LA MORTE A VENEZIA

Abbiamo fatto 4 giorni a Venezia, nella casa dei miei nonni materni. Con il Covid è rimasta sfitta e a mia mamma piace stare lì, le piace invitare parenti e amici per stare un po’ insieme. 

Era da prima che nascesse Luce che non andavo a Venezia, esattamente da gennaio 2017.

 Da quando è morta mia nonna andare a Venezia mi smuove molte emozioni, amore, tristezza, ricordi infiniti che si affollano nella mia mente. 

Mentre camminavo tra le calli, vicino alla sua casa, mi sono sentita così triste. Una tristezza mista ad amore, alla consapevolezza che lei, in qualche modo, c’è ancora, tra le calli, nel cielo blu, tra il volo dei gabbiani e quello dei colombi. Ricordo le parole di Thich Nhat Hanh riguardo alla morte di sua madre…

Il giorno in cui è morta mia madre, ho scritto nel mio diario: “ Nella mia vita è avvenuta una grande sventura”. Ho sofferto per oltre un anno […] Ma un giorno, […] ho sognato mia madre. Mi vedevo seduto a parlarle, ed era meraviglioso […] L’impressione che mia madre fosse sempre dentro di me era chiarissima. Ho compreso allora che l’idea di aver perso mia madre altro non era che un’idea. È stato evidente in quell’istante che mia madre era ancora viva in me. Ho aperto la porta della mia capanna per andare un po’ a passeggio […] Ogni volta che i miei piedi toccavano la terra, sapevo che mia madre era lì con me […] Da allora, l’idea di aver perso mia madre ha smesso di esistere. 

(Thich Nhat Han, Il segreto della pace, Mondadori 2003)

Ecco, la mia sensazione era proprio quella, sentivo che lei c’era comunque, lì, con me, con i miei bambini che non ha mai conosciuto, con mia mamma e con mio padre. Mi è presa poi una grande nostalgia per i mei genitori da giovani, quando vivevano a Venezia e facevano politica e avevano tutti i loro amici, e i loro ideali, quando pensavano che avrebbero cambiato finalmente il mondo… e invece guarda come siamo messi. Mi è presa la paura di perderli, sapere che tanti loro amici non ci sono più, e ho pensato all’amore che tra noi non è stato scambiato, quasi come un’ urgenza di riparare tutto il tempo sprecato. 

Certo, so che quando non ci saranno più, la loro anima vivrà ancora, da qualche parte, ma quello che mi mancherà, e che mi manca oggi di mia nonna, è proprio quell’essere incarnato in quel corpo lì, un’unione unica tra mente, corpo e spirito, con difetti e rigidità, con i suoi pregi, con quel tipo di camminata particolare, quel modo di muovere il braccio, quella risata, quel modo di arrabbiarsi, con quelle mani, i piedi con quelle unghie, i nei in quel punto particolare del volto, mi mancheranno tremendamente i dettagli delle persone che ho conosciuto così a fondo, e che ho tanto amato. 

Forse l’amore incondizionato è proprio questo, amare quell’essere unico e irripetibile che ti ha cresciuto, nel bene e nel male, ma che è stato tutto per te.

Sedevo con Alberto davanti a un aperitivo di fronte alla laguna, un apero-cena solo noi, come non avviene quasi mai. La gente si godeva Venezia, gli spritz e i cicchetti e qualche motoscafo passava davanti a noi con giovani ricchi, belli e spensierati. Una serata perfetta se non fosse stata per quella emozione struggente che mi invadeva il petto. La morte a Venezia, come il romanzo di Thomas Mann che ho letto forse al liceo, ma che potrei rileggere durante le vacanze. 

La città più bella del mondo – la chiamava mia nonna – la mia Venessia. La bellezza di una città unica che sprofonda ogni anno un po’ di più sotto l’inettitudine e la corruzione umana. 

Vivere in questo periodo storico è tosto, speriamo che, come sempre è stato in passato, dopo una decadenza ci sia una rinascita. E restiamo ancorati ai sorrisi dei bambini che insistono per fare un giro in “gongola” (come Luce chiama le gondole) e all’aria pulita, alla brezza fresca e a quella musica lounge di un dj disoccupato che si è messo a suonare davanti alla Chiesa della Salute per regalare ai passanti attimi eterni…

Eleonora

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