LA NOSTRA IMMAGINE ÀNCORA

Gennaio 15, 2021Eleonora Ievolella, Felicità

Oggi ero piuttosto giù, in realtà è un periodo in cui alterno momenti buoni e momenti difficili un po’ come fossi sulle montagne russe. 

Oggi era giornata no e sono uscita a fare due passi lungo l’Adige.

Oggi sono 13 anni che è morta mia nonna, non che fossi triste per quello, però diciamo che se lei ci fosse ancora sarei meno triste, oppure nei momenti in cui sono triste avere mia nonna  mi farebbe sentire amata, ecco.

Mentre passeggiavo ho chiamato la Donatella, l’educatrice della ludoteca del parcogiochi che ho conosciuto quando Lorenzo era piccolo e che ho continuato a frequentare anche con Luce, quindi sono circa 6 anni che la conosco. La “Doni” è per me come una mamma buona, un’amica, una maestra, una sorella… Abbiamo chiacchierato del più e del meno, di questo periodo così difficile per tanti aspetti, della Ludoteca che è chiusa in ristrutturazione, della mia gattina nuova, ecc. ecc. Poi a un certo punto mi ha detto: 

“Sai che quando penso a te mi viene un’immagine: tu alla fontana dell’Arsenale che ridi dietro al tuo capello di paglia e i bambini che giocano felici, c’è il sole e tutto splende!” 

Mi sono commossa. 

Niente di più lontano da me oggi che cammino da sola nel freddo, grigio e inquinato gennaio di pandemia. 

Ho pensato a quella bella immagine e a quei momenti felici, a quei periodi “buoni” in cui mi sono effettivamente goduta la vita. Allora ho raccontato alla Doni che mio zio al mio matrimonio, quando era il momento dei discorsi dei parenti e amici, ha raccontato un ricordo/sogno: eravamo al mare, io avevo 9 anni, e giocavo a quanti secondi riuscivo a stare in piedi sul materassino: 10 secondi e poi pluff finivo in acqua, poi mi tiravo su e riprovavo: 12 secondi e pluff, 13… e così via: ogni volta cadevo e risalivo e ridevo ridevo e lui mi guardava e partecipava felice ai miei record. Mio zio ha raccontato che quell’immagine per lui è stata sempre l’emblema della gioia di vivere. Ogni volta che rivedo il suo intervento al matrimonio piango (cosa che non faccio quasi mai). Poi mi è venuto in mente l’appellativo che mi dava Marco, un mio amico di Milano ai tempi del teatro, che mi chiamava “Il piccolo sole”. Queste immagini sono state importanti per me oggi perché mi hanno aiutato a disidentificarmi dalla tristezza, a ricordarmi che ho “anche” una parte così, anzi che la mia vera natura è così, la mia parte più profonda quella allineata con il Sè.. lei è nella gioia. Certe immagini possono diventare delle “immagini àncora” che ti aiutano a rimanere fermo nei momenti bui, quando le emozioni di ti sballottano di qua e di là. 

La Doni oggi mi ha regalato questa immagine àncora e, siccome le dico spesso che lei mi ricorda mia nonna, mi sono chiesta se non fosse stata proprio mia nonna da lassù a mandare questa immagine alla Doni affinché oggi lei me la regalasse e mi facesse sentire meno sola. 

Quando sono tornata a casa ho guardato i miei bambini con occhi diversi, li ho visiti nella luce della fontana di luglio. Mi sono trovata a essere più paziente e amorevole, a consolarli nelle loro crisi serali anziché sgridarli. Poi, mente addormentavo Luce, la mia bimba di tre anni, ho chiuso gli occhi e ho immaginato della Luce che proveniva dall’alto che mi inondava, guarnendo le mie ferite antiche. 

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