DOVER ESSERE O SEMPLICEMENTE ESSERE?

L’altro giorno mi chiama un’amica in partenza per le vacanze: era già piuttosto stressata perché stava per partire con una sua amica che aveva in mente un programma “bellicoso” cioè andare a correre tutte le mattine presto, andare a visitare tutte le città dei dintorni e divertirsi la sera. 

Lei era stanca, avrebbe semplicemente voluto riposarsi. 

Quando le ho detto che avrebbero potuto anche dividersi, fare cose sparate ogni tanto, mi ha detto “Eh ma io non sono brava a dire di no”.

Forse questa situazione sarà capitata a tutti noi più volte nella vita: noi avremmo solo voglia di starcene spaparanzati in spiaggia sotto l’ombrellone, o sul divano a leggere, ma ci sentiamo in obbligo di dovere di essere “super”, di fare fare fare.

 E così, anche quella che doveva essere una vacanza, diventa uno stress. 

Solita tiritera DOVER ESSERE!

Ma dover essere cosa in fin dei conti? 

Essere di più. 

Non possiamo limitarci ad ESSERE?

Cosa vuol dire esserci?

Vuol dire semplicemente respirare, l’aria entra e l’aria esce.

Tutto qui. 

Allora possiamo esserci anche stando sdraiati sul divano, o camminando lentamente, ma anche nuotando, o correndo…ma solo se ne abbiamo voglia. 

Solo se lo desideriamo. 

Se invece facciamo qualcosa per fare piacere a qualcun altro, probabilmente non saremo presenti a noi stessi, in fin dei conti “non ci saremo veramente”. 

Bisognerebbe fare meno cose più presenti, fare meno e farle meglio. E cercare di esserci in quello che facciamo.

Ma perché ci troviamo così spesso a compiacere gli altri? 

Tendiamo a compiacere gli altri per insicurezza, perché pensiamo che se facciamo quello che loro vogliono ci vorranno più bene, ci accetteranno di più. 

Niente di più sbagliato, una persona che si rispetta viene anche rispettata dagli altri, una persona che non è presente ai suoi desideri e ai suoi bisogni non viene mai presa in considerazione.

E da dove viene questa insicurezza?

Viene dal pensare di non andare bene, di non essere abbastanza. Dal continuo confronto con gli altri, dal pensare di non andare bene così come siamo, dal pensare di dover nasconde le proprie debolezze, la propria stanchezza, la propria malattia, la propria pancia, le rughe, i capelli bianchi…

Ci camuffiamo di continuo e mentiamo a noi stessi perché una parte di noi non fa altro che darci addosso.

Se non vai a correre la mattina presto non sei ok, se sei stanca non sei ok, se non ti vesti così, se non hai capelli colà non sei ok.

Che stress.

Poveri noi.

Tutti, nessuno escluso.

E allora? Come uscire da questa voragine del “dover essere”?

Io penso che i passaggi fondamentali siano due:

1- Amare le nostre parti stanche e vulnerabili (perché in fondo la vita non è proprio una passeggiata).

2- Far valere la legge del desiderio: chiediamoci più volte “ma io cosa desidero fare oggi, domani? tra un mese, tra due anni?“

Se mi amo così come sono e mi focalizzo sui mei desideri possono “essere” semplicemente….e magari pure “essere felice”.

 

Eleonora

 

Se ti interessa l’argomento, leggi anche il Post di Alberto: “TU SEI PERFETTO COME SEI (ANCHE SE NON TI SEMBRA…)”

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COMMENTI

Gerri

Mi riconosco nelle cose che hai scritto e ci sono stati periodi in cui ho vissuto nella continua ricerca del consenso da parte degli altri. Poi nel mio percoso ho incontrato lo yoga e la meditazione ed ho cominciato ad ascoltarmi ……e le cose sono cambiate, il fare le cose non le ho più fatte solo per fare qualcosa : le azioni hanno messo radici in un ascolto personale e quindi da motivazioni che partivano da me.
Adesso quando sono stanco o agitato non cerco soluzioni : mi fermo e mi metto in “ascolto” ed a volte arrivano le risposte ai miei bisogni. Ho imparato a fare una pausa e trovare il tempo di ascoltarmi durante la giornata, ogni giorno.
Ciao, grazie!

albertoeleonora

Grazie Gerri,
tocchi un tema molto interessante: fermarsi ed ascoltarsi nei momenti “difficili”, una pratica centrale per il nostro benessere e di quelli che ci stanno vicino che spesso ci dimentichiamo di fare!
Grazie per la profonda condivisione,
a presto,
Alberto

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