ABBRACCI CHE CURANO

L’altro giorno sono andata a prendere il sole alla spiaggiata sull’Adige, la mia ora d’aria mentre i bambini erano al parco giochi con la babysitter. Non ero di grande umore, non è un periodo facile questo, però mi godevo il sole di primavera e la brezza che saliva dal fiume. A un certo punto è scesa lì vicino una donna con due bambini piccoli che avranno avuto due e tre anni circa, in più era incinta, penso verso il quinto mese. “Cavoli che fatica”, penso “ con due bimbi piccoli, magari rimasti a casa dall’asilo per tutta la settimana perché siamo in zona rossa, in più incinta!”. Avrei voluto fare due chiacchiere, anche perchè so, per esperienza personale, che le mamme hanno bisogno di rapportarsi anche con degli adulti, con altre mamme, di sentire che non sono sempre da sole loro con i bambini. Però non riuscivo a trovare qualcosa da dire per attaccare discorso perché era molto chiusa, non guardava mai in giro, scambiava qualche parola con i bambini e stop. A un certo punto tira fuori una merenda e uno dei piccoli si sporca, allora lei inizia a dargli addosso: “ Ma possibile che ti sporchi sempre? Questa macchia non viene più viaaaaa…. ma non è possibile!”. Il bambino, occhi bassi, si scusa. Poi riprendono a giocare sereni, poi nuovamente succede qualcosa che irrita la donna e di nuovo si scaglia contro i bambini. Inizio a sentirmi molto male, sento tutta la sofferenza di quella donna e anche e di quei bambini. So che quella mamma ama i suoi bambini, ma non ce la fa più, è stanca, è incinta, e chissà quanto carico ha sulle spalle: casa, cucina, pulizie, marito, magari anche un lavoro. Penso a mia mamma e so che si è comportata così tante volte, so che anch’io certe volte sono così, anche se, per fortuna, sempre meno. So cosa vuol dire essere sola con i bambini, vuol dire che devi imparare a contenere la tua parte bambina interiore e anche i tuoi bambini insieme.

So che tutti noi, o quasi, abbiamo una parte bambina ferita dentro, ma anche un adulto che la maltratta. Per questo prendere la parte dei bambini, come naturalmente accade di primo acchito, non risolve la nostra scissione interna.
Come si può sciogliere questa divisione?
Come si possono guarire queste parti dentro di noi?
Durante una meditazione mi è uscita una risposta: “amandole entrambe”.
Solo avendo compassione della mamma che maltratta potremo aiutarla a esprimere l’amore per i suoi bambini. L’aggressività è una difesa alla tristezza, alla paura: se faccio la voce grossa ho l’energia che mi serve e posso tirare avanti, magari non sono contenta di me, ma posso lavorare, pulire casa, fare la spesa, preparare da mangiare, far fare la Dad (Didattica a distanza) a mio figlio, cambiare pannolini.

Se crollo chi lo fa per me?
Purtroppo generazioni di mamme stressate crescono figli repressi che si sentono inadeguati.
Nel nostro paese poi sembra ci sia una sorta di cospirazione per rendere tutto più difficile alle famiglie e in particolare alle mamme, per non parlare in tempo di pandemia. Qualcuno l’anno scorso ha scritto un articolo che si chiamava “Il paese che odia le mamme”, direi che era piuttosto azzeccato.
Più si è tristi e stressati più si pensa sia utile prendersela con gli altri, e da qui la gente che denunciava i runner spiandoli dal balcone, chi chiama la polizia quando trova degli “assembramenti”, la lotta tra i “provax” e i “no-vax”, le mamme che denunciano le altre mamme.

Prendersela con gli altri non ci aiuterà a stare meglio, anzi, solo aiutarci a vicenda, avere compassione delle altre persone, anche se la pensano diversamente da noi, anche se fanno scelte che non condividiamo, è l’unica strada per stare meglio.

Certo l’aggressore può diventare molto pericoloso, andrebbe “curato”, prima che faccia male agli altri, prevenire la cattiveria con l’amore e la compassione sarebbe l’unica via.

Io purtroppo quel giorno non sono stata capace di dire niente, alla fine me ne sono andata ancora più triste. Se potessi fare qualcosa adesso, anche solo con l’immaginazione, abbraccerei quella donna e quei bambini con tutto l’amore possibile. Farei come fa quella signora indiana famosa, Amma, che da abbracci che curano… chissà, se imparerò anch’io ad abbracciare tutte le parti di me, anche le più scomode, magari un domani sarò capace anch’io di abbracci che curano.

Eleonora

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