SAPER METTERE I LIMITI AI BAMBINI

L’altro giorno stavo facendo le coccole a mio figlio Lorenzo di quattro anni e gli dicevo che lui era bello intelligente e buono. A un certo punto mi ha guardato e mi ha detto: “Però noi ogni tanto litighiamo?” Il che voleva dire “Se tu mi sgridi vuol dire che non mi ami, allora se non mi ami perché mi stai dicendo che sono bello e buono?”

Questa frase detta a bruciapelo mi ha fatto capire uno dei problemi più grandi di educare un bambino: riuscire a stabilire dei limiti senza che lui si senta inadeguato. Per un bambino l’equazione mi sgridano quindi non mi amano è pressoché immediata.

I limiti e le regole però sono fondamentali affinché la sua personalità si strutturi in modo sano.

I genitori si dividono i tre categorie: il genitore autoritario, il genitore democratico e il “laissez fair”. In uno studio tra gli adolescenti è stato dimostrato che i ragazzi a scuola rispettano di più un professore autoritario piuttosto che uno “troppo buono”. E così anche il genitore che non è in grado di mettere limiti e regole viene svalutato dal bambino o dall’adolescente perché non dimostra di avere la situazione sotto controllo. 

Basta vedere i disastri che succedono nelle scuole di oggi, tra bulli, violenze e mancanza di rispetto per i professori per farci capire che l’educazione nelle famiglie è in crisi. 

I genitori per paura di essere considerati autoritari e cattivi non mettono più regole e limiti e si fanno pure mancare di rispetto.

Ricordo a un seminario di Psicosintesi in cui si parlava appunto dell’educazione e si ribadiva il fatto che il genitore non deve essere un amico: il genitore deve essere amato e temuto dal bambino.

(Quando mi sembra di essere troppo rigida con Lorenzo mi ricordo di quella frase e mi sento meno in colpa).

Bisognerebbe essere un genitore democratico, cioè capace di ascoltare le ragioni dei figli e quando è possibile assecondarle, ma mantenendo regole ben precise che devono essere seguite. Alle volte la tecnica del compromesso può essere una buona scelta: “Ok guardi un altro cartone, ma l’ultimo e poi si spegne la tv”, se il bambino inizia ad annoiarsi e non vuole più mangiare chiedere a lui quanto ancora di quello che ha nel piatto mangerà e così via.

 La maggior parte delle volte questo modo di procedere funziona perché fa sentire il bambino ascoltato, ma allo stesso tempo mette delle regole ben precise che vanno rispettate.

Molte volte però l’equilibrio da trovare tra essere buoni, ma farsi rispettare non è per niente facile. 

A Lorenzo, l’altro giorno, ho detto di sì che noi litighiamo a volte, che però ci vogliamo bene lo stesso, che non è un problema litigare, l’importante è poi fare la pace.

Ho riflettuto a lungo su questa tematica e penso che la soluzione non sia assolutamente viziare il bambino o mettere meno limiti per non farlo sentire inadeguato, ma cercare di farlo senza arrabbiarsi, con fermezza e con amore. 

Capita qualche volta che la mattina non voglia andare all’asilo e inizi a urlare e strepitare facendo delle scenate difficili da gestire. Anche in questi casi bisogna essere molto veloci e presenti e capire se fa così perché magari sta male sul serio, o semplicemente perché non ne ha voglia. Penso che, una volta appurato che il bambino sta bene, bisogna essere molto fermi e evitare discussioni inutili (che fanno solo “montare la panna”), magari fargli una coccola in più mentre lo si veste e lo si prepara ad andare in un modo fermo che non lascia spazio alla crisi. 

È il cosiddetto “dare uno STOP!”

I bambini per essere contenuti hanno bisogno di Stop  e i limiti chiari.

La vera crisi avviene perché i bambini avvertono l’indecisione inconscia degli genitori:

– Se io gli dico: “no, vai all’asilo!” e dentro di me penso: “Mah, poverino magari sta male, forse per un giorno potrei tenerlo a casa…”, lui inconsciamente “sente” il conflitto dentro di me e lì “entra” con mille storie e capricci.

Se sono veloce e ferma a prendere la decisione che ritengo giusta per noi e gliela comunico con fermezza lui “sta” alla mia decisione.

– Se invece sembra che la mia decisione sia ferma, ma mi sento in colpa, allora di nuovo c’è spazio per urlare e insistere.

Questi sono tutti meccanismi inconsci tra me e lui, ma se li conosco posso gestire meglio le crisi.

Inoltre è importante ricordare al bambino che lo si ama, che lui è speciale per noi non perché ha fatto il bravo, ma semplicemente perché è nostro figlio: bisognerebbe che lui se lo sentisse dire spesso dai genitori, almeno tante volte quante lo si sgrida per qualcosa che non va. 

Ma quante volte ci ricordiamo di dire a nostro figlio che lo amiamo e che lui è speciale per noi? 

Magari tendiamo a dargliele tutte vinte, a comprargli troppi giocattoli a cedere alle richieste assillanti e continue, ma non ci rendiamo conto che così non facciamo il suo bene: perdiamo autorità e non lo aiutiamo a sentirsi amato, ma piuttosto a “barattare l’amore”.

Il bambino deve sentirsi amato, ma sapere che non tutto gli è concesso, che i genitori lo guidano con sicurezza verso ciò che è meglio per lui fino a che non andrà da solo nel mondo…

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