… COME FOSSE L’ULTIMO GIORNO

Tutte le tradizioni spirituali ci esortano a vivere nel presente. 

I bambini vivono del presente, anche perché fino a circa sei anni non riescono a capire cos’è “oggi”, “ieri” e “domani” e tra mezz’ora è un lasso di tempo incomprensibile. I bambini inoltre hanno poco passato e parte di esso non lo ricordano per niente, perdipiù non pensano quasi mai al futuro. Sembrerebbe però che questo sbarazzarsi del tempo non gli crei grossi problemi, anzi li renda spiritualmente molto presenti, e piuttosto felici.

Noi adulti invece passiamo il 95% del tempo a rimpiangere un passato che fu, o a colpevolizzarci per qualcosa che non abbiamo fatto, o meglio ancora a pensare in modo spesso ansioso al futuro. Malattie, disgrazie incombenti, problemi economici, preoccupazioni di lavoro. Oppure passiamo il tempo a confrontarci con gli altri, a invidiarli o a biasimarli.

Ma quanto tempo passiamo nel presente?

Mi è capitato in questi giorni di provare a pensare: 

“Se questo fosse il mio ultimo giorno? se domani non dovessi più essere qui, (per una malattia, per un incidente, per un attentato o chi più ne ha più ne metta), come sceglierei di vivere la mia giornata?”. 

Ed ecco che avviene una magia: guardo i miei bambini con più affetto e smetto di sgridare Lorenzo che sparge miliardi di piccolissimi lego per tutta la casa, o Luce perché si è bagnata per la quarta volta il body giocando con il bidet; propongo invece loro di leggere un libro tutti e tre assieme, seduti sul divano, di fare una partita a calcetto, o una merenda gustosa a base di cioccolato. 

Se fosse il mio ultimo giorno forse abbraccerei i miei genitori, non serberei rancore per tutte le loro mancanze. 

Se fosse l’ultimo giorno forse farei l’amore con mio marito invece che guardare piastrelle online per il rivestimento dei bagni. 

Magari me ne fregherei se la casa non è in ordine e pulita e uscieri a fare una passeggiata lungo l’Adige, chiamerei le amiche che non sento da un po’, perché non riesco a trovare nemmeno un buco tra un’attività frenetica e un’altra. 

Me ne fregherei se ho il mal di gola e il naso che cola perché in fondo sono ancora viva e tutto il resto del mio corpo sta bene. 

Se fosse l’ultimo giorno accarezzerei il mio gatto e gli chiederei come sta. 

Farei un disegno e ascolterei quella canzone struggente di quando avevo 16 anni.

 Se fosse il mio ultimo giorno non avrei paura di dire “ti voglio bene”, e non avrei paura di fare qualcosa di pazzo e strano. 

Se ogni giorno riesco a vivere in questo modo sono più felice. Ho una vita più piena fatta di emozioni forti, di gioia e creatività. Come quando ero bambina.

Tutti possiamo vivere così, con questo piccolo esercizio da fare appena svegli: “Se oggi fosse il mio ultimo giorno cosa vorrei fare oggi?”

“Vivi come se dovessi morire domani, impara come se dovessi vivere per sempre”.

(Ghandi)

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