Se ti trovi sopraffatto dalle difficoltà, se qualche grave problema ti preoccupa, se tutto sembra contrariare i tuoi desideri e le tue aspirazioni, invece di lamentarti e di incolpare le cose, persone e circostanze in cui ti trovi, ascolta attentamente queste dieci Regole della Antica Saggezza, nelle quali si trova la via di uscita dalle tue attuali difficoltà e preoccupazioni:
I° – CONOSCI TE STESSO
Sappi che cosa sei realmente, che cosa si cela nel tuo essere e qual è la ragione della tua vita. IN TE è la Luce che può illuminarti: cercala nel tuo cuore, nel CENTRO più intimo e profondo della tua vita, e SAPRAI allora che ivi ha la sua dimora un Nume Eterno e Immortale, che é te stesso, e allo stesso tempo infinitamente più saggio e potente di quello che tu sei attualmente. Sei un Figlio, una manifestazione di questo Principio di Vita che puoi trovare nel tuo cuore e al quale puoi dare il nome che più ti aggrada, partecipe della Sua Onnipresenza, Onniscienza e Onnipotenza. E il fine della tua esistenza attuale è l’“espressione” di queste infinite Possibilità che si trovano allo stato latente nel tuo essere.
II° – CERCA IN TE STESSO L’ESSENZA DI TUTTO CIÒ CHE DESIDERI O VUOI
La vita è una costante manifestazione “dall’interno all’esterno”, e nulla si sottrae a questa Legge: ogni cosa nasce e si sviluppa nell’invisibile, prima di divenire manifesta nel mondo visibile. Per questo devi trovare prima in te stesso l’essenza e la sostanza di quello che vuoi, riconoscerlo e “acquistarlo” nella tua intima coscienza, per poterlo “attrarre” a te nel mondo esterno.
Occorre, a questo proposito, che tu impari a CONCENTRARTI, ritirandoti dove puoi farlo più facilmente e isolandoti, per quanto ti è possibile, nel tuo cuore, da ogni influenza esterna. Fissa il tuo pensiero su ciò che ti è dato concepire di più elevato: sul tuo Ideale o sul Principio di Vita che dimora in te, e che per te è la Fonte e la Realtà di ogni bene. Pensa a quello che desideri come “reale”, un qualcosa che di per sé stesso è inseparabile dall’essere tuo, che già TI È STATO DATO dalla tua stessa Onnipotenza, cosicché la tua parte consiste semplicemente nella tua CAPACITÀ DI RICEVERLO, facendoti “canale” adatto per la sua espressione.
RINGRAZIA la Fonte di Vita, la Vita stessa che in te dimora: il ringraziamento dimostra la Fede, rafforza la Speranza e manifesta l’Amore, aprendo la “porta segreta” di tutti i tesori che aspettano, nel Mondo Invisibile, chi SAPPIA RICEVERLI.
III° – AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO
Nella tua illusione puoi crederti separato dal Principio della Vita e dalle persone, esseri e cose che ti circondano. Ma non è così: in realtà sei UNA SOLA COSA con questo Principio Uno e Indivisibile, e con tutti gli esseri, le persone e le cose che esistono e che possono esistere. Se la vita si presenta talora come una lotta è semplicemente per imparare la legge Suprema dell’Amore, che è la sola Forza Onnipotente e Invincibile. Devi dunque cercare di comprendere, vibrare in simpatia e amare tutti coloro che ti circondano, anche coloro che ti sembrano indegni o che consideri come “nemici”: allora CADRÀ la maschera che ci nasconde la vera, intima natura sotto un’apparenza ingannatrice.
IV° – SII OTTIMISTA
La gioia e l’ottimismo devono essere l’espressione naturale della Luce interna che in noi risplende come Fonte di ogni bene: fa che sul tuo viso risplenda questa Luce e che nulla abbia il potere di turbarti o impressionarti. Giacché non sono le cose in sé stesse che hanno valore, ma il modo in cui le vediamo e le affrontiamo. Inoltre la nostra visione e attitudine interna hanno un’influenza DETERMINANTE E DECISIVA sulle nostre circostanze e sull’attitudine delle persone che ci circondano, cosicché tutto dipende, DEFINITIVAMENTE, dalla nostra scelta.
