“LESS IS MORE”: PUÒ ESSERE UNA LEGGE SPIRITUALE?

Molti di noi hanno sentito la frase “less is more”, che tradotto in modo semplice vuol dire “meno è più”.

“Meno è più” è un gioco di parole, una traduzione più vicina al significato originario è “Meno è meglio”.

Tale espressione ha una lunga storia e innumerevoli ambiti di applicazione, vediamone alcuni:

  • “Less is more” viene da una poesia di Robert Browning. In un suo poema c’era il protagonista, un pittore chiamato Andrea del Sarto, che aveva un talento ineguagliabile, ma dipingeva senza passione. Il pittore, parlando con l’amata Lucrezia, confessava come alcuni pittori meno dotati di lui (LESS) dipingevano con il cuore e così facendo raggiungevano traguardi più elevati (MORE): “…in loro brilla una luce divina più autentica… Well, less is more, Lucrezia”.
  • L’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, colui che ha reso celebre questo motto nella nostra contemporaneità già negli anni ‘50, aveva svelato che l’essenzialità nei progetti e nelle costruzioni (LESS) raggiungeva le più alte vette della bellezza e della funzionalità (MORE).
  • “Less is more” è stato anche il cavallo di battaglia nella filosofia di vita dello “Space clearing”: in quest’ambito la pulizia ed essenzialità negli arredi di casa (e degli armadi!) “LESS” porta ad una maggior leggerezza e, paradossalmente, ricchezza nella vita “MORE”. 
  • Anche le aziende dell’high tech si sono appropriate di questo motto e così Apple riciclò la frase pubblicizzando il suo innovativo telefono iPhone che aveva un solo pulsante (LESS) mentre i suoi competitor (es. Blackberry) avevano tastiere fisiche pari a quelle di un computer: la semplificazione portata da Apple conduceva ad una incredibile facilità e immediatezza nell’utilizzo dello smartphone garantendo un’esperienza più ricca (MORE) (quello che i pubblicitari di Apple non avevano detto è però che alla fine a parità di funzioni del telefono, il suo iPhone costava molto di più degli altri, quello sì che è il vero MORE!).

Oggi ci troviamo in una ruota che gira più o meno così: 

  1. la pubblicità, il confronto con le altre persone, i modelli che ci vengono proposti nei cartelloni pubblicitari e nelle riviste, ci spinge continuamente verso nuovi consumi, dagli oggetti di uso comune come cellulari, televisioni, tablet, computer, elettrodomestici, auto… per arrivare alle vacanze, alle cene, ai soggiorni in centri di benessere, …
  2. tutti questi messaggi vengono da noi elaborati più o meno consciamente come se la nostra soddisfazione, la nostra gioia può nascere solo se possiamo acquistare i beni che ci vengono pubblicizzati
  3. naturalmente questi beni hanno diversi prezzi: più è alto il prezzo maggiore sembra il benessere che questi oggetti ci possono procurare…
  4. quando abbiamo raggiunto la soglia per permetterci uno di questi oggetti ci sembra che quello non sia abbastanza per noi e desideriamo quello ‘un pò più caro’, che magari in quel momento non possiamo permetterci… ad esempio se abbiamo 10.000 euro sul conto ed abbiamo bisogno di un’auto, non ci verrà da comprare quella che costa 10.000 euro, ma magari quella che costa 15.000 euro che ha qualche optional in più, che ci sembra più bella… e se anche compreremo quella da 10.000 euro una parte di noi continuerà a guardare quella da 15.000 euro non facendoci godere l’auto nuova che abbiamo appena acquistato
  5. ogni mese siamo costretti a lavorare moltissimo per poter ripagare i debiti contratti o tutti gli acquisti che continuamente ci viene da fare… e siamo anche perennemente insoddisfatti perchè non abbiamo quello che ci sembra di desiderare…

Come spezzare questa catena?

