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I MOMENTI PIU’ BELLI

Quali sono i momenti più importanti della vita?

Me lo sono domandato, ed ecco la mia lista:

  1. quando è nato Lorenzo.
  2. quando Eleonora, vestita di bianco, ha detto “Sì”.
  3. il giorno della laurea.
  4. quando, a 25 anni, sono partito con i miei compagni delle medie a bordo della 500 Sporting per la settimana bianca.
  5. la prima volta che mi sono innamorato, anche se la Patty era più grande di me e le piaceva Dario.
  6. quando Elena mi ha baciato.
  7. la festa del mio 18° compleanno.
  8. il giorno in cui ho passato il cancello della Ras Assicurazioni ed ho iniziato il mio primo lavoro.
  9. quando l’esaminatore ha detto: “Per il rotto della cuffia, 4 errori su 4 massimi… hai passato l’esame di teoria per la patente…”
  10. quando Lorenzo mi ha preso il dito con la sua piccola mano.
  11. il giorno in cui sono salito sulla mia nuova Vespa 125 bianca come il latte e sono uscito dal concessionario della Piaggio.
  12. quando un mio amico mi ha abbracciato in un momento difficile della mia vita e mi sono sentito meno solo.
  13. la prima volta che ho fatto l’amore.
  14. quando ho smesso di fumare.
  15. il giorno in cui ho perdonato me stesso per una ferita che ho procurato ad una persona che mi voleva bene.
  16. quando, a Livigno, sono riuscito a fare la mia prima curva con lo snowboard senza cadere.
  17. la mia festa di 40 anni.
  18. quando sfrecciavo agli 80 km/h perché avevo appena passato la pratica dell’esame per la patente della moto (rischiando di farmela togliere subito).
  19. la mattina in cui il nonno Aldo mi ha accompagnato all’asilo. (se vuoi sapere chi è il nonno Aldo, leggi post “Cosa rimane di noi”)
  20. quando con Luca siamo usciti in deriva a Voltri e c’era un vento fortissimo e il cielo nero ma siamo riusciti a rientrare sani e salvi senza sfasciare la barca.
  21. la sera della mia prima seduta con Antonio
  22. quando il windsurf sotto i miei piedi ha preso una velocità incredibile ed ha cominciato a planare sulle onde del lago di Garda.
  23. quando una mia amica mi ha visitato in ospedale per i miei problemi di asma allergica.
  24. la sera in cui ho tenuto a Milano il mio primo gruppo sulle “Pratiche per essere più felici nel quotidiano”.
  25. quando con Eleonora abbiamo visto una stella cadente a Bali ed abbiamo espresso lo stesso desiderio: che l’anima di un piccolo facesse parte della nostra famiglia.

La lista potrebbe proseguire, ripensando alla mia vita sono tanti i momenti “speciali”. Questi momenti, insieme a quelli spiacevoli, ci rendono quello che siamo oggi. Se li uniamo, come i puntini delle costellazioni, ci accorgiamo che formano un disegno, unico e irripetibile.

Avete mai provato a spiegare a un bambino di due anni e mezzo cosa sono i momenti?

Tutto è iniziato quando Lorenzo mi ha chiesto:

“Cosa stai scrivendo?”, geloso delle attenzioni che rivolgevo al computer e non a lui.

Ho risposto in modo naturale: “Dei pensieri e riflessioni sui momenti importanti della vita”.

Allora Lorenzo ha aggiunto: “E cosa sono i momenti?”.

Per un attimo mi sono sentito come un pinguino in mezzo al deserto: il momento sembra un concetto astratto, quasi impossibile da trasmettere a un bambino così piccolo.

Ho dovuto scartare tutte le definizioni razionali che la vostra mente mi proponeva come risposta… Poi per fortuna ho avuto un’intuizione:

L’ho guardato e ho detto:

  • “In questo momento ti sto guardando…”
  • … gli ho scompigliato i capelli con dolcezza ed ho aggiunto “in questo momento ti sto accarezzando i capelli”
  • …poi è passato il nostro gatto sulla scrivania ed ho appoggiato una mano sulla sua schiena “In questo momento sto facendo una carezza a Giacomo Pulce ”,
  • … “In questo momento mi stai guardando negli occhi”.