V° – SFORZATI DI DARE
Sforzati costantemente di DARE: dare tutto quello che di meglio puoi dare od offrire. Non dire che non hai: in te stesso vi è una Fonte inesauribile, le cui possibilità si esprimeranno secondo il tuo amore e la tua volontà di dare. Non essere mai troppo povero ed egoista per dare qualcosa o dividere con qualcuno quello che hai, ma impara a dare liberamente, come un atto d’amore, senza nulla attenderne in ritorno.
Sia il tuo dare la valvola di sicurezza che apre e manifesta in te, “dall’interno all’esterno”, le infinite Possibilità di Bene che si trovano allo stato latente nel tuo essere, le sviluppa e le rende utili, fruttifere e feconde, e ti fa simile all’albero le cui radici sono prossime alla sorgente, l’albero che continuamente prospera e dà frutti e le cui fronde mai non appassiscono.
La soluzione inattesa del tuo problema può trovarsi qualche volta in un DARE ispirato da vero amore e scevro da ogni idea di interesse e utilità personale.
VI° – RIFLETTI SULLE TUE PAROLE
In ogni parola vi è un principio latente che è FORZA CREATIVA di ciò che la stessa parola esprime. Questo principio tende a plasmare e plasma continuamente, a sua immagine e somiglianza, il carattere, l’attitudine, l’essere interno e l’apparenza esterna di chi la dice, modellando le circostanze e attraendo cose analoghe o della stessa natura. Fatti dunque un dovere di riflettere su quello che stai per dire, evitando ogni espressione, comunque diretta, in cui vi sia qualcosa che non vorresti manifesta nella tua vita, o un giudizio che non vorresti ricevere tu stesso.
VII° – SORVEGLIA I TUOI PENSIERI
Considera ogni pensiero come una Realtà che – se la ammetti e la riconosci, e le permetti di dominare nel mondo interno della coscienza – le dai il potere di manifestarsi in forma visibile nel mondo esterno della tua vita. Allontana dunque da te ogni pensiero di ciò che non desideri, e specialmente ogni pensiero o idea di male – su chiunque si diriga – ogni pensiero di tristezza, odio, rancore, vendetta, noia, malattia, povertà, insuccesso, disperazione, preoccupazione, inimicizia o morte. Fa che la tua mente sia un cielo limpido e sereno, o un giardino prezioso nel quale non si coltivano che i fiori e le piante più belle e stimate.
VIII° – VIGILA GLI INTINTI
Gli istinti formano le fondamenta del Tempio della tua vita e, secondo la loro natura, lo sostengono e ne permettono l’elevazione, oppure tendono a distruggerlo facendo di te il loro schiavo. Sii perciò temperato e sobrio nel cibo e nelle attitudini della tua vita fisica.
Non mangiare mai in fretta. Affinché il tuo cibo possa farsi “costruttore” del tuo Tempio, ogni sua particella deve restare nella bocca finché non sia completamente disciolta. Bevi molta acqua e mangia frugalmente, evitando l’alcool.
Bagnati ogni giorno, dormi il necessario, ma non di più, impara a respirare lentamente e profondamente a pieni polmoni, e sii padrone del tuo corpo. Non prostituirlo al vizio che lo degrada e alla passione che lo divora e che distrugge le più nobili tendenze. L’amore è cosa troppo sacra per essere profanata.
IX° – RIPONI LA TUA FIDUCIA NELL’ INVISIBILE
Non porre la tua fiducia nelle cose esterne e materiali: queste possono mancarti e ti mancheranno quando sia necessario al tuo sviluppo spirituale. Sappi che tutto ciò che è manifesto proviene dall’Immanifesto che ne è Fonte Infinita e Inesauribile, dalla quale si manifesta nella tua vita quello che internamente riconosci nella tua coscienza.
Non crederti mai solo o isolato: l’Onnipotenza del Principio di Vita che dimora in te è sempre con te e non può allontanarsi mai, né vi è circostanza o pericolo in cui essa non possa o voglia salvarti, con la sola condizione che in essa tu riponga una fiducia assoluta, esclusiva e illimitata. Solo il timore e l’incertezza ti rendono vulnerabile.
