GENERAZIONE WONDER WOMAN

Sono rimasta indecisa per un po’ di giorni, se scrivere o meno questo post che mi ronzava nella testa: non avevo voglia di buttar giù banalità, luoghi comuni o giudizi. Però una voce dentro si faceva sempre più insistente: “Lo devi fare per le donne!”. 

Da quando sono mamma ho iniziato a notare molte notizie tristi su donne con bimbi piccoli malate, alcune hanno piccole somatizzazioni, altre sono affette da malattie gravi, altre hanno esaurimenti psicofisici (i cosiddetti burn out), altre, purtroppo, non ci sono più.

Molte volte chi si ammala sono le wonder woman: donne che fino al giorno prima di ammalarsi erano in perfetta forma (apparente), sempre sorridenti, splendide, con la piega fatta, capaci di lavorare 8 ore al giorno in ufficio, fare un trasloco, cucinare, pulire casa, andare in palestra o a yoga, stare dietro a 3-4 figli…il tutto da sole.

E i mariti? Al lavoro e poi troppo stanchi per dare una mano. 

I nonni? Troppo anziani o non presenti. 

Le amiche? Troppo impegnate a stare in piedi loro e a far quadrare la loro di routine. 

Gli aiuti di colf e babysitter? Troppo cari… (Se poi bisogna pagare la piega e la borsa nuova…)

Da quando sono mamma ne ho viste tante, e mi sono sempre sentita inadeguata perché io invece facevo accompagnare mio figlio all’asilo da mio marito, perché chiedevo ai nonni, non troppo disponibili fisicamente, un aiuto economico per pagarmi la baby sitter, io che “non lavoravo propriamente, ma collezionavo hobby non remunerati”, ma comunque non riuscivo a fare tutto da sola. 

E poi mi sono resa conto che, per fortuna, con anni di lavoro personale su di me avevo dovuto accettare, mio malgrado, di non essere perfetta, di non essere nè Super nè Wonder.

Una mia amica, un giorno, mi disse che era dovuta andare in ospedale a Brescia per una cura specialistica: la avevano ricoverata una settimana per fare delle flebo. Io allibita della serenità con cui parlava, le ho chiesto se non si intristiva una settimana sola in ospedale, mentre marito e figli erano a Verona… lei mi ha risposto: “Scherzi? Per me è una vacanza…mi rilasso!” 

Per smettere di fare bisogna così ammalarsi.

 L’unico modo che hanno le WonderWoman per non sentirsi in colpa se delegano o chiedono aiuto è stare male.

La società Occidentale impone alle donne di essere perfette e di fare tutto. Ma anche di essere sorridenti, gentilii, magari alla domenica fare pure un po’ di volontariato. E poi se scleri coi figli sei “una stronza” agli occhi impietosi dei passanti.

Un giorno ho visto, di ritorno dal parcogiochi, una mamma incinta al 7-8 mese di gravidanza, che spingeva un passeggino e trascinava un altro figlio più grandicello a manina, e questo faceva mille capricci. Lei senza scleri, e senza alzare la voce, lo implorava di darle tregua. 

Di recente mi sono trovata all’asilo di Lorenzo con una mamma incinta al nono mese, che oltre che essere andata a prendere suo figlio di tre anni (un atto per me già eroico al 7 mese figuriamoci al nono!), doveva guardare i due bambini di una sua amica, anche lei incinta, che tardava ad arrivare…dopo di che sarebbe tornata a casa a preparare la cena perché il marito era in trasferta di lavoro.

Un’altra amica con già due figli avviati volava per una trasferta di lavoro a Parigi, con una tosse furiosa, all’ottavo mese di gravidanza.

La lista è infinita, potrei andare avanti ancora e ancora, e alle volte mi chiedo se sono io un pesce fuor d’acqua, una mezza schiappa, una donna/bambina mai cresciuta…

Forse, in fondo, vorrei essere una wonderwoman anch’io e oltre a saper fare tutto… vorrei avere anche la piega fatta, lo smalto sulle unghie e una parola sempre dolce per mio figlio anche quando mi tira scema…

O forse no.

Forse vorrei invece andare da quelle donne e abbracciarle, e dire loro: “Riposati, delega, chiedi aiuto, non devi essere perfetta, non devi essere super…cerca di amarti un po’ di più”.

Amarsi anche se si ammette di essere stanche, di non farcela, di non avere pensato che se facevamo 4 figli poi li avremmo dovuti gestire, ammettere che non siamo perfette, che le wonder woman non esistono…che se non lo fa la mente, lo fa il corpo a darci degli Stop. 

E quando sento un’altra donna appellare un’amica Wondertizia, o Supercaia mi vengono i brividi…

Qual è il peso da pagare per essere Super?

E forse, se tutte le donne si stancassero di essere Super, gli uomini si darebbero da fare di più in casa (come nei paesi nordici), o la società tutelerebbe maggiormente le donne, i salari femminili sarebbero più alti, si darebbe un congedo paternità di un mese o meglio di un anno, non di 2 giorni.

Riprendiamo il gusto dell’imperfezione, accettiamo la stanchezza, ricordiamo di avere dei limiti, amiamo i nostri limiti e soprattutto impariamo a chiedere aiuto, adesso, non quando sarà troppo tardi.

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