SPARLARE DEGLI ALTRI


Uno dei passatempi più frequenti nei gruppi di amici e di conoscenti è quello di parlare male di altre persone che non sono presenti. 

Parlare alle spalle. 

Bene o male a tutti è capitato dai tempi delle elementari, se non prima, di parlare alle spalle di qualcuno e di essere vittima di chiacchiere altrui. 

Se sparli provi un sottile piacere e senso di superiorità, se vieni a sapere di qualcuno che ha parlato male di te ti senti profondamente ferito. 

Questa pratica nonostante semini sofferenza viene perpetuata in più o meno tutti i gruppi. 

E diciamo la verità, quante volte ci siamo trovati anche noi a farlo e soprattutto a divertirci nel farlo?

Nel mio lavoro di crescita personale mi sono trovata negli ultimi anni a desiderare molto di perdere questa abitudine, anche se ammetto che non è facile perché questa inclinazione è molto radicata in tutti noi. Ho cercato allora di carpire da dove ha origine questa abitudine umana e come fare per mettere un freno a una delle parti peggiori di me. 

Innanzi tutto c’è da dire che ognuno di noi ha un innato senso di inferiorità e un innato bisogno di prestigio. Quanto più il senso di inferiorità è grande tanto più c’è bisogno di primeggiare sugli altri. L’origine psicologia di ciò risiede nel fatto che noi tutti, da bambini, ci siamo sentiti schiacciati dai nostri genitori che potevano decidere per noi e molte volte non prendevano neppure in considerazione i nostri bisogni e i nostri desideri. Nasce quindi un nomale senso di inferiorità. Generalmente ogni persona però sente dentro questo senso di inferiorità, ma pensa che gli altri non ce l’abbiano, quindi prova invidia nei confronti di altre persone che all’apparenza ci sembrano più sicure. Ma anche gli altri in realtà non si sentono così sicuri. 

Siamo umani, siamo esseri imperfetti e feriti quindi vi assicuro che siamo tutti nella stessa barca.

È molto difficile per l’io accettare una posizione di inferiorità. Chi si sente inferiore ricorrerà alla “svalutazione dell’altro” in modo da mettersi in una posizione più elevata. Più è accanita la competizione, maggiori sono la gelosia e l’invidia, più cercheremo di svalutarci a vicenda.[…]

Ma la domanda giusta da farsi è “Perché dovrei disprezzare questa persona?” Il che significa: “Quale senso di inferiorità ho dentro di me, che mi debba far svalutare un altro per sopravvalutare me stesso?”

(Rollo May, L’arte del Counseling)

Le chiavi per uscire da questa abitudini malsane secondo me sono tre:

  1. Non condanniamo la nostra parte piccola che ama sparlare: è una parte insicura che ha bisogno di affetto, accettiamola anche con un po’ di ironia.
  2. Rendiamoci conto che nessuno è perfetto: tutti hanno pregi e difetti, noi per primi! Evitiamo quindi di focalizzarci sul peggio degli altri. Perdonare il peggio degli altri è giusto come è giusto perdonare il peggio di noi.
  3. Facciamo appello al nostro Sè transpersonale, alla parte migliore di noi. Tutti abbiamo dentro una parte saggia e evoluta che vuole amare e farsi amare, che non ama fare male agli altri, ma vorrebbe solo fare del bene.

Quando ci troviamo a essere tirati dentro, da altri, nello sparlare, non giudichiamo con cattiveria chi sparla, guardiamolo con indulgenza come un bambino ferito che si sente piccolo e magari diamogli ascolto per vedere se possiamo cogliere dietro alle sue parole una sofferenza.

 Capire che dietro a questa abitudine c’è un malessere ci può aiutare a accogliere senza giudicare. Può essere anche utile dire: “Sì certo Tizio/a ha effettivamente tanti difetti e sofferenze ma a me di lui/lei piace questo…”. Ricordare all’altro che tutti abbiamo punti di forza e punti di debolezza può essere utile.

Quando vediamo che questa tendenza allo sparlare si riattiva in noi cechiamo di volerci più bene, a tranquillizzarci che andiamo bene così, che non abbiamo bisogno di affossare nessuno per sentirci più forti, che non dobbiamo sentirci minacciati. Mettiamo anche noi stessi in contatto con le nostre risorse. Se ci amiamo e sentiamo di valere sarà più facile provare empatia per le altre persone con tutte le loro difficoltà.

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