X° – USA I TUOI TALENTI, TACI E LAVORA
Tutto ciò che hai o possiedi – materialmente come spiritualmente – ti è stato dato per l’uso migliore e di maggior profitto che puoi farne. Usa perciò i “talenti” che hai ricevuto – le tue facoltà, i tuoi beni – come meglio puoi per il tuo bene, come anche per il bene di chi ti circonda. Solo a questa condizione si moltiplicheranno, mentre nascondendoli con timore li perderesti.
Non parlare più del necessario; evita ogni indiscrezione sulle tue cose intime e personali, o su ciò che ti sia stato confidato; meglio se non parlerai affatto di te stesso con chi non può comprenderti. Ricordati sempre che il SILENZIO è necessario alla miglior riuscita di ciò che intraprendi, e che nel silenzio operano sempre le forze e le volontà più potenti.
Non restare ozioso e inattivo, nell’attesa di un profitto che fuggirebbe sempre da te. Vi è sempre qualcosa che puoi fare utilmente per coloro che ti circondano: fallo con amore, considerandoti al servizio dell’Intelligenza Creativa che dimora in te, della quale sei l’espressione e con la quale hai il privilegio di “cooperare”, affinché “la Sua Gloria” sia manifesta.
* * *
Se seguirai queste regole con attenzione e fedeltà, la tua vita prenderà una nuova piega, e tu ti farai un “canale” sempre più perfetto e adeguato per la manifestazione delle infinite Possibilità della Vita Universale, poiché il naviglio della tua esistenza individuale si troverà orientato e guidato con mano ferma nella sua rotta verso il Porto del Bene.
In questo periodo post quarantena e di ansia da Covid ci possiamo sentire stanchi, privi di energia, depressi. Quello che è successo è stata un’esperienza talmente sconvolgente che molti di noi potrebbero sentirsi spaesati e soprattutto senza obiettivi. La situazione è incerta e molto confusa, è difficile sapere cosa succederà domani e questo clima generale contribuisce ad abbassare il nostro livello di energia.
Per fare fronte a questo periodo bisogna cercare di inserire delle pratiche giornaliere che ci aiutino a ritrovare forza e gioia di vivere. Condividerò con voi quelle che ho trovato più utili in anni di lavoro personale e che ho ripreso a fare ultimamente: come altre volte in passato queste pratiche mi stanno aiutando a ricaricarmi dopo un periodo difficile.
La prima cosa da fare è alzarsi un’ora prima al mattino. Anch’io come molti di voi sono “un gufo’ e amo dormire la mattina mentre la sera starei alzata fino a tardi, ma in questo periodo ho dovuto cambiare abitudini. Siccome non è salutare dormire di meno bisognerà andare a letto un’ora prima.
– Appena sveglia bevo mezzo bicchiere d’acqua a temperatura ambiente e faccio i 5 tibetani. I cinque tibetani sono delle posizioni yoga che aiutano a far funzionare bene tutti i chakra. Si comincia con tre ripetizioni per posizione e nel tempo, e con l’allenamento, si arriva a farne 21. Alla fine del post inserisco un link in cui potere vedere i video di spiegazione degli esercizi e la storia affascinante di questa pratica molto antica. (A seconda delle ripetizioni questi esercizi possono durare da 5 a 15 minuti circa).
– Finiti gli esercizi mi siedo davanti al mio tempietto e accendo una candela. Suono la campana tibetana e faccio delle preghiere. Leggo infine una regola del Decalogo di Assagioli (il fondatore della Psicosintesi, che inserirò in un post successivo). (Durata: 5 minuti circa).
– Finite le preghiere scaldo dell’acqua e la metto in una tazza, senza tisane o the. Su suggerimento del mio massaggiatore ayurvedico bevo quest’acqua calda che aiuta sia l’intestino che a sciogliere il catarro. (Durata: 2 minuti circa per la preparazione).
– Mentre sorseggio l’acqua scrivo le “Pagine del mattino” (pratica presa da “La via dell’artista” di Julia Cameron): riempio tre pagine di un quaderno piccolo con tutto quello che mi passa per la testa: pensieri, emozioni, preoccupazioni, sogni… non c’è una regola tutto quello che esce va bene e non serve nè rileggere nè conservare gli scritti. (Durata: 15/20 minuti circa).