Lorenzo è andato vicino all’albero di Natale e ha detto:

  • “In questo momento tocco il fiocco rosso” sfiorando una decorazione natalizia e guardandomi sorridendo.

Spero che Lorenzo abbia tanti momenti piacevoli da ricordare quando compirà 40 anni e spero di essere in uno di quelli.

Scrivare i  momenti più importanti della nostra vita è una bella pratica, personalmente mi ha aiutato:

  1. ad apprezzare l’aiuto delle persone che mi sono state vicine nei momenti delicati della mia esistenza.
  2. a intravedere le alcune mie qualità e risorse.
  3. e, perché no, anche a riconoscere la forza di volontà che mi ha portato a raggiungere piccoli o grandi obiettivi…

Celebrare i momenti piacevoli, anche soltanto scrivendoli in una lista, assomiglia anche un po’ alla pratica delle “Gratitudini” e mi ha ricordato che ci sono tante ottime ragioni per ringraziare noi stessi, gli altri e l’esistenza per tutto quello che abbiamo ricevuto (post correlato: Ringraziare, una pratica per la felicità).

Grazie anche a te che stai leggendo,

Alberto

 

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LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE CAMMINATA, AIUTATI DA UN BAMBINO DI DUE ANNI

Domenica mattina sono andato a fare una piccola passeggiata con Lorenzo, che ora ha due anni e mezzo. Siccome non sono molto alto, riesco a dargli la mano e camminare con lui senza neanche dovermi piegare (troppo ☺).

Però qualcosa della mia normale andatura ho dovuto modificare: la velocità.

Camminare con un bambino piccolo ci insegna a rallentare.

Ricordo che agli scout avevo imparato che “il gruppo va alla velocità del più lento”, ci si aspetta e si cammina insieme.

Per me non è mai stato facile: non ho mai amato camminare, allora cercavo di farlo velocemente per arrivare alla meta e togliermi il peso di quella per me noiosa attività.

Con Lorenzo sono tornato a rallentare: mi sono detto: “In fondo, non dobbiamo andare da nessuna parte in particolare, non abbiamo appuntamenti da rispettare, Alberto, dove devi correre? Non vedi Lorenzo com’è tranquillo?”.

Mi è venuta in soccorso una pratica appresa negli ultimi anni: la pratica della meditazione camminata ed ho deciso che era un ottimo momento per “esercitarmi”.

Da quell’istante ho cominciato ad apprezzare:

✓     il prato morbido del parchetto dove stavamo camminando (sembra incredibile, ma anche se non sei scalzo ma ti concentri senti l’erba anche attraverso la suola delle scarpe!).

✓     gli alberi alti che ci circondavano.

✓     il cinguettio degli uccellini nascosti tra le poche foglie rimaste nei rami.

✓     le voci dei bambini che giocavano lì vicino.

✓     la freschezza dell’aria invernale.

✓     il calore del sole quando filtrava dagli alberi.

E’ stato come ricominciare a respirare, riprendere fiato, risvegliarmi da un torpore, da una apnea in cui ero immerso, un mondo di pensieri che mi faceva galleggiare in un mondo non reale, non fisico, un mondo, tutto sommato, non esistente.

Ho ringraziato mentalmente Lorenzo, per tenermi la mano e avere pazienza con me, e Thich Nhat Han, per avermi trasmesso questo insegnamento.

La cosa bella di questo tipo di meditazione è che ci insegna che non è necessario chiudersi in un tempio ascetico inebriati da incensi e scaldati da un migliaio di candele in posizioni tutto fuorchè comode per meditare… si può meditare anche camminando, cosa che sappiamo fare piuttosto bene, visto che mediamente iniziamo a camminare intorno ai 13 mesi!

