Mamma, esiste Dio?

Ieri ero molto triste per delle vicende che sono accadute di recente, una volta quando ero triste scappavo…alzavo la posta in gioco, bruciavo un po’ di vita collezionando stimoli che non mi facessero sentire la tristezza. 

Ricordo quando avevo circa 18 anni, un sabato sera, i miei genitori hanno litigato, mio padre si è infuriato e ha rotto un piatto scaraventandolo a terra. Lui è una persona molto buona, ma la gestione delle emozioni non è mai stata il suo forte. Anche se urlava spesso, non aveva mai fatto un atto del genere. Per inciso i mei genitori sono ancora insieme e forse si amano più adesso di allora. Ricordo che ho preso il motorino e correndo sono andata al Calipso, era il bar dove ci si trovava con gli amici. Penso di aver bevuto 3 o 4 “ Montenegri” di fila, non so come è andata a finire la serata, se in discoteca, se in giro con le amiche per bar, o con qualche spasimante che ci provava e io dicevo di no per sentirmi forte. 

Ci sono stati tanti anni così. 

Quella serata poteva essere simile a tante altre, ma non ricordo la fine. Però ricordo quel piatto, e quei Montenegri nel bicchiere di vetro: il colore di quell’amaro era uguale a quello del piatto rotto. 

Sono passati 22 anni da allora e io sono praticamente un’altra persona. Non bevo, non rompo più il cuore degli uomini (forse qualche volta quello di mio marito ma vabbè, questa è un’altra storia), non vado in discoteca e nemmeno fuori con le amiche. Mi occupo dei bambini, scrivo, faccio conunselig e lavoro su di me più o meno ininterrottamente. 

E ora non scappo più, non scappo dalle persone nè dalle emozioni. A furia di immergerti nelle emozioni spiacevoli queste si trasformano, non fanno più paura, sono forti certo, ma ora sento che le posso sopportare. 

Ieri ho deciso di andare a salutare Dio. È da qualche tempo che mi sto riavvicinando alla parola Dio…per un po’ mi trovavo meglio a parlare di Amore Universale, ma non so perché ora sto  familiarizzando nuovamente con questo termine cristiano. Forse perché Lorenzo ogni tanto mi fa delle domande spirituali. Ieri per esempio, mentre lo stavo addormentando mi ha chiesto a bruciapelo: “Mamma esiste Dio?” 

Gli ho risposto un Sì secco, senza esitazioni. I miei genitori, quando ero bambina, mi dicevano di NO, tanto che io e mia sorella dubitavamo anche dell’esistenza del Pontefice: “Papà, ma ci esiste il Papa?” 

Non ho voluto dirgli che per me Dio è più che altro Amore Universale, di come anche la fisica quantistica ormai è in accordo con il potere della preghiera, con la connessione delle anime e con l’esistenza di un’energia cosmica d’Amore che sostiene il mondo… Gli ho detto semplicemente che esiste Dio, che è il padre di Gesù, ma che è anche il padre suo e mio e, quando perplesso mi ha detto che suo padre era Alberto, ho ribattuto che anche Gesù aveva un padre umano che era Giuseppe. Insomma sembrava abbastanza convinto e io in qualche modo me la sono cavata anche questa volta. 

Insomma ieri sono andata a trovare Dio. 

Per me Dio è lì, sopra alla spiaggetta di Castelvecchio, quando c’è il sole che si riflette sull’Adige e i gabbiani volano in cielo urlando di gioia. 

È il mio luogo sacro, il mio rifugio. Non sono scesa giù alla spiaggetta perché avevo Luce nel passeggino, così mi sono seduta su una panchina a sentire il sole sulla pelle… nonostante la mia sofferenza si stava bene. 

A un certo punto si è avvicinata una vecchietta e, con la scusa di conoscere la mia bambina, si è seduta vicino a noi e ha iniziato a chiacchierare.

Ecco Dio in quella signora novantenne che mi racconta della sua infanzia, del suo lavoro, della casa dove abitava da bambina, delle camminate sulla Marmolada negli anni 50, del disastro del Vajont, del fatto che era appena andata dal dentista e che ora vive con le suore perché non ha nessuno. “Zitella per vocazione” mi dice. Avevo proprio bisogno di una nonna oggi. A un certo punto si ferma e mi dice: “La annoio?”, “No, anzi mi fa piacere!” le rispondo. Allora prosegue, dice che viene spesso lì, com’è bello. Mi chiede come si chiama la mia bambina, “Luce”, le dico e mi aspetto il solito commento: “Lucia?!? – No, Luce. – Ah che nome strano, ecc. ecc.” Invece mi dice: “Luceeeeeee che bello…ma tu sei la Luce del tuo papà e della tua mamma!!” Luce la guarda a metà tra il sorridente e il perplesso, non è una che si scompone molto. Poi la signora mi saluta e mi dice di tenermi stretta la mia famiglia perché gli affetti sono la cosa più importante. Le chiedo il suo nome, e la ringrazio. Se ne va con il suo bastone e quel suo modo di fare dolce e rude al tempo stesso. 

Guardo l’acqua e il sole. Le persone che hanno vissuto la premorte parlano di un sole splendente che non acceca e un mare immenso, nell’Aldilà. Forse anch’io li ho già visti e la mia anima in qualche modo se li ricorda. Luce ha fame, tolgo il blocco dal freno e mi incammino verso casa, spero di rivederla quella Signora, penso.

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