ATTRAVERSARE LA CRISI

Ricordo qualche mese fa andai a una conferenza di Giulia Niccolai, una scrittrice diventata monaca buddista in seguito a un ictus ormai più di trent’anni fa.

 Alla fine della conferenza Giulia raccontò che quando era giovane pensava di essere l’unica a soffrire, e quindi pensava di dover nascondere la sofferenza, mentre con gli anni, e con la pratica del buddismo capì che tutti soffrono, e da quel momento cominciò a sentirsi più vicina al genere umano, a provare una grande compassione e un senso di vicinanza e di rispetto per il dolore altrui. 

La sofferenza che fa più male è quella a cui non si da un significato, quella che ti capita da un giorno all’altro e ti fa dire: “perché proprio a me?” In realtà non c’è niente di più inutile di quel “perché proprio a me”, perché tutti come dice Giulia, prima o dopo veniamo a contatto con una sofferenza profonda. Un malattia, un senso di solitudine, la perdita di qualcuno, incidenti, guerre ecc ecc. 

La sofferenza, e ogni evento traumatico, però può essere vista anche da un lato se non positivo quanto meno evolutivo. 

Giulia racconta il periodo successivo all’Ictus: aveva cinquant’anni e una vita piuttosto sregolata alle spalle e ora si trovava a non poter parlare, era improvvisamente diventata muta…doveva fare silenzio. 

In quel periodo incontrò il buddismo e rimase folgorata: lì c’erano le riposte a tutte le domande  che si era posta per anni nella vita. Racconta di come quel momento tremendo, di crisi, fu la sua salvezza perché oggi è molto più felice di allora, e nella pratica del buddismo ha trovato se stessa. 

Forse a noi tutti può capitare di guardarsi indietro e vedere come una crisi ci abbia in realtà aiutato a crescere, a incontrare qualcuno di speciale, a cambiare profondamente, e senza quella crisi e quella sofferenza non saremmo quelli di oggi. 

Ma quando si sta attraversando una crisi, quando siamo proprio in alto mare, nel mezzo di una grande sofferenza come si può fare per affrontarla trovando beneficio da essa e non naufragando?

1- Innanzi tutto accettiamola: non sappiamo perché ci è capitata questa cosa, ma nel disegno cosmico dobbiamo attraversare questa fase e se noi la affrontiamo nel “modo giusto” ci aiuterà a crescere.

2- Chiedere aiuto: molte volte le crisi avvengono per metterci in contatto con una maestro spirituale, con un centro di Psicosintesi, con un prete, con qualcuno che, attraverso la relazione di aiuto, ci guidi alla scoperta di noi stessi. 

3- Cercare di non autocommiserarci confrontandoci a destra e a manca con gli altri e dandoci addosso perché le cose non vanno come vorremmo.

4- Essere grati. Sembrerà strano e forse difficile, ma nonostante molte cose vadano storte possiamo provare a scrivere un elenco di cose “che vanno dritte” e di ciò per cui possiamo essere grati oggi nonostante la crisi.

5- Disidentificarci: facciamo un po’ di silenzio interiore e capiamo che noi non siamo la crisi, non siamo il problema, non siamo la malattia…ma stiamo attraversando una crisi, abbiamo un problema, abbiamo una malattia.

6- Chiediamoci cosa possiamo fare oggi e cosa vogliamo fare oggi nonostante il nostro problema: viviamo giorno per giorno al meglio possibile.

Io ne ho passate di crisi e di periodi stressanti e in effetti, a posteriori, anche se non vorrei rivivere quei momenti so che mi hanno aiutato a crescere.

Alle volte penso ai grandi maestri e grandi uomini come Assagioli, Massimo Rosselli, Thich Nhat Han, il Dalai Lama, madre Teresa, Nelson Mandela e nessuno di loro ha avuto una vita facile: prigionie, morte di un figlio, guerre…eppure sono riusciti a diventare persone speciali, amorevoli, talvolta illuminate. Hanno sviluppato un grande amore per la vita e hanno aiutato chi chiedeva aiuto.

Penso che la nostra anima ami profondamente la vita, anche se la nostra personalità può rimanere delusa da essa, averne paura, provare tristezza.

Ricordiamoci che una parte di noi può sempre amare la vita.

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