IL POTERE DELLA PREGHIERA

Con l’atto del pregare ho sempre avuto un rapporto intermittente: anni in cui pregavo tutti i giorni, anni in cui non lo facevo affatto.

 Ho sempre ammirato mia nonna Gianna che pregava con costanza, al mattino appena sveglia e la sera prima di dormire, e nell’ultimo periodo della sua vita andava in chiesa tutti i giorni a “dare un salutino alla Madonna”. La sua serenità e il suo ottimismo, la sua forza interiore derivavano,  secondo me, da queste pratiche quotidiane. 

Quando preghi in modo continuativo per un periodo abbastanza lungo in effetti ti senti più sereno, c’è una sorta di ottimismo dentro, ti senti protetto e connesso con la dimensione spirituale. 

Negli ultimi anni sono stata così presa dalla gestione dei bambini e degli impegni quotidiani che non pregavo quasi mai, o solo nei momenti di grosse difficoltà come quando avevo paura per la salute mia o di qualcuno, ecc.

Poi, a febbraio, c’è stato il Coronavirus: ce lo siamo presi tutti in una forma un po’ pesante, non tanto per i sintomi in sė, ma i bambini hanno avuto la febbre molto alta, e anche Alberto, io avevo solo mal di gola e un po’ di febbre, ma una spossatezza da far fatica a svuotare la lavastoviglie. Siccome tra me e Alberto ero quella “che stava meglio” ovviamente mi sono fatta carico io di tutto, nonostante questa stanchezza: dalle notti sveglia per curare i bambini, a mandare avanti la casa, a preparare da mangiare, parlare con i medici, procurare e somministrare le medicine, ecc.

E così al 5°- 6° giorno non ne potevo più, mi sentivo completamente svuotata di energia e da ogni risorsa, come se oltre alla stanchezza ci fosse qualcosa che mi voleva portare via l’anima, la mia forza interiore. Allora ho chiamato Marco, un mio vicino di casa, molto saggio e molto religioso: anche lui aveva avuto il Coronavirus e, a circa settant’anni, lo aveva passato da solo chiuso in casa per tre settimane.

L’ho chiamato e gli ho chiesto un consiglio “spirituale”, e lui mi ha detto: “Come sei messa con la Madonna, i santi, ecc?”, io gli ho detto che pregavo spesso mia nonna, per me lei è il tramite con la Madonna. Lui mi ha detto di parlare con mia nonna, ma anche con la Madonna, di raccontarle quello che stava succedendo e di chiederle aiuto. L’ho ringraziato, mi sono ritirata nella mia camera e ho seguito il suo consiglio, così ho chiesto aiuto e protezione a Lei e a mia nonna. E magicamente il giorno dopo ho iniziato a sentirmi meglio. Mi sentivo di nuovo nel mio corpo e sentivo “qualcosa”  lassù che mi proteggeva. 

Ormai sono passati un paio di mesi dal Covid: mi sono però di nuovo avvicinata alla preghiera. Certo fare meditazione, scrivere le mie pagine del mattino, fare yoga, sono tutte pratiche che mi aiutano a essere centrata e a vivere serena nel marasma della vita…. ma la preghiera ha come una marcia in più… la nonna Gianna che andava tutti i giorni a salutare la Madonna lo aveva capito bene.

Ora, quando al mattino esco a portare Luce all’asilo ho finalmente deciso anch’io di passare a dare “un salutino alla Madonna”. 

Qui vicino a casa mia c’è un luogo sacro. Si chiama la Grotta della Madonnina: dentro a un piccolo cortile in mezzo ai palazzi, tra le palme rigogliose è nascosta una piccola grotta con la  statua della Madonna e quella di una donna inginocchiata in preghiera, ci sono tantissimi fiori portati dai fedeli e tante candele rosse accese. Sembra che questa Madonnina abbia protetto i contadini che la pregavano durante la seconda guerra Mondiale, evitando che in quella zona venissero colpiti dalle bombe. Dicono che, quando i tedeschi fecero saltare i ponti, la grotta crollò ma le statue, pur essendo di gesso, rimasero intatte. La grotta fu poi spostata dalla sua sede originaria e le statue ricostruite in marmo. 

Il fatto che sia un luogo di culto all’aperto lo rende speciale, ricorda anche i templi orientali come quelli che ho visto a  Bali o in Thailandia, per questo è frequentato da tanti singalesi o filippini. Quando piove, quando tira vento, quando entrano i raggi del sole… in ogni momento senti forte la Natura e la sua sacralità.  

Per me questo luogo mistico è perfetto perché unisce il mio amore per l’Oriente e la spiritualità buddhista, con la tradizione cristiana che mi ha tramandato mia nonna. Ogni tanto porto anche i bambini che amano accendere la candela e dire una preghiera. Da quando ho introdotto questa pratica nella mia giornata mi sento più felice e connessa e ringrazio tutte le persone che ho incontrato nel mio cammino che mi hanno trasmesso un po’ della loro fede.

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