ESSERE LUCE

Dicembre 22, 2018Felicità

Non aiuti nessuno se ti perdi nei mali del mondo. Quindi la sola domanda che ti devi porre quando ti senti arrabbiata o persa è: “Perché non mi amo? Come posso apprezzarmi di più?”

(Anita Moorjani) 

Ci può capitare nella vita di farci sopraffare dal dolore. 

Può essere un dolore nostro, o di qualcuno a cui vogliamo bene, di parenti o amici. 

Mi è capitato in passato di essere sopraffatta dal dolore, o perché rientravo in contatto con vecchie ferite, o perché sentivo su di me tutta la sofferenza del mondo: guerre, bambini denutriti o abbandonati, malattie, morte. Anche adesso qualche volta mi capita. Tempo fa giudicavo male chi non si lasciava toccare da queste cose, pensavo che chi non risuonava con quelle sofferenze era insensibile e superficiale. 

Poi qualcosa è cambiato, ho conosciuto il mio Sè transpersonale che mi chiedeva di far risplendere la mia Luce, ho conosciuto la gioia originaria dei bambini, e ho letto i libri di Anita Moorjani che mi hanno “illuminato”. Anita dopo aver patito tutte le sofferenze di una malattia terminale ha vissuto uno stato di premorte e poi è tornata nel nostro mondo per diffondere il messaggio spirituale dell’Aldilà. Queste sono le sue parole:

Quando sono venuta in questo mondo 

le uniche cose che sapevo erano amare, ridere

 e far splendere la mia luce.

Poi, crescendo, mi hanno detto di smettere di ridere.

“Prendi la vita sul serio”, dicevano,

“se vuoi farti strada.”

Così smisi di ridere.

La gente diceva: “Stai attenta a chi ami,

se non vuoi che il tuo cuore venga spezzato.”

Così smisi di amare.

Mi dicevano: “Non far splendere la tua luce 

perché attiri troppo l’attenzione”.

Così smisi di splendere 

e diventai piccola

e appassii

e morii

solo per apprendere, appena morta,

che tutto ciò che conta nella vita, 

è amare, ridere e far splendere la nostra luce!

Leggere i libri di Anita mi ha sollevato da un enorme peso: non dovevo essere infelice, anzi, il mondo spirituale mi vuole felice, ci vuole tutti felici. 

Mia nonna da lassù mi vuole felice. 

La cosa più utile che posso fare all’Universo è amarmi e essere felice. 

Solo se mi amo posso dare amore agli altri, posso aiutare gli altri, altrimenti farò loro un danno. 

Mal comune mezzo gaudio non è funzionale, ma purtroppo molto diffuso. Si pensa erroneamente che se stai male tu e io mi deprimo con te è un bene perché mi sento meno in colpa, mi sembra quasi di farti un favore. 

In realtà se io trovo la luce, la gioia e la serenità dentro di me posso darne un pezzetto anche a te. Se riconosciamo che il fine della nostra vita è splendere ed essere felici, saremo a cavallo e potremo essere di aiuto a tutti.

Ma il mondo è talmente intriso di sofferenza che come faccio a essere felice? 

Un altro aiuto per rispondere a questa domanda ce lo da Thich Nath Hanh. Il monaco zen da me tanto amato ci mette in guardia: tutti noi abbiamo dei semi di sofferenza dentro di noi, e le altre persone possono, spesso inavvertitamente, innaffiare questi semi facendoli germogliare. 

Ma i semi sono già dentro di me, l’altra persona non è causa della mia sofferenza, l’ha solo risvegliata e forse ha pensato che, facendo soffrire anche me si sarebbe sentita meglio, in realtà non ha fatto altro che diffondere più sofferenza. Io stesso più o meno inavvertitamente ho ferito molte volte altre persone. 

Così passo passo la sofferenza si diffonde nel mondo sempre più.

Come fare allora per essere felici e non soccombere alla catena della sofferenza?

Bisogna riconoscere le emozioni di rabbia e tristezza dentro di noi e prendercene cura. Se qualcuno mi ferisce devo innanzi tutto accogliere il mio dolore, capire dove ha origine e fare qualcosa per trasformarlo. Quando il dolore sarà stato trasformato potrò comunicare all’altra persona la mia sofferenza e potremo così chiarirci. Scoprirò che anche l’altra persona aveva una sofferenza e che, probabilmente, non voleva intenzionalmente farmi soffrire. 

Di recente ho capito che noi abbiamo sempre due scelte: quando qualcuno ci ferisce possiamo curare la sofferenza dentro di noi e interromperla, oppure possiamo scagliarla contro qualcun altro e farla così circolare. Se la scagliano contro qualcuno questa prima o poi ci tornerà indietro. 

Per vivere bene è importare ritornare al nostro nucleo centrale di amore incondizionato, dimorare lì per un po’, riposare lì per un po’. Se c’è della sofferenza non bisogna scappare da essa ma viverla con amore e compassione. 

Quando questa sarà passata è importare ritrovare la luce dentro e fuori di noi, e tenerla sempre in mente come una cometa da seguire. 

Seguire l’amore per noi e per gli altri è la strada giusta. Splendere senza sentirsi in colpa nè vergognarsi è la nostra missione.

Eleonora

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