ESSERE INVISIBILE

Da bambina guardavo “Piccoli fan”, un programma degli anni ‘80 in cui i bambini si esibivano a cantare davanti al pubblico. Nonostante mio padre dicesse che era un programma “spazzatura” e che quei poveri bambini sembravano “scimmie ammaestrate”, io desideravo un giorno essere lì sul palco. Oppure, in alternativa, mi sarebbe piaciuto fare l’attrice delle pubblicità. A 18 anni ho fatto una comparsata nel videoclip di Vasco “Siamo soli”, ero bionda, magra e carina, ma nessuno mi ha mai scritturato per un film. A 24 anni, finta la scuola del cinema, ho lavorato in Rai per l’Isola dei famosi, ho conosciuto un sacco di Vip, ma poi ho capito che il mondo della tv non era fatto per me, nemmeno dietro le quinte. 

Allora ho studiato regia, e ho girato cortometraggi e documentari, ora sognavo di diventare “una regista famosa”. Quando avevo 28 anni ho vinto un primo premio con Lisbonsensible, un mediometraggio musicale che parlava di una ragazza in piena crisi esistenziale. Poi ho girato tanti video più o meno interessanti, ho scritto una bella sceneggiatura che è ancora in un cassetto. 

A 33 anni mi sono sposata e quando avevo 35 anni è nato Lorenzo, sono diventata Counselor, e quattro anni dopo è nata Luce. Ho iniziato la mia attività di Counselling legata al libro che ho scritto per favorire la gravidanza. Alcune donne sono rimaste incinte naturalmente: l’ultima aveva 42 anni e una decina d’anni di tentativi alle spalle. Ce l’abbiamo fatta! Lei è rimasta incinta, io però non sono diventata famosa. 

Ho sempre pensato che prima o poi avrei sfondato… forse era un desiderio di riscatto per essere stata, da piccola, una bambina molto buona e piuttosto invisibile. 

Volevo essere vista. Volevo lasciare un segno. 

Ultimamente però mi sono trovata a pensare che forse non avrei mai più girato film, e che magari il mio libro non sarebbe mai diventato un bestseller, e che, anche se ho aiutato solo una decina di donne a rimanere incinte (e non un centinaio o un milione), va già bene, cioè a loro la vita è già cambiata sicuramente.

Magari la mia vita è così, fatta di piccole cose, di passeggiate lungo l’Adige, di bagni nella vasca grande insieme ai miei bambini, di qualche serata perfetta con gli amici, di piccoli appunti scritti in questo blog che chissà poi chi leggerà, di guardare i tramonti sul lago, di litigate con mio marito e di serate invece perfette a contemplare le stelle. 

Ho avuto questa intuizione in cui forse il senso della vita non è diventare qualcuno, ma accettare di non essere nessuno. 

Da poco abbiamo cambiato casa per cui ho sospeso per un mesetto il lavoro per cercare di starci dentro tra scatoloni, lavori, bambini, idraulici e elettricisti. Non ho più scritto post, non sono andata avanti con il mio libro, non ho fatto consulenze. Mi sono detta pazienza, riprenderò quando sarà possibile, quando avrò qualcosa da dire, quando Luce andrà all’asilo… 

Non è sempre facile accettare di non essere nessuno… accettare di non essere nessuno ti avvicina un po’ alla morte, perché ti sembra di non lasciare nessun segno. È una sensazione strana: da una parte senti di apprendere una lezione di umiltà, dall’altra è anche una liberazione, il “non dover essere”. 

La teologa Antonietta Potente ha da poco tenuto un corso su questa necessità di “essere invisibili”, di imparare a farsi in disparte, a non voler primeggiare a tutti i costi. Penso però che diventare invisibili non voglia dire abbruttirsi e deprimersi, tutt’altro, vuole dire essere grati per quello che si ha e soprattutto per quello che si è. Amarsi nonostante i difetti, ma accogliendo e valorizzando i nostri pregi. Se ti liberi del “dover essere” ti puoi trovare a essere molto felice semplicemente in presenza di persone care, o mentre gusti del buon cibo e un bicchiere di ripasso, mentre senti il sole sulla pelle in una mattina di gennaio, o quando balli “a pazza gioia” con con una bambina di due anni. 

L’altro giorno mi sono soffermata sul testo di una canzone di Elisa dal titolo “Vivere tutte le vite” e in particolare su questi versi:

E non voglio vivere tutte le vite

Vedere ogni posto nel mondo

Fingere tutte le volte

Esser sempre forte

Uscirne senza graffi sulla pelle

Vedere ogni limite farsi più sottile

Sempre più deboli le mie paure

Non lasciarmi sfuggire neanche una foglia che si muove…

È proprio quello che avevo in mente mentre mi passavano in testa queste idee: se rinunci a voler fare per forza tutte le esperienze, se decidi che anche se non viaggi è lo stesso, se accogli la tua normalità, la tua banalità… ecco allora le tue paure si affievoliscono, ti accetti così come sei e puoi finalmente godere del presente, della quotidianità, puoi godere anche… di una foglia che cade.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *