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LASCIARE ANDARE LA NEGATIVITÀ

Qualche anno fa ho letto il libro “Il male come trasformarlo”, di Eva Pierrakos. 

Questo libro mi ha colpito molto anche se diversi concetti facevo fatica a capirli, forse perché mi destabilizzarono un po’. Uno di questi concetti affermava che tutti noi abbiamo un sottile piacere a vivere nella negatività e nella sofferenza.

 Il male affascina. 

Mi sembrava impossibile che ci fosse in me, e in tutti noi, il desiderio di andare verso il male e verso la sofferenza.

In realtà basta pensare ai film thriller, a quelli dell’orrore, alle notizie di cronaca.

 La gente ama crogiolarsi in questo tipo di negatività. 

Ma senza parlare del vouyerismo dei media e dei social possiamo osservarci nella quotidianità: spesso ci ritroviamo a parlare di drammi, malattie, oppure ci divertiamo a sparlare di persone che conosciamo, parenti e amici. C’è un sottile piacere che si prova a spettegolare. Può essere anche che, per orgoglio, rimaniamo offesi con qualcuno per anni, oppure ci piace trovare un capro espiatorio su cui riversare le nostre angosce. 

Il male ha un forte potere attrattivo che però se perpetuato non aiuta la trasformazione interiore verso il bene.

Se siamo attratti dal male e gli diamo la possibilità di crescer e dilagare dentro di noi finiremmo per vivere sempre più una vita infelice caratterizzata dall’angoscia e dalla sofferenza.

Il maestro zen Thich Nhat Hanh afferma che in noi sono presenti i semi della sofferenza: se non fossero presenti in noi tristezza, rabbia, orgoglio, desiderio di vendetta, non risuoneremmo con questo o quel fatto, e non staremmo male quando qualcuno ci ferisce. 

Per riuscire a vivere una vita felice e pacifica occorre riconoscere sia la presenza di questi semi, sia le situazioni o le persone che volontariamente o involontariamente li annaffiano e li fanno crescere. Dovremo inoltre essere bravi a non annaffiarli noi stessi, ma innaffiare al contrario dentro di noi i semi della gioia, della pace, dell’amore, della compassione. 

Smettere di innaffiare i semi della sofferenza non significa non soffrire o fare finta che tutto vada bene quando non è così. Significa accogliere in modo amorevole la nostra sofferenza, prendersene cura con dolcezza, ma poi cercare di volgere l’attenzione a ciò che di bello abbiamo nella nostra vita: essere grati per ciò che funziona, per la bellezza che ci circonda per l’amore che possiamo trovare intorno a noi. 

Se sto male mi curo, mi prendo cura di me e del mio dolore, ma devo stare attento a non finire nel vittimismo e nella autocommiserazione. 

Rimanere attaccati alla negatività inoltre non fa altro che perpetuarla nella nostra vita. 

Molto di ciò che accade dipende dalle vibrazioni energetiche che emano. Se sono triste, depresso, arrabbiato la mia energia è bassa e sarà più facile ammalarmi, sentirmi stanco e svogliato. Al contrario se la mia energia è alta tutto inizierà a girare per il verso giusto. 

Può essere utile fare un elenco di ciò che mi scarica e di ciò che mi carica in modo da sapere cosa fare quando qualcosa va storto per prendermi cura di me. 

Nel mio caso ad esempio:

Mi scarica…

Stare attaccata al cellulare 

Leggere notizie negative 

Frequentare persone che si lamentano senza prendere in mano la propria vita

Litigare

Stare troppo chiusa in casa

Mangiare troppi dolci e cibi spazzatura

Sparlare di qualcuno 

Mi carica…

Dormire

Passeggiare nella natura

Fare il bagno al lago o al mare

Giocare con i bambini

Aiutare qualcuno 

Fare video 

Scrivere

Disegnare

Fare una cena romantica 

Mangiare frutta e verdura e cereali

Sistemare la casa 

Progettare cose belle

Fare l’amore

Vedere gli amici e ridere 

Fare attività fisica 

Farmi fare massaggi ayurvedici

Certe volte la nostra energia è così bassa che fare anche solo una delle cose che mi ricaricano è difficile. Bisogna allora stendersi sul letto, respirare lentamente e abbracciarsi, mandarsi amore, sentire che questo abbraccio di amore ci rigenera nel profondo. 

E poi, una volta fatto ciò chiedersi: “Cosa mi farebbe bene adesso?” E poi agire per cambiare prima di tutto noi stessi!

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MAMMA, SEI BELLISSIMA (….anche quando scleri!)

L’altra sera stavo litigando con Alberto. 

Dopo dei mesi piuttosto sereni sono cominciati tre quattro giorni di fuoco in cui si sono riattivate vecchie ferite e il clima in casa non era dei migliori. 

Eravamo in cucina che discutevamo animatamente mentre Lorenzo (quasi sei anni) era in sala a guardare i cartoni e Luce (1 anno e mezzo) un po’ giocava un po’ urlava e chiedeva attenzione. 

A un certo punto è arrivato Lorenzo che, per interrompere il litigio, aveva spento i cartoni e, con un pretesto, ha iniziato a raccontare a suo padre qualche aneddoto dell’asilo. Dopo essere stato ascoltato per alcuni minuti il litigio tra me e Alberto è ripreso. Lorenzo se n’è andato affranto a lavarsi i denti: l’aneddoto dell’asilo non aveva funzionato. 

In realtà, in qualche modo era servito a farci capire che era il caso di darci un taglio, anche se lo “scontro” avrebbe richiesto molto più tempo. 

Mentre con fare nervoso mi stavo mettendo il pigiama, Lorenzo mi è venuto vicino e mi ha detto: “Mamma sei bellissima!” 

L’ho guardato stupita, in realtà quando sono nella rabbia non sono il massimo dello splendore, ma poi ho capito. Cercava di rabbonirmi. L’ho abbracciato ridendo e gli ho detto che se io e il papà litighiamo lui non c’entra proprio niente, sono cose tra me e suo padre e basta. Lorenzo si è messo a ridere sollevato, e poi anche Alberto ha voluto sapere che cosa era riuscito a dire magicamente Lorenzo per modificare il mio umore. 

Al di là del dispiacere e del senso di colpa che mi viene quando i bambini assistono a delle litigate ho comunque riflettuto molto su quest’episodio. 

Non so come, ma Lorenzo ha ancora una volta toccato il punto: ha capito molto più lui di me e di suo padre messi insieme. 

“Mamma sei bellissima” racchiude tutto il senso di un litigio tra marito e moglie.

 Si litiga perché non ci si sente amati e riconosciuti.

 In genere le donne non si sentono mai abbastanza belle e amate e gli uomini non si sentono abbastanza bravi e riconosciuti.

Se in cuor nostro ci sentissimo amati, belli e degni di valore probabilmente non litigheremmo. Provate a pensare all’ultimo litigio o incomprensione che avere avuto in famiglia o sul lavoro…sicuramente non vi siete sentiti amati o riconosciuti, tutto lì. 

 Lorenzo con due parole mi ha insegnato che se litigo è perché mi sento ferita, se attacco Alberto è perché vorrei sentirmi bellissima, vorrei sentirmi amata, e invece mi sento uno straccio. 

Cosa posso fare allora per usciere da questa situazione? 

La cosa migliore è riconoscere che nel mio cuore vivono ancora antiche ferite. 

Dovrei cercare di darmi io per prima quell’amore che non sento arrivare da fuori. 

Fondamentale è poi contattare il mio Sè, la parte divina che vive in tutti noi, che mi ama comunque anche se non sono perfetta e se faccio degli errori.

“Insistere sull’imperfezione preclude la crescita. Accettare la tua imperfezione come parte della tua umanità è crescere. Se tu puoi amare la parte di te che tu pensi sia imperfetta, questo può diventare un momento di trasformazione.”

Queste parole del caro Massimo Rosselli ci sono di conforto. Se accetto ogni parte di me posso veramente trasformarla e diventare  davvero “bellissima”.

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FARE LA SCELTA GIUSTA

“Quando ti trovi davanti ad una decisione importante, lancia una moneta. Quando la moneta è in aria, saprai immediatamente cosa desideri.”

Bob Marley

Gran parte dei problemi della nostra vita dipendono da scelte. 

La vita è fatta di scelte. 

Partiamo dalle banali scelte del tipo “cosa mi metto al mattino”, a scelte più impegnative come decidere se stare o meno con un partner, in che scuola iscrivere nostro figlio, se comprare casa o restare in affitto, che cura intraprendere se siamo malati o a che medico rivolgersi, che studi fare all’Università ecc. ecc. 

Se “cosa ci mettiamo al mattino” non cambierà di molto la nostra vita (a parte forse prenderci un raffreddore se fuori fa freddo e siamo poco coperti), le altre scelte possono influire moltissimo sul nostro futuro. Una scelta di pochi secondi influenzerà i nostri anni a venire. 

C’è chi affronta sicuro le scelte della vita e è chi eternamente indeciso e cambia opinione in continuazione. 

Tutti noi in un certo qual modo vorremmo delegare gli altri: chiedere a loro di fare la scelta giusta per noi, ma in questo modo finiremmo per mettere la nostra vita nelle loro mani. 

Come si può allora “fare la scelta giusta”?

Perché è così difficile prendere delle decisioni?

Spesso prendere delle decisioni è difficile perché noi non siamo esseri “unitari”, ma siamo molteplici: dentro di noi convivono tante parti diverse che spesso sono il lotta tra loro. E se per esempio la mia parte perfettina vuole per mio figlio la scuola migliore che però dista 40 minuti di macchina, la mia parte pigra lo vuole iscrivere dietro casa.

Quale delle due avrà la meglio? E soprattutto, quale parte è giusto seguire?

C’è una buona notizia: una parte profonda di noi ha tutte le riposte giuste, è il nostro Sè transpersonale, la nostra parte divina, la nostra anima, la nostra parte saggia, intuitiva o come la vogliamo chiamare. 

Contattare questa parte ci permette di fare le scelte giuste senza delegare ad altri la decisione. Delegare ad altri significa perdere potere.

Ma come si fa a capire se la scelta che pensiamo di fare è quella del “Sè” o di una nostra “subpersonalità” qualsiasi?

Ci sono diversi modi che ci aiutano a metterci in ascolto del Sè: 

  • Innanzitutto dobbiamo essere in uno stato di quiete, non dobbiamo essere nella rabbia, nell’esaltazione o nella tristezza. Cerchiamo quindi di rimandare la scelta se le emozioni che stiamo vivendo sono molto forti.
  • Fare una passeggiata nella Natura ci può aiutare a entrare in uno stato di quiete.
  • Può essere utile scrivere tre pagine di getto a flusso di pensiero e poi rileggerle e vedere cosa è emerso.
  • Se siamo avvezzi a fare meditazione può essere un buona scelta per liberare la mente e lasciare che l’intuizione si manifesti e ci indichi la via giusta.
  • In ultimo la cosa più importante da fare è ascoltare il nostro corpo: ciò che non fa per noi ci butta giù, ci toglie energia, ci rende tristi e ansiosi. Ciò che fa per noi ci dà gioia, felicità, ci fa sentire bene. Possiamo immaginare le situazioni diverse e ascoltare come il nostro corpo reagisce: se la reazione è un incremento di energia interiore quella è la scelta giusta per noi, se sentiamo una risposta debole stiamo perdendo potere e la scelta non è quella giusta. 

Facciamo alcuni esempi. Devo scegliere la scuola dove iscrivere mio figlio: da una parte può essere utile chiedere pareri, leggere recensioni online, informarsi, ma sarà fondamentale recarsi sul posto e sentire come mi fa sentire quel luogo. Esco di lì carica o scarica? Sento che l’ambiente, le maestre, la struttura mi hanno fatto sentire bene? Avevo voglia di scappare o di restare ancora un po’? Visiterò tre quattro scuole facendo attenzione al mio sentire. Una volta a casa posso anche far passare qualche giorno e nel ricordo ascoltare ciò che mi da più gioia.

Nel caso in cui la scelta sia di un medico (sia che sia un medico che vedrò una volta all’anno per un controllo sia che sia per curarmi una malattia contingente) devo assolutamente sentirmi a mio agio con questa persona, devo avere al sensazione che sia onesto e di cuore, devo sentirmi accolta… altrimenti sarà meglio cambiare.

Ascoltarsi è fondamentale.

 Non bisogna fidarsi degli altri, ma di noi stessi, perché ognuno di noi è diverso e ciò che va bene per me non è detto che vada bene per te. 

Volersi bene è anche, e sopratutto, rispettare la nostra parte più profonda e seguire quanto più possibile la strada che ha da indicarci. 

Il metro per seguire la nostra parte più profonda è sempre la serenità, la forza, la gioia.

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I PRIMI OSTACOLI ALLA MEDITAZIONE

E’ inutile: appena si inizia una nuova attività subito sorgono i primi ostacoli che sembrano nati proprio per boicottare il raggiungimento dei nostri obiettivi.

A me capita, ad esempio, appena inizio a meditare: subito si materializzano dal nulla un insieme di ostacoli “esterni” e “interni” che cercano di distrarmi dal mio obiettivo.

In questo periodo sto meditando prestando attenzione al respiro ed alle sensazioni del corpo. Lo faccio la sera quando i bambini sono a letto che dormono e in casa c’è un po’ più di tranquillità. Ciononostante qualche ostacolo si presenta lo stesso.

Vediamone alcuni insieme.

Ostacoli esterni:

1.       GLI ANIMALI DOMESTICI

Chi ha animali domestici scopre immediatamente che questi non vedono l’ora di trovarci seduti per terra nella posizione del loto per venire a prendersi un po’ di coccole. Io ho un gatto che comincia a strufugnarsi sulle mani appoggiate alle ginocchia aspettando che queste gli facciano qualche grattino o carezza. Se anche voi avete questo problema, il mio suggerimento NON è quello di chiudere fuori gli animali, ma di approfittare di questo primo ostacolo per allenarvi: se rimarrete immobili l’animale capirà che in quel momento siete poco inclini a coccole e si accuccerà sonnacchioso vicino a voi senza più disturbavi (la pace che state sviluppando contagerà anche lui) e voi avrete raggiunto un primo livello di autocontrollo!

2.       LA POSIZIONE SCOMODA

“Com’è scomodo stare seduti a meditare! Se solo avessi un cuscino, se potessi appoggiare la schiena, se potessi stendere le gambe…”.

Quando si medita ci si può mettere comodi, come ad esempio sedendosi su un cuscino, ma anche così facendo dopo un po’ ci sentiremo di nuovo scomodi e ci verrà da cambiare posizione. Per carità, se stiamo veramente male possiamo muoverci, ma continuare a cambiare posizione non ci aiuta. Se invece manteniamo la posizione corretta (la posizione del loto) pian piano scopriremo che, anche se all’inizio sembra dura, poi è quella in cui staremo più comodi e per più tempo. In sintesi si tratta di cercare di tenere la schiena dritta, raddrizzandola un po’ per volta, rilassare le spalle e raddirizzare anche il collo tenendo il mento verso il petto. Per quanto questa postura ci sembri scomoda a lungo andare scopriremo che è la migliore sia per meditare che per stare seduti sulla sedia durante la giornata!

Ostacoli interni:

1.       MA QUANTO TEMPO E’ PASSATO?

Stare fermi anche 5 minuti a meditare non è per nulla semplice. Impostiamo il timer, ci mettiamo seduti comodi, chiudiamo gli occhi ma dopo pochissimi minuti cominciamo a domandarci: “Ma quanto manca ancora al trillo del timer?!?”.

Siamo così “reattivi” durante il giorno, così abituati a correre da una parte all’altra senza sosta, che fermarci per 5 minuti ci sembra quasi “un’offesa” verso tutte le 1.000 cose abbiamo ancora da fare. Quando ci domandiamo “Quanto manca?!?” possiamo ricordarci che ci stiamo prendendo un momento per noi stessi e proseguire con la meditazione, ritornando al corpo, tanto prima o poi il timer suonerà e potremo tornare alla nostra routine!

2.       LA MENTE CHIACCHERONA

Un altro ostacolo “interno” è la nostra mente, che anziché fare quello che le abbiamo chiesto, ossia mettersi in ascolto delle sensazioni del nostro corpo e del respiro, comincia a parlarci ininterrottamente delle cose da fare, delle cose che ci sono successe durante il giorno o il giorno prima, e delle preoccupazioni che abbiamo per il futuro. Tutti i pensieri che arrivano ci sembrano importanti e “della massima priorità”.

Sicuramente i pensieri che abbiamo sono importanti per noi e per le nostre vite, ma concentrarci su questi mentre stiamo facendo meditazione ci porta via dallo scopo per cui stiamo facendo quell’attività. Quando la mente comincia a distrarci con qualche pensiero mentre meditiamo, appena ce ne accorgiamo, potremo dire gentilmente alla nostra mente di concentrarsi sul corpo anziché sui pensieri: abbiamo tutto il tempo finita la meditazione per pensare vorticosamente ai nostri problemi!

 

Questi sono alcuni ostacoli che possono comparire quando meditiamo, ma come tutte le difficoltà della vita, gli ostacoli capitano per “allenarci”, per fortificare noi stessi e la nostra volontà.

Fare un momento di silenzio, ascoltare noi stessi, il nostro respiro, le sensazioni del corpo è un esercizio molto benefico per noi: forse subito non ci rendiamo conto dei benefici, ma dopo pochi giorni che pratichiamo potremo  cominciare a godere di una calma che si diffonde in noi anche durante la giornata grazie alla meditazione. Questo ha un ottimo impatto sul nostro umore e nelle nostre relazioni con gli altri.

 

Un altro articolo sulla Meditazione lo trovi qua: “UNA PRATICA PER LA FELICITA’: 5 minuti di meditazione mattutina”

 

“La meditazione non è un’evasione ma un incontro sereno con la realtà.”
Thich Nhat Hanh

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LA PACE INTERIORE


Certe volte la vita ci mette davanti a piccole prove di resilienza. La quotidianità viene disturbata da alcune fatiche, per esempio, in questo periodo dalla mia vita, le malattie della mia bambina piccola. Quando le malattie sono ricorrenti e le notti insonni si susseguono, tutto diventa più difficile da affrontare. 

Ieri notte Luce, che ha 16 mesi, tossiva all’infinito, piangeva e voleva la mamma. 

Peccato che la mamma l’ha mollata al papà perché sono già tre notti che si fa insonni “dietro a lei”. Il papà è riuscito ad addormentarla per un po’, ma alle 1 e 10 la sento piangere disperata. Mi alzo e vado a vedere se posso calmarla: granulini omeopatici, acqua, sciroppo per la tosse, carezzine sulla schiena, coccole…. poi sconsolata la porto in cucina e provo a farle fare una merenda con un pezzettino prelibato di colomba pasquale. Siccome a letto non riesce ad addormentarsi la metto nel passeggino e la porto avanti e indietro per mezz’ora. Mentre giro per la camera spingendo il passeggino disegnando degli 8 immaginari per terra penso a quella frase di Eckhart Tolle:

A prescindere da cosa racchiuda il presente, accettalo come se lo avessi scelto.

Collabora sempre, non agire contro di esso. Fattelo amico e alleato. Non nemico. 

Tutto questo trasformerà miracolosamente la tua vita.

Niente, anche se non faccio la guerra al presente non funziona: quando sembra stia per addormentarsi si sveglia di nuovo tossendo. 

Dopo un’ora e venti di tentativi la mollo di nuovo al papà e me ne vado innervosita più che mai a provare a dormire di là in camera di Lorenzo. 

Per cercare di calmarmi mi metto a fare meditazione e riesco ad entrare in un luogo di pace dentro di me dove ogni cosa ha un senso, dove c’e solo amore e accettazione incondizionata. Sono solo 5 minuti, ma entro veramente in uno stato di quiete. 

Allora, quando la sento piangere di nuovo, torno di là, la prendo in braccio e la stendo a pancia in giù sul mio petto. La pace interiore si diffonde dal mio al suo petto e la tosse si ferma, la bimba si tranquillizza e si addormenta magicamente. Mi viene in mente anche quella massima di Eileen Caddy:

Metti il cuore in quello che fai? (…)

Ricorda non fare mai un lavoro perché “deve essere fatto”. Se questo è il tuo atteggiamento, allora, prima ancora di cominciare, ritirati a cercare la grazia e l’armonia: quando il tuo atteggiamento è mutato e ti senti in pace e in armonia, vai a compiere il tuo lavoro. Scoprirai che quando il tuo atteggiamento è quello giusto, non solo sarai in grado di eseguirlo perfettamente, ma anche più rapidamente…

Che potere che abbiamo, penso, se fossimo in uno stato di pace interiore ogni cosa andrebbe a posto…

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QUANDO TU SEI FELICE…


L’altro giorno ho sentito una canzone che ricordavo solo vagamente, questa canzone mi ha subito entusiasmato per il ritornello:

 “…perché ti voglio bene, perché mi vuoi bene….mi piace, mi piace quando tu sei felice, yeyyeye… ci piace, ci piace, quando siamo felici, mi piace, mi piace quando perdo la voce, perché ti urlo che sei bella quando tu sei felice yeyeyeyee…” 

Arrivata a casa sono andata alla ricerca di questa canzone e ho scoperto che era un singolo di una decina di anni fa di Leandro Barsotti. Al di là del fatto che mi sono messa ad ascoltarla a ruota e ballando qua e là ho scoperto che la canzone piaceva molto anche a Luce, mia figlia che oggi fa 16 mesi, e che la ballava in modo divertente sculettando a destra e sinistra.

