IO SONO CATTIVA!

L’altro giorno stavo facendo una consulenza con una mia cliente: le stavo facendo notare come lei ha un cuore grande, per tutta una serie di circostanze che mi stava raccontando. Lei è rimasta stupita, e mi ha detto: “Davvero lo pensi? Io penso di essere cattiva!” . 

Questa frase mi è rimasta impressa per parecchi giorni, e ho pensato, che anch’io, del resto, spesso mi sento “cattiva”. Sono cattiva quando sgrido i miei bambini, quando litigo con mio marito, se non telefono abbastanza spesso o faccio vista ai miei genitori, se penso soprattutto a me e ai miei problemi, se non mi occupo delle mie amiche o di mia sorella, ecc ecc. 

A pensarci bene quasi tutti noi, da bambini, abbiamo subìto dei ricatti più o meno inconsci: o facevamo i bravi, o rispondevamo ai bisogni dei nostri genitori, o imparavamo a mette da parte i nostri di  bisogni…o, o…, o… oppure eravamo “cattivi”. 

Cattivo è proprio un termine che usa un bambino.

In realtà, se andiamo a guardare bene in profondità, il ricatto significava abdicare alla nostra vera natura di bambini per diventare dei piccoli ometti, o donnine, responsabili (prima del tempo) altrimenti saremmo stati definiti “cattivi”. 

Per quanto ci siamo adeguati ai desideri dei nostri genitori, perdendo magari le parti di noi più autentiche, più giustamente bisognose e più vere, dentro di noi abbiamo interiorizzato comunque quel pensiero che eravamo comunque cattivi, e cioè inadeguati, insomma non eravamo perfetti come “avremmo dovuto”. 

Quasi tutti noi viviamo con un costante senso di inadeguatezza, magari questo senso è rimosso e non lo volgiamo ammettere, allora facciamo ancora più sforzi per sentirci perfetti, più responsabili, più buoni, più magri, più belli, con meno rughe, con labbra più carnose e tette più grosse. Ma il senso di inadeguatezza rimane, nonostante facciamo di tutto per raggiungere la famigerata “perfezione”.

Il fatto è che un bambino non è perfetto, o forse è perfetto nella sua imperfezione, con i suoi pianti, i suoi capricci, con le litigate con il fratello, con la sua poca voglia di fare i compiti (per non parlare delle lezioni virtuali!). 

Ma potremmo dire lo stesso per noi: non siamo mamme o mogli perfette, o padri e mariti perfetti perché, per quanto ce la mettiamo tutta a fare del nostro meglio, combiniamo un sacco di pasticci. 

E allora come fare? Penso che il primo passo sia amare la nostra imperfezione, la nostra “cattiveria”, la nostra pancia non piatta, i nostri capelli bianchi, la nostra poca pazienza, le nostre paure. 

Gli esseri umani non sono perfetti, è la nostra condizione che lo vogliamo o no. 

Oppure siamo “perfetti nella nostra imperfezione” come lo sono i nostri figli, perché se loro non hanno colpe per le loro imperfezioni, non le abbiamo nemmeno noi, perché anche noi, a nostra volta, siamo stati trattati male e siamo stati bambini feriti.

Solo amando le nostre imperfezioni possiamo migliorare, se ci continuiamo a dare addosso saremo sempre più insoddisfatti di noi e di conseguenza più “cattivi”.

Qualcuno magari vorrebbe sapere come fare ad amare le nostre imperfezioni… Io penso che una parte profonda di noi ci ama proprio in modo incondizionato così come siamo, si può provare a contattarla con una meditazione o con delle preghiere, una parte profonda e divina che vive in noi (ecco lei è perfetta e ci ama)  se interpellata, ci può aiutare a fare le scelte nella direzione dell’amore, ci può consolare quando siamo tristi e disperati.  Per trovarla ci vuole un po’ di quiete, uno stato di rilassamento, un respiro addominale… poi possiamo proave a parlare con Lei.

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