La meditazione camminata per me significa:

  1. Prendermi un po’ di tempo… (se ho fretta perché chiude il supermercato non la faccio!)
  2. Portare l’attenzione ai piedi e sentire le irregolarità del marciapiede, la scivolosità dei lastroni di pietra quando ha appena piovuto, …
  3. Rallentare… (e quando credo di andare piano mi dico “Bene, ora posso rallentare ancora un pochino!”)
  4. Provare ad adattare i passi al respiro: questa è una delle cose che mi risulta più difficile, tipo inspirare per 2 o 3 passi e poi espirare per 3 o 4 (ci metto sempre di più a buttare fuori l’aria…)

Ma soprattutto per me questo esercizio mi serve per riservarmi qualche momento di rilassatezza nella giornata.

 

Buona passeggiata con tuo figlio e… buona meditazione camminata!

Alberto

 

Se vuoi approfondire questa pratica ti consiglio di leggere il libro: “Pratiche di consapevolezza” di Thich Nhat Hanh.

link al libro:

Pratiche di consapevolezza. Antologia essenziale di meditazioni per vivere il momento presente con gioia e felicità

 

 

 

 

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SORELLE: AMORE OLTRE IL CONFLITTO

(Sara, Marta, Eleonora, Terry)


Tra poco è Natale e questo post lo dedico a mia sorella.

La vita ci ha portate lontane da molti anni ormai: da quando mi sono trasferita a Milano nel 2001 siamo state poco insieme. Lei si è sposata ed è andata a vivere a Parma, ha fatto presto due figli uno dopo l’altro, che quando l’ho vista con la bimba piccola era un’altra persona. Mi sono chiesta cosa fosse successo a mia sorella, che era una che si ubriacava e ballava sui cubi in discoteca e poi era diventata una mamma e di quella di prima era rimasto solo il ricordo. Poi anch’io ho fatto i miei cambiamenti e sono tornata a Verona, mi sono sposata, ed è nato Lorenzo. Anch’io ho smesso con le “serate”.

Ci siamo viste poco in questi ultimi 15 anni. Il legame che c’è tra sorelle però è qualcosa di viscerale, per esempio quando lei partoriva a Parma io ero piegata a letto a Milano con la cistite, e sono sicura che tra i due dolori una connessione c’era.

Mia sorella è la persona che nella vita mi ha dato più filo da torcere.

Da piccole facevamo delle litigate furiose: lei mi graffiava e io la mordevo. Era un po’ prepotente e urlava spesso. In adolescenza litigavamo per il motorino e per i vestiti da mettere il sabato sera: io volevo i suoi e lei voleva i miei.

Molte volte ho detto che avrei preferito essere figlia unica, ma è una bugia.

Se non ci fosse stata mia sorella adesso forse sarei “una sfigata”. Lei voleva correre, voleva bruciare le tappe, fare tutto presto: il primo bacio, la discoteca, le ubriacature, il motorino, le amicizie, i ragazzi, i figli…e ha fatto così, divorando la vita e prendendosi anche delle gran facciate. Io ho fatto tutto con più calma, quando “mi sentivo”, e forse ho preso meno facciate…anche in motorino. Lei una volta si è schiantata perché portava dietro una sua amica e andava a zig zag con lo zip che manovrava molto male perché era troppo alto e pesante per la sua struttura. Aveva appena compiuto 18 anni e poteva fare a meno del casco. Mi hanno chiamato dal Pronto Soccorso che ero a casa da sola, avevo 16 anni e sono andata là con una coppia di amici dei miei, e mi ricordo ancora la sua faccia gonfia sulla barella. Il giorno dopo avevo il compito in classe di matematica, sono andata lo stesso a farlo, ma ero come in uno stato di choc.

Mia sorella mi ha insegnato che era importante essere sexy, piacere agli uomini, divertirsi con le amiche, fare serata, avere il motorino, vestirsi alla moda, portare i tacchi. Spesso mi diceva che non andava bene il mio look, ma poi diceva anche che io ero “così bella”. Ricordo che qualche volta diceva a mia mamma:”mamma ma Eleonora è bellissima”. Io ridevo imbarazzata però sotto sotto ero felice. Penso che ci invidiassimo l’un l’altra per cose diverse, magari è ancora così.

Per anni io sono stata solo “la sorella della Terry”. Qui a Verona la conoscono tutti. Ancora oggi incontro gente per strada che nemmeno ricordo e mi chiede: “Come sta tua sorella?!? Non la vedo da una vitaaa, salutala tantoooo!!”.

Per “colpa” di mia sorella, che da piccola voleva in regalo da Santa Lucia la bacchetta magica per diventare bionda con gli occhi azzurri, mia mamma ci ha svelato che i regali li portavano lei e il papà, e che Santa Lucia e Babbo Natale ‘non esistevano’. Io avevo 3 anni.

Però il Natale non ha smesso di essere magico per noi. Anzi, già da un mese prima perlustravamo la casa come piccole ladre per cercare dove papà e mamma avevano nascosto i regali. Immancabilmente li trovavamo e cercavamo di vedere in trasparenza sotto la carta cosa c’era. Poi, ogni giorno, tornavamo nel nascondiglio segreto e guardavamo se si era aggiunto qualche pacchetto. I miei ci riempivano di regali soprattutto a Santa Lucia, e la mattina ci svegliavamo alle 6 e giocavamo ininterrottamente per ore coi giochi nuovi. Inventavamo fiabe di elfi e gnomi che vivevano sull’albero di Natale, facevamo il presepe coi puffi e con ogni possibile piccolo personaggio di plastica. Per noi il Natale era un periodo speciale, era veramente il più bel periodo dell’anno. 

Se non avessi avuto te, cara Tere, oggi non solo sarei “una sfigata”, ma non conoscerei la Psicosintesi, non crederei che si può cambiare con la fede e con l’amore, non avrei un baule di splendidi ricordi di noi due come quando facevamo le spazzine in spiaggia, quando buttavamo sassi nel torrente, quando cantavamo Venditti e gli Stadio davanti al cielo stellato a Cadaques, quando ballavamo ubriache al Lido di Torri, quando ti sei presa cura di me durante la mia crisi esistenziale, quando da bambine cantavamo di notte per addormentarci e non sentire la paura.

 Grazie sorella, anche se non te lo dico mai.

 

“Nessuno conosce meglio la tua vita di un fratello che ha quasi la tua età, sa chi sei e cosa sei meglio di chiunque altro. Un fratello, è un fratello.”

(da Una storia vera di David Lynch)

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LA MIA ANIMA DOV’È?

La parola anima viene dal latino animus e vuol dire vento. Il vento come l’anima è qualcosa che si sente, ma non si vede, è qualcosa che non si può acchiappare.

Tutti noi abbiamo un’anima, una parte divina profonda, un Sè personale, o come lo volete chiamare. Si può dire che questa nostra anima è una scintilla di un’anima Universale, che comprende tutto: la natura, gli animali, le stelle, le galassie.

Certe persone negano la presenza dell’anima, altri non sanno bene cos’è. In effetti non è possibile definirla, è una cosa un “po’ misteriosa”.

Diciamo che possiamo percepire la sua presenza quando stiamo bene, quando sentiamo di far parte di tutto l’Universo, quando proviamo stupore e meraviglia, quando proviamo Amore. E allo stesso modo quando siamo tristi, depressi, arrabbiati, stanchi, annoiati non stiamo sentendo il contatto con questa nostra parte profonda.

Sapere cosa ci fa entrare in contatto con l’anima è fondamentale per stare bene.

Se vuoi sentirti felice e appagato devi provare a contattare questa parte luminosa di te.

Ma come fare?

Vi suggerirò un metodo semplicissimo che mi ha tramandato Piero Ferrucci, Psicoterapeuta, allievo di Roberto Assagioli, e autore di numerosi libri molto belli (tra cui Esperienze delle vette, I bambini ci insegnano, La forza della gentilezza).
link ai libri:

Esperienze delle vette. Creatività estasi illuminazione: le nuove frontiere della psicologia transpersonale

I bambini ci insegnano

La forza della gentilezza. Pensare e agire con il cuore fa bene al corpo e allo spirito

 

ESERCIZIO:

Prendi carta e penna e rispondi di getto a questa domanda:

“Cosa mi fa cantare il cuore?”

Puoi fare un elenco di attività, di cose, o scriverne solo una… puoi essere sintetico o andare nel dettaglio, vedi tu.

La mia anima per esempio si fa sentire quando:

  • Scendo a piedi nudi una duna del deserto.
  • Sento il sole sulla pelle al tramonto.
  • Il mio bimbo mi si addormenta in braccio.
  • Guardo i pesci tropicali sott’acqua.
  • Ballo una musica che mi piace.
  • Leggo i libri di Thic Nhath Han.
  • Guardo qualcuno negli occhi per una manciata di secondi in più.
  • Cammino lungo l’Adige in una giornata di sole.
  • Sento un forte temporale di notte, in estate.
  • Guardo il cielo stellato sdraiata vicino alla persona che amo.
  • Sto male e la mia gatta mi si mette sulla schiena e mi fa la pet teraphy.
  • Guardo il sole che si tuffa in mare.
  • Cammino per Venezia di notte.
  • Ascolto alcune canzoni di Einaudi e di Chopin.
  • Mi torna in mente qualche frase che mi diceva mia nonna Gianna.
  • Chiacchiero con un’amica e capiamo qualcosa in più di noi.
  • Ascolto il silenzio in un bosco innevato.
  • Il mio bimbo appoggia la testa sul mio braccio e dice piano “maaaamma”.

Ecco, quando il tuo cuore canta, sei in contatto con la vostra anima, e stai bene.

 

 

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PADRI 3.0

Stamattina, come tutte le mattine, ho accompagnato Lorenzo all’asilo. Mentre uscivo ho visto un altro padre con una bambina in braccio: era alto come me, aveva la barba lunga come la mia, era abbastanza paffuto e soprattutto rideva e giocava con la piccola come se fossero a Gardaland.

Sei minuti prima io passavo nello stesso punto con Lorenzo in braccio e, se mi fossi visto da fuori, avrei assistito ad una scena identica.

Non so cosa rappresenta Lorenzo per me, so solo che quando torno a casa la sera mi corre incontro gridando “Papà!” e quello è il momento più entusiasmante della giornata.

Lo prendo al volo e lo sollevo:  in quei momenti il treno dei pensieri si ferma, deraglia, svanisce… e rimaniamo solo io e lui uniti da un sorriso e una gioia che è un filo diretto tra il cuore e labbra.

Poi Lorenzo inizia a raccontarmi che sta giocando con i birilli, che sta leggendo una storia con la mamma, che oggi all’asilo si è rotto un bicchiere, che Giacomo Pulce (uno dei nostri due gatti) l’ha graffiato e mi fa vedere la mano… ed io non riesco a togliermi la giacca e la cravatta perché non vuole scendere dalle mie braccia.

Mio padre non era così.

Magari non ricordo esattamente tutto quello che succedeva quando avevo l’età di Lorenzo (2 anni e mezzo), ma non era così. Mio padre ci ha avuto da giovane: aveva 26 anni quando è nato il primo figlio (mio fratello maggiore), 28 quando sono nato io e 32 quando è nata mia sorella.

Era entusiasta e la vita gli sembrava ricca di sorprese e di opportunità da cogliere. Era molto concentrato sulla sua realizzazione, ma non l’ha mai raggiunta, ed ha trascorso tutta la vita lottando con le sue ombre. Per questo ha trascurato molto noi e sua moglie, nostra madre, tanto che alla fine il disordine della sua vita gli ha portato via anche il matrimonio e la famiglia.

Questo però non gli ha mai impedito di ripetere sempre e solo una cosa a me, mio fratello e mia sorella: “Voi siete meravigliosi, siete la cosa più bella che ho fatto nella mia vita…” (vedendo il resto non era difficile credergli). Quelli comunque erano i suoi momenti più autentici, lo dicevano i suoi occhi e il suo cuore.

Anche se sentiva il peso del nostro giudizio per la sua vita sregolata, ci ripeteva sempre la stessa frase: “Siete la cosa più bella che ho fatto…”. Quando incontravamo casualmente i suoi conoscenti, la prima cosa che questi ci dicevano era che nostro padre parlava sempre di noi.

Alla fine quella è la cosa che ho imparato ad apprezzare di più di lui e che me lo ha fatto vedere sotto una luce di amore, per fortuna prima che se ne andasse. Per questo non ho mai pensato razionalmente “Non sarò un padre come lui…” perché avrei negato l’amore che, in qualche modo, ci aveva sempre riservato.

Tanti miei amici e coetanei sono diventati padri in questo periodo, come me, e vedo che siamo tutti uniti da un approccio che, pur con tutte le differenze, è molto simile… siamo una generazione di padri 3.0, di padri che cercano di essere presenti, di padri che amano e vogliono trascorrere il loro tempo con i loro figli, che gli cambiano il pannolino e gli fanno il bidet, che sanno preparare un biberon e si ustionano il dorso della mano per non rischiare di dar loro un latte bollente, che li apprezzano e si divertono a sdraiarsi nel lettone con loro, a raccontare storie, a far loro il solletico o farselo fare e a ridere con gioia insieme.

I nostri figli negli anni cresceranno, il rapporto con loro cambierà, ma non dimentichiamoci mai di ripetere loro:

“Sei la cosa migliore che io abbia fatto nella mia vita!”,

anche quando saranno offesi o arrabbiati con noi, in qualche modo, il loro cuore, ci sentirà!

 

Alberto

 

“Credo che ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. Noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza.”

(Umberto Eco)

 

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NONOSTANTE TUTTO LA VITA E’ BELLA

In questi giorni sto montando la seconda parte di una video intervista a Antonietta Potente, una teologa molto saggia.

Questo video fa parte di una collana che si chiama “Donne Sapienti”, nata nel 2008 e che ha dato alla luce 5 video di cui sono stata chiamata come regista. Sono interviste a donne che hanno qualcosa da trasmettere al mondo, che dalla vita hanno imparato qualcosa. Sono state intervistate una monaca buddista, una fotografa, un’oncologa, una scrittrice e ora l’ultima è questa teologa.

Quando si monta un video si rivedono le stesse immagini e si sentono le stesse parole migliaia di volte: taglia qui, accorcia lì, metti una copertura qua, una dissolvenza là…e va a finire che dopo mesi di lavoro hai imparato il video a memoria. Imparare a memoria le parole di Donne Sapienti è una ricchezza perché vuol dire che parte di quella sapienza ti entra dentro anche a te, piano piano.

In questi giorni c’è una frase che mi ronza nella testa in continuazione:

“… è che nonostante tutto la vita è bella, uno continua a vivere e non disprezza la vita, non ne parla male.”

Antonietta ha vissuto 20 anni in Bolivia, poi tre anni fa è dovuta tornare in Italia per una malattia “incurabile”.

Oggi Antonietta è guarita, i medici non si sono riusciti a capacitare di come abbia fatto a guarire.

Quando ho girato il video era ancora malata, o pensava di esserlo.

I miracoli esistono, pare.

Penso sia bello riportare qualche parola di questa intervista, in modo che anche a te possano ronzare nella testa queste frasi:

“In Bolivia ho imparato il fatto di non attaccarsi alla vita, ma vivere intensamente la vita che è un’altra cosa. La vita non si accumula, lo dicono tutte le sapienze religiose. Capisci che la vita non va trattenuta, però va vissuta intensamente. Vivere intensamente la vita vuol dire che ci sono tante cose…c’è un modo di stare bene, in altri momenti c’è più scarsità, più vuoto, più solitudine, e uno continua a vivere e non la disprezza la vita, non ne parla male. Perché nonostante tutto la vita è bella”.

Io mi ricordo che quando ero bambina avevo questo senso sacro per la vita, questa intensità di vivere ogni attimo, questa forte presenza, forse tutti i bambini ce l’hanno.

Oggi è più difficile, viviamo nel mondo delle distrazioni, dove un cellulare sempre a portata di mano ci chiama con le sue piccole tentazioni.

Oggi essere presenti a se stessi e agli altri richiede uno sforzo. Ci sono però delle pratiche che ci rimettono in contatto con la bellezza della vita…

ESERCIZIO 

  • Scegli di ringraziare la vita per le cose belle che hai: la pratica delle gratitudini che ci ha insegnato il maestro Enzo Liguori anni fa: “prima di andare a letto scrivi su un bel quadernino 5 cose per cui essere grato….pian piano vedrai che le cose di cui essere grato si moltiplicheranno…”

Grazie.

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