Poi però questa canzone mi ha risvegliato anche una serie di riflessioni più sagge, di carattere spirituale, e ho pensato ancora una volta alla grande Anita Moorjani e alla sua poesia:

Quando sono venuta in questo mondo 

le uniche cose che sapevo fare erano amare, ridere

e far splendere la mia luce.

Poi crescendo mi hanno detto di smettere di ridere.

“prendi la vita sul serio”, dicevano “se vuoi farti strada”.

Così smisi di ridere.

La gente diceva: “Stai attenta a chi ami, se non vuoi che il tuo cuore venga spezzato.”

Così smisi di amare.

Mi dicevano “Non far splendere la tua luce perché attiri troppo l’attenzione”.

Così smisi di splendere

e diventai piccola

e appassii

e morii

solo per apprendere, appena morta,

che tutto ciò che conta nella vita,

è amare, ridere e far splendere la nostra luce!

E poi mi è venuto in mente anche Roberto Assagioli che a proposito della gioia scrive:

“La gioia scaccia le nebbie della depressione, ci libera dalla paura e soprattutto dal malsano impietosimento di noi stessi. 

La gioia poi è comunicativa, si effonde, si irradia sugli altri beneficandoli, creando tra noi e loro rapporti fecondi.

Perciò la gioia, lungi dall’essere qualcosa di cui farsi scrupolo, costituisce un vero e proprio DOVERE verso gli altri.”

Riflettendo sull’importanza spirituale della gioia e della felicità mi ritornavano in mente le parole lette nel libro di Anita: “l’Universo ci vuole felici”. 

Già, peccato che nessuno me lo abbia mai detto, nè i miei genitori, nè la scuola. L’unica forse era mia nonna Gianna, una donna molto spirituale, che quando veniva a trovarci si impegnava per farci felici, e se mi vedeva triste mi chiedeva il perché e cercava di porvi rimedio. Ma mia nonna purtroppo la vedevo due tre vote l’anno perché abitava a Venezia. E tutto il resto del mondo, gli altri adulti? Magari ti davano addosso se eri imbronciata, offesa, se tenervi il muso…ma nessuno che si preoccupasse di farti felice, e nemmeno di ricordarti dell’importanza di esserlo. 

 Viviamo in una società che ha sempre valorizzato la fatica, la sofferenza, la privazione. E che ci ha fatto sentire in colpa se eravamo felici. 

Ora spesso ci troviamo, più o meno inconsciamente, a rovinare la gioia degli altri. Magari mio figlio gioca felice, scherza e lancia mollicci per tutta la casa esultando… e io lo interrompo infastidita perché deve farsi il bagno, deve mangiare, lavarsi i denti, andare a dormire, vestirsi in fretta, andare all’asilo ecc, ecc… 

E noi ci preoccupiamo di rendere felici noi stessi? Forse se una persona è felice ha più rispetto anche per la felicità degli altri…

È un punto importante questo. 

Ma la felicità e la gioia non devono essere condizioni false, immagini di facciata che negano la sofferenza. 

La sofferenza esiste ed è reale. 

Se sai soffrire apertamente, con dignità, accettando la tua sofferenza, allora sai anche gioire, sai riscoprire la felicità. Proprio come i bambini che piangono e sono tristi, ma un attimo dopo sono felici e gioiosi.

Accettare di soffrire, accogliere la sofferenza è in realtà il primo passo verso la gioia. 

Ma dobbiamo ricordarci anche che l’Universo ci vuole felici, che mia nonna da lassù mi vuole felice. 

Ecco questo può essere molto importante nella vita di tutti giorni, perché molte volte essere tristi, svogliati, arrabbiati può essere un’abitudine, e non ci ricordiamo che faremmo meglio a godere di ciò che abbiamo, a usare la nostra Volontà per andare verso la felicità.

 Molti saggi dicono che alla fine essere felici è una scelta. 

Direi che hanno ragione, ma è soprattutto una scelta consapevole: dobbiamo sapere che dentro di noi abbiamo una parte sana e spirituale che vuole essere felice…. Ed è un nostro dovere accontentarla!

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