– Finite le pagine del mattino, sempre sul mio bel quaderno, scrivo “i desideri“: un elenco di cose che desidero, dal bene per me stessa e la mia famiglia, al bene per il mondo intero, al raggiungimento di alcuni obiettivi, al risolvere situazioni in sospeso. In questo periodo sto applicando anche la pratica del Dalai Lama, e dei buddhisti in generale, che suggeriscono di augurare il bene a te, a qualcuno che ami, a qualcuno che ti è indifferente e anche a qualcuno che odi. (Durata: 5 minuti circa).
Dopo queste pratiche faccio colazione, mi lavo mi vesto ed esco. Se dovete andare al lavoro in ufficio potrebbe essere una buona idea andare a piedi o in bicicletta. Altrimenti si può ritagliarsi del tempo in pausa pranzo o alla fine del lavoro per fare attività fisica. Sarebbe consigliabile fare tutti i giorni una passeggiata di 45/60 minuti, se viene fatta al mattino ė meglio ma non necessariamente. Se non riuscite a fare la passeggiata, o in aggiunta ad essa, consiglio di fare 20 minuti (o più) di yoga alla sera prima di cena. Ci sono mille video su youtube anche piuttosto semplici da seguire. Io mi trovo bene con “Cocoiris”.
Provate a iniziare così la giornata e vedrete che i risultati saranno molto veloci e vi sentirete nuovamente carichi di energia!
ecco il link ai 5 tibetani:
Ho letto di recente il libro di Scardovelli “L’amore è un’azione”. Ho trovato interessante soprattutto la prima parte in cui fa una distinzione netta tra due atteggiamenti opposti di vita. Possiamo passare la nostra vita mossi dall’Ego o mossi dall’Anima.
Ognuno di noi nell’arco della sua vita è stato ferito, per questo la nostra anima si è nascosta dietro a dei meccanismi di difesa o a delle patologie, ed è allora che è subentrato l’Ego. A mio parere L’Ego si può definire come una parte ferita che vuole la rivincita su tutto quello che è andato storto nell’infanzia e nell’adolescenza: vuole più soldi, più potere, più riconoscimento. Vuole poter lamentarsi e non prendere in mano la vita. Questa parte di noi va capita e accettata, magari anche tranquillizzata più volte, ma, se vogliamo vivere felici dobbiamo seguire la nostra anima e non il nostro Ego.
Dobbiamo, come dice Scardovelli nel titolo del suo libro, fare un’azione che ci indirizzi verso la parte migliore di noi.
L’Anima è quella parte che in Psicosintesi viene chiamata il Sè, che è in contatto con Dio, con l’Amore Universale. L’Anima vuole amare e farsi amare, vuole avere compassione per chi soffre, vuole la bellezza, la Natura, la gioia.
Se però mettiamo il “pilota automantico” ci troveremo spesso a seguire l’Ego senza rendercene conto. Ma seguire l’Ego significa essere sempre meno felici e più insoddisfatti di noi e degli altri, sentiremo questa mancanza di “anima”.
La difficoltà, ma anche la sfida della vita sta proprio nel cercare di allinearci quotidianamente con la nostra Anima.
Prima di tutto bisogna essere consapevoli che, in ogni azione, in ogni gesto, in ogni parola, noi possiamo essere allineati con il Sè o con il nostro Ego. Scegliere l’anima è un’azione o come direbbe Assagioli è un atto di volontà, ma anche un allenamento.
Per capire se siamo sulla strada giusta vi propongo alcune domande che possono aiutarci:
L’Anima è mossa dall’Amore e dall’Unione con gli altri: l’Anima sa che siamo tutti connessi, l’Anima non critica, non emette giudizi, non si lamenta, non si da addosso.
Tutte queste cose le fa l’Ego.
