Le ferite non cancellano la bellezza

Luglio 27, 2026Felicità

Ho fotografato questo lampione perché mi ha colpito.

Il tramonto.

Il lago.

La sua luce.

Mi sembrava tutto perfetto, il punto in cui un tramonto trova il suo equilibrio.

Poi mi sono avvicinato.

E ho scoperto che il vetro del lampione era rotto.

Qualcuno lo aveva riparato con lo scotch da pacchi.

Per un attimo quell’ideale di bellezza si è spezzato.

Poi ho capito che non era cambiato nulla: il lampione era lo stesso che mi aveva colpito prima.

Era bello da lontano.

Ed era lo stesso anche da vicino.

Avevo soltanto scoperto una sua “ferita”.

Succede anche con le persone.

All’inizio di una relazione vediamo soprattutto la luce e gli aspetti luminosi.

Con il tempo iniziamo a vedere anche le crepe e le ombre.

E spesso commettiamo un errore.

Pensiamo che la persona sia cambiata.

In realtà è sempre la stessa.

Semplicemente ci siamo avvicinati abbastanza da vedere anche ciò che prima non vedevamo.

La vera domanda allora non è se l’altro ha dei difetti.

Li abbiamo tutti.

La domanda è se, conoscendo anche le sue ferite, riusciamo ancora a vedere la sua luce.

In Psicosintesi si parla spesso di dare attenzione a ciò che nelle persone è vivo, sano, luminoso.

Non significa ignorare le ferite.

Significa scegliere di non lasciare che siano loro a definire ai nostri occhi l’intera persona.

Quando riconosciamo e nutriamo ciò che di bello esiste nell’altro, spesso gli diamo anche lo spazio per crescere e, poco alla volta, guarire le proprie ferite. È come se innaffiassimo i semi buoni dell’altro dandogli così la possibilità di crescere.

Da lontano vedevo un bellissimo lampione.

Da vicino ho visto anche le sue ferite.

Nessuna delle due immagini era falsa.

Erano entrambe vere.

Forse la bellezza non è l’assenza di imperfezioni.

Forse è riuscire a vedere la luce anche quando conosciamo le ferite.

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