata temporanea che si risolverà velocemente una volta finto l’evento stressogeno.

Quando siamo molto inconsapevoli il meccanismo di difesa dello spostamento è molto radicato in noi e può aiutarci, apparentemente, a soffrire meno.

Ma sotto sotto questo meccanismo di difesa fa crescere solo la sofferenza intorno a noi, e ciò che doveva farci stare meglio ci fa solo soffrire di più.

Più cresciamo, più diventiamo responsabili ed è importante rendersi conto delle nostre emozioni onde evitare di scaricarle addosso agli altri. È vero che anche gli altri hanno le loro mancanze, non è detto che si siano comportati  bene o che non siano da biasimare, ma bisogna ricordarsi che ognuno fa sempre quel che può con i mezzi che ha. Spesso le persone per difendersi dal dolore si chiudono, o spariscono, o non vedono i bisogni di chi sta loro intorno. Non lo fanno per farci soffrire ma cercano un modo di proteggersi.

Se riusciamo a fermarci un attimo, nel mare delle nostre emozioni e sentire che cosa stiamo provando probabilmente non avremo così bisogno di scagliarci contro qualcuno: potremo provare a prenderci cura noi del nostro dolore, e magari comunicare all’altro il nostro stato d’animo, senza aspettarci che l’altro lo comprenda da sè.

Per prendere consapevolezza del meccanismo dello spostamento suggerisco di aiutarsi rispondendo a alcune semplici domande:

  1. Che evento stressogeno sto vivendo?
  2. Che emozioni provo?
  3. Con chi me la sono presa o ho litigato in questo periodo?
  4. Ho comunicato apertamente le mie emozioni a questa persona?
  5. Sono stato capace di chiedere aiuto?
  6. Che situazione sta vivendo la persona con cui mi sono arrabbiato?

Chi soffre spesso si chiude e per difendersi butta fuori le spine come un riccio, come un cactus.

Non è per niente facile, ma spesso, se riusciamo a comunicare la nostra sofferenza apertamente, possiamo stringerci insieme per affrontare il dolore invece di farci la guerra….

 

Eleonora

 

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