Ma attenzione non cadiamo nella trappola di voler annientare l’Ego: l’Ego è una parte di noi che ha avuto la sua funzione e, in certi momenti, vuole ancora proteggerci. L’Ego va amato come un bambino che punta i piedi, a cui dare ogni tanto qualche gratificazione. Possiamo sapere che è una parte meno evoluta di noi a cui va dato affetto, ma non va dato il timone della nostra nave altrimenti ci porterà fuori dalla rotta migliore.
È utile inoltre ricordarci che in principio c’era l’Anima, che il bambino felice è naturalmente in contatto con Lei, il nostro obbiettivo è tornare lì.
L’altra sera ero veramente spossata. La fine della quarantena ha regalato a molti di noi delle somatizzazioni da stress che si sono presentate alla riapertura, come se tutta la tensione accumulata fosse stata rilasciata improvvisamente. Io ho avuto una brutta gastrite e piano piano mi sto riprendendo, ma sono molto molto stanca.
Insomma era venerdì sera e Alberto si apprestava ad andare al suo allenamento di water basket più pizza con amici dopo l’allenamento. So che ci tiene e si diverte, ma ci sono delle volte che “mors tua, vita mea” e l’idea di farmi la serata da sola coi bambini mi sembrava veramente una fatica insormontabile. Premetto che amo immensamente i mei bambini, ma, dopo essere stati rinchiusi per mesi a stretto contatto, litigano di continuo e la piccola, essendo nella fase oppositiva, è una bella “gatta da pelare”. Mi sono diretta da Alberto con aria affranta da cane bastonato e gli ho chiesto se poteva saltare la piscina. Lui avrà pensato lo stesso che ho pensato io: “mors tua, vita mea”, e così ha detto che lui sarebbe andato in piscina, ha fatto la borsa ed è scappato come un ladro.
A certo punto ho pensato al libro il potere della Kabbalh, e anche se l’energia non era dalla mia, avevo la consapelvolezza che quando superi una tua difficoltà, quando non limiti la libertà dell’altro, quando ti affidi all’Universo, ecco che il problema svanisce, ed “entra più luce”.
Ho pensato che non volevo che i mei figli ricordassero le serate soli con la mamma come il supplizio di stare insieme a un “gendarme isterico”, ma che le ricordassero con piacere, come delle serate in cui si può fare qualcosa di molto divertente e magari solitamente proibito. Per prima cosa abbiamo iniziato a cenare, Lorenzo (7 anni) mi ha chiesto di vedere una puntata di un cartone anni ‘80 di quelli che amavamo “noi adulti” quando eravamo piccoli . Abbiamo visto così una puntata di Occhi di gatto. Lui molto intrigato da queste bellissime “cattive”, Luce (2 anni e mezzo) non capiva molto ma si faceva contagiare dall’interesse del fratello.
Abbiamo poi videochiamato la Nonna Niki, mia suocera, che i bambini adorano e a cui anch’io voglio molto bene e ci ė sembrato di passare un pezzo di serata con lei. Dopo ci siamo preparati per la notte, e già mi sentivo meglio, abbiamo letto un libro, poi mentre mi mettevo il pigiama ho iniziato a canticchiare la sigla di Occhi di gatto “Tre ragazze bellissime, sono tre ladre abilissime, tre sorelle furbissime…” allora Lorenzo mi ha supplicato di riascoltare la sigla, che in effetti è una delle canzoni più orecchiabili e coinvolgenti di Cristina d’Avena. Ed ecco la magia: la camera da letto si è trasformata in una discoteca con Lorenzo e Luce che saltavano scatenati sui cubi (il lettone) e io che ballavo con mosse e danze che mi ricordavano i balli latinoamericani di 15 anni fa al Cobà (locale milanese colombiano, sui Navigli, da me molto frequentato in gioventù).
Dopo mezz’ora e più di balli eravamo tutti sudati, stanchi e felici. Ci siamo sdraiati al buio nel lettone ad ascoltare la meditazione di Enzo Liguori (maestro di Psicosintesi) che ha accompagnato i mei frugoletti nel sonno. Per chiudere in bellezza sono sgattaiolata in sala e mi sono vista una serie televisiva su Netflix (non vedo nè film nè telefim da secoli)!
Il potere della Kabbalh si è avverato: invece di buttarmi giù di morale ho provato ad affrontare i mei limiti, ho fatto felici i mei figli, ma