IL SUPERMERCATO DELLA FELICITÀ

Domenica è giornata di messa o supermercato.

Oggi mi è toccato il supermercato: domani all’asilo di Lorenzo c’è la festa di San Martino ed Eleonora doveva preparare i muffin, ma naturalmente ci mancavano metà degli ingredienti.

Poi si sa com’è: oltre alle uova, latte e burro la lista della spesa si è allungata… così ho chiamato il mio piccolo aiutante Lorenzo ed insieme siamo andati al supermercato Migross.

Lorenzo sembrava un cagnolino nel Paradiso degli Ossi: mi girava intorno scodinzolando e richiamando la mia attenzione su tutte le scatole di cioccolatini che vedeva, sui barattoli ‘magnum’ di Nutella, sui biscotti dei PJMasks e addirittura sulle noci di cocco di cui ora sembra essere goloso… per fortuna bastavano piccoli e decisi “No” per farlo desistere da questi improvvisi desideri che scoppiettavano come fuochi d’artificio.

Passando vicino alle cassette della frutta una signora anziana piuttosto ben vestita ha scontrato col carrello il cartello che segnava il prezzo al chilo dei Kiwi facendolo cadere per terra. Pensando di non essere stata vista, lo ha scostato un po’ col piede e ha fatto il gesto di tirare avanti per la sua strada.

Io mi sono fermato e, nel dirle che era caduto il cartello, mi sono chinato a raccoglierlo.

Non sapevo quale sarebbe stata la sua reazione: dal suo atteggiamento iniziale di noncuranza non avevo grandi aspettative in una sua collaborazione.

Però non ero neanche più di tanto infastidito: dentro di me ho semplicemente pensato che fosse il caso di rimettere a posto le cose.

Quando si è sentita chiamata in causa la signora però ha avuto una reazione che non mi aspettavo: si è giustificata sommessamente dicendo che il cartello si doveva essere agganciato al suo carrello…

Poi ha cercato di aiutarmi provando a ricostruire il cartello dei Kiwi che nel cadere si era aperto e smontato.

Viste le mie scarse doti manuali, dopo qualche tentativo di riparazione, abbiamo deciso di appoggiare il cartello nella scatola dei Kiwi in modo che fosse chiaramente leggibile anche se non proprio a posto.

Alla fine della piccola interazione ci siamo sentiti bene tutti e due, e ci siamo salutati col sorriso come fanno due conoscenti che si incontrano saltuariamente.

Poi con Lorenzo abbiamo ripreso la caccia al tesoro alla ricerca delle uova, del latte e degli altri ingredienti per la preparazione dei Muffin, aggiungendo qua e là nel carrello cose non previste ma che improvvisamente mi sembravano indispensabili da acquistare (lasagne già pronte, carne bio, spugna per lucidare le scarpe, …).

Smarcata la lista della spesa ci siamo diretti verso le casse con un carrello bello pienotto, non prima, però, di una breve sosta (senza acquisti!!!) all’angolo dei giocattoli.

Lorenzo ha dato un occhiata veloce (ma scrupolosa) a tutta la merce esposta come un esperto “scaffal manager” per concludere che, tutto sommato, non c’erano giochi da acquistare indispensabili per la sua sopravvivenza.

Siamo così giunti alle casse dove ho fatto la solita scommessa sulla “coda” che sarebbe stata più veloce: ho scelto quella di sinistra e ci siamo messi ad aspettare.

Proprio prima che arrivasse il nostro turno con la coda dell’occhio ho visto che dietro di me c’era un signore che non aveva neanche il carrello. Guardandolo bene ho appurato che aveva solo un cestino di acqua. Così gli ho chiesto se voleva passare davanti visto che avrebbe fatto presto e, ringraziandomi, ha accettato.

Dopo aver pagato l’acqua il signore ha salutato la cassiera e poi voltandosi verso di me mi ha salutato e ringraziato di nuovo.

Ho ricambiato il saluto e mi sono reso conto di come delle volte basta veramente poco per fare un piacere a qualcuno.

Poi siamo balzati in macchina con tre sacchetti di roba e ci siamo avviati a casa.

 

Grazie a Lorenzo, presenza saltellante ed entusiasta, e alle piccole accortezze verso persone sconosciute e incontrate casualmente sentivo che il mio umore era positivo.

Non che fossi arrabbiato prima di andare al supermercato, ma le pur brevi interazioni con le altre persone, i piccoli gesti di attenzione e la predisposizione “buona” anche verso i trascurabili contrattempi occorsi hanno fatto sì che anche la spesa a supermercato fosse diventata una piccola pratica per la felicità nel quotidiano.

Perché la felicità non è la vincita milionaria alla lotteria, ma i piccoli gesti di amore e di attenzione che possiamo avere giorno per giorno nel confronto dei nostri cari o delle persone che entrano in contatto con noi nella nostra vita.

Questa tesi è confermata anche in un libro che sto leggendo sulle emozioni (“Emozioni – La scienza del Sentimento”) dove si riportano studi che mostrano come la maggior parte delle persone che hanno vinto grandi somme non sono state rese molto felici grazie alle loro vincite.

Per la maggior parte dei vincitori l’euforia svanisce presto e si ritorna esattamente a come stavano prima della vincita: coloro che erano felici ritornano allo stesso grado di felicità, chi era depresso torna alla sua depressione.

Secondo “la banca dati della felicità” le cose che ci portano ad essere felici sono le cose che abbiamo sempre saputo: la salute, buoni amici e i buoni rapporti familiari.

Insomma, essere gentili con i familiari e le persone che incontriamo nelle nostre giornate dà un grande contributo alla nostra felicità quotidiana, ed è un obiettivo decisamente più ragionevole che riporre la propria felicità su un biglietto della lotteria o un “gratta e vinci”!

Alberto

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