ATTI DI GENTILEZZA A CASACCIO…

Ieri sera sono andata a fare la spesa. 

Erano circa le 18.30, ho lasciato Luce, sei mesi e mezzo, a casa con Jacklyn, la babysitter, e mi sono recata verso il Supermercato. 

Improvvisamente sono stata presa da un senso di vuoto e anche da un senso di ansia. 

Il mio cervello ha messo subito insieme i pezzi come tanti tasselli di un puzzle: stanchezza, sonno arretrato, calo di zuccheri, ora critica del tramonto, Alberto che sarebbe rimasto fuori a cena con gli amici, Jacklyn che sta per partire per le Filippine e starà via due mesi, la Mercy che è già nelle Filippine, Marina Luca e Ale in procinto di trasferirsi a Milano, i miei che stanno un mese in Sicilia, la separazione da Luce dopo una giornata sempre attaccate. 

Un bel puzzle che composto crea tre parole: FERITA DI ABBANDONO. 

Ebbene sì, anche dopo più di dieci anni di lavoro personale ogni tanto la simpatica ferita si riattiva.

Vabbè, come direbbe Thich Nhat Han, ho pensato: “Buonasera ferita, so che ci sei, so che passerai…Devo fare solo due commissioni veloci, e poi torno a casa dai bambini”. 

I bambini, già… quante volte con la loro presenza sono loro ad accudire te? 

O forse, accudendo loro, in fondo, accudisci anche te stessa e la tua parte bambina?

Avevo invitato Jacklyn a mangiare la pizza con noi, infatti si sarebbe fermata fino alle 22.00 in mondo che io potessi addormentare Lorenzo per poi dedicarmi a Luce…di solito la staffetta passa da me ad Alberto. Jacklyn era contenta dell’invito, quasi una cena di saluto prima della sua partenza, e Lorenzo ancor più contento di lei. 

“Mi prenderò qualcosa da mangiare subito al supermercato in modo da contrastare intanto il calo di zuccheri”, penso.

Davanti al Supermercato c’è un nero, forse senegalese, che chiede l’elemosina. Lo saluto velocemente, senza quasi guardarlo in faccia e non mi sembra il solito, quello a cui l’altro giorno ho dato due euro. Faccio la spesa e mentre metto “i pan schiocco” nei sacchetti ne prendo altri due alle olive e li metto in un sacchetto separato per quel ragazzo. All’uscita glieli porgo guardandolo negli occhi: forse ora che gli sto regalando qualcosa ho il coraggio di guardalo in faccia. Prende il sacchetto e mi ringrazia sorpreso e felice. 

Sorrido tra me e me: ha funzionato ancora una volta, il senso di abbandono diminuisce un pochino. 

Passo davanti al fruttivendolo, vedo quell’altra ragazza nera, forse nigeriana, che fa un cenno di saluto, anche lei chiede l’elemosina ma senza coraggio, sta più che altro ferma lì, non dice quasi nulla. L’altro giorno mi ha aiutato a entrare nel negozio: c’è un gradino alto, il passaggio è stretto e io e Luce giriamo con un passeggino che sembra un ”Suv rosa”. “Non le ho mai dato nemmeno un euro”, penso.

Arrivo da “Acqua e grano”, e prendo un bel pò di pizza al taglio: margherita per me e Lorenzo e salamino piccante per Jacklyn. Cercando di ficcare il pacco gigante della pizza nel sacchetto della spesa mi esce quello con i pan schiocco, e mi ricordo che devo mangiarne uno e contrastare il calo di zuccheri. Esco dalla pizzeria addentando il panino e decido di offrine uno alla ragazza nigeriana. Lei subito fa cenno di no imbarazzata, poi vede che io lo sto mangiano di gusto e alla fine accetta…mi sorride. 

Mi sento meglio, la ferita di abbandono si rimargina ancora un pochino. 

“Non è difficile penso, quando stai male se dai amore agli altri ti curi”, e mi viene in mente quel Post che girava nel web tempo fa che invitava a  “praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso” e di come si creava una catena di gentilezza e generosità che cambiava l’energia del mondo. 

Arrivo a casa, nonostante quel senso di abbandono passo una serata piacevole: Lorenzo è felice che Jacklyn mangi la pizza con noi, lei molla un po’ quella riservatezza di sempre e accetta di bersi insieme a me anche una Radler, Luce è tranquilla. Lorenzo, distrutto dalla stanchezza,  si addormenta alle 21.20, così mando a casa Jacklyn prima del previsto e rimango un po’ sul lettone con Luce, le faccio le coccole e ridiamo insieme. Per ingannare il tempo avevo messo su anche una lavatrice e mentre mi allontano per recuperare lo stendino Luce piangiotta e poi mi chiama: “Ammmammma!!”. 

Tuffo al cuore, torno indietro e la abbraccio….ho sentito bene…mi ha chiamato MAMMA. 

Ormai lo so bene, quando affronti una ferita la vita ti da indietro un dono speciale, il primo “mamma” di mia figlia… proprio stasera. 

E cosa può curare meglio una ferita antica se non un nuovo amore?

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