SGUARDI DI ANIME

Giugno 6, 2020Felicità


 L’altra notte stavo malissimo: dopo giorni di fastidi allo stomaco e bruciori il mio medico mi aveva detto che probabilmente mi dovevo operare di calcoli alla cistifellea. Così, nella mia notte insonne, lo stress aumentava il male e la mia parte ipocondriaca pensava di avere già in atto una pancreatite. A un certo punto verso le 5 del mattino consulto la App del pronto soccorso ( una trovata geniale) e vedo che non ci sono pazienti in coda, mi dico perché aspettare le 8 tanto non dormo, vado adesso mi faccio fare le analisi e mal che vada mi terranno dentro, l’importante che mi curino in qualche modo. Sveglio Alberto e gli dico che prendo un taxi e vado. Ovviamente da quando ci sono i bambini non puoi più essere tu la priorità e quindi già sapevo che non mi avrebbe potuto portare lui, in più, mi sono detta, con la nuove norme Covid non lo avrebbero nemmeno fatto entrare. Così pallida come un fantasma mi sono messa un paio di adidas, una giacca sopra alla tuta e sono andata.
Con il codice bianco che mi hanno dato, anche se non c’era nessuno, ho aspettato un’ora e mezza durante la quale mi sono “messaggiata” con un paio di genitori medici, che conosco grazie all’asilo di mio figlio, e anche se non potevano fare molto mi hanno dato un adorabile conforto (Grazie!).
Dopo un’ora, sempre più debole e malandata (riesco a mangiare poco niente da una settimana) mi alzo per chiedere informazioni alla signorina della reception per capire se c’era speranza di entrare, lei, con disprezzo, mi ha detto che rispondere a questa domanda era come tirare i numeri al Lotto perché se arrivavano delle urgenze ovviamente sarebbero passate davanti. Mi allontano sconsolata, indecisa se recarmi a un altro Pronto Soccorso della provincia, quando a un certo punto i miei occhi grandi verdi e lucidi da cane abbandonato, incrociano quelli del guardiano in divisa che sotto alla mascherina fa un sorriso, e mi dice: “ Ho sentito, che ha chiesto quanto ci vorrà….” io gli rispondo (come se fosse un papà, o uno zio buono): “Mi hanno dato il codice bianco, ma io sto malissimo.” Lui mi ha guardato con tenerezza infinita e mi ha tranquillizzato: “ Vedrai che tra poco ti fanno entrare!” Lo ringrazio e mi siedo. Esce una signora sull’ottantina, le chiedo se ha finito o se deve ancora entrare, mi dice che ha finito, era stata lì anche la notte per delle coliche addominali, mi dice che il suo medico è stato molto bravo e attento. Chiacchieriamo un po’, anche lei è simpatica, ha un’aria così serena… amo le nonne. Poi finalmente mi fanno entrare. Esami, vista, mi fanno una medicina in vena e, dopo sei ore scopro che il mio problema è una brutta gastrite, che il mio medico di base aveva in parte cannato la diagnosi, che soprattutto non dovevo operarmi! Devo però bombarmi di medicine, e, in questo caso, non posso solo fare dieta e naturopatia, altrimenti non mi passa. Durante le sei ore di attesa ho chiacchierato con un muratore calabrese che aveva male al petto. Mi ha chiesto se ero sposata, gli ho risposto di sí… lui mi ha detto, un pò deluso, che pensava di no, perché non avevo la fede. Gli ho raccontato che la notte tolgo gli anelli e alle cinque del mattino non ho pensato a rimetterli prima di recarmi al pronto soccorso. Poi, un’altra infermiera bionda che avrà avuto circa vent’anni mi ha sorriso con il cuore e si è preoccupata del fatto che avevo l’aghetto della flebo nel braccio da sei ore. Poco dopo sono tornata a casa distrutta, ma felice di non avere nulla di grave, e di avere delle medicine per curarmi (in certi casi bisogna proprio ringraziare la medicina allopatica e pure le case farmaceutiche!).
 
Questa esperienza mi è rimasta nel cuore, soprattutto lo sguardo di quel guardiano con la divisa, di cui non so il nome: il nostro è stato un incontro di anime. Un’anima senza filtri (la mia) chiede aiuto e un’anima in quel momento più forte (la sua) risponde.
Questi incontri sono quelli che danno il senso alla vita.
E ho pensato a quel video che ho fatto qualche anno fa sulla canzone di Lorenza Berni “Occhi senza tempo” e alle parole di Alberto Alberti, psichiatra e allievo di Roberto Assagioli:
 
Ascoltando la stupenda canzone di Lorenza Berni “Occhi senza tempo” appare chiaro che le uniche cose che contano sono gli incontri commossi tra gli esseri umani, in cui le anime si manifestano, si vedono e si riconoscono; e i cuori si parlano mediante l’antico e universale linguaggio del sentimento.
 
L’ansia di ricerca dell’uomo, il suo errare, i suoi interrogativi trovano il loro approdo in questo conversare delle anime, che si ha l’impressione avvenga sotto lo sguardo di un soggetto cosmico, ravvisabile in un sentimento di dolcezza e bontà infinita, una “grande madre”, una humilitas, che accoglie, preserva e custodisce in sé la fragilità della condizione umana”.

 
(Amore e libertà, il Sè tra noi – Alberto Alberti)

Se vuoi vedere il video eccolo qui:

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