Negli ultimi anni di vita sto imparando un’altra applicazione del principio “less is more”, una applicazione che in qualche modo definirei pratica e spirituale. 

Tutto parte da alcune semplici domande che possiamo rivolgere a noi stessi: 

  • “Abbiamo davvero bisogno di tutto quello che ci sembra di desiderare?”
  • “Queste cose ci rendono veramente felici?”
  • “Se dovessimo pagare con ore di tempo libero un acquisto di una cosa nuova, magari rinunciando al week end, continueremmo ad acquistare tutto quello che compriamo?”
  • “Se potessimo vivere con pochi soldi, non saremmo felici di mantenerci lavorando meno ore e dedicando il tempo che ci avanza alle cose che ci appassionano di più?”

Ho vissuto una parte della mia vita dove avevo relativamente poche cose e stavo tanto fuori ed ero piuttosto felice. 

Poi ho investito molto nello studio e nel lavoro ed ho ottenuto tante cose che desideravo ma ho ridotto drasticamente il mio tempo libero.

Oggi penso che potrei essere più felice se potessi lavorare meno (diminuendo così anche lo stress) e se potessi passare più tempo all’aria aperta, con le persone a cui voglio bene e dedicandomi maggiormente alle mie passioni.

Negli ultimissimi tempi ho deciso di darmi uno stile di vita più essenziale, senza per questo rinunciare a niente. 

Ad esempio ho pensato di acquistare una bici da utilizzare in città ed ho guardato cosa offriva il mercato.

Subito nei negozi dove sono andato mi hanno proposto bici super leggere con mille comfort (a partire da 350 €) oppure bici elettriche con pedalata assistita che raggiungono velocità ragguardevoli con pochissimo sforzo (a partire da 1.500 euro)… tutte molto belle naturalmente e altrettanto costose…

Sono tornato a casa e mi sono chiesto: perchè desidero una bici?

Semplice, per fare qualche piccolo spostamento in città, magari anche con mia moglie e i bambini, e se faccio anche un po’ di fatica meglio che così mi tengo in forma…

Così ho optato per una bici usata che costa poco più di 100 euro, un seggiolino usato per portare la piccola e sono molto felice del mio acquisto (il biciclettaio mi ha dato anche 3 mesi di garanzia se qualcosa non va!).

Ecco il mio “Less is more”: dipendere meno dagli acquisti, dalle cose costose (LESS) e guadagnare in vita, soldi, libertà e tempo (MORE).

Spesso con gli acquisti cerchiamo di colmare un vuoto, ricerchiamo una pienezza di vita che però non viene mai soddisfatta dallo shopping che facciamo. Per qualche attimo proviamo una scarica di adrenalina, magari quando effettuiamo l’acquisto, o quando riceviamo il bene che abbiamo acquistato, ma dopo pochi attimi, o secondi, il vuoto che abbiamo si fa risentire con la stessa intensità di prima.

La verità è che quel vuoto si colma solo tramite il contatto con l’anima

Tale contatto però non è soddisfatto dal fare acquisti, ma dal fare cose nella nostra vita che ci rendono veramente felici.

Non riempirci di beni, di cose materiali, lascia spazio alla nostra mente, alla nostra anima di ritrovare se stessa, di ritrovare il contatto con le cose semplici che ci danno la vera gioia.

Quando si arriva a fare veramente questo passaggio, ci si rende conto che tanti bisogni non sono reali, che la semplicità nella vita è più ricca di mille acquisti compulsivi, che una passeggiata all’aria aperta in un posto naturale ci fa sentire meglio che stare sdraiati sul divano a comprare oggetti su Amazon, che comprare una bici usata non è rinunciare ad averne una super moderna e leggera, ma è avere una bici in più che prima non si aveva e che ci consente di muoverci in modo diverso in città facendoci godere l’estate… magari portando dietro la nostra piccola di due anni e mezzo e cantando con lei mentre si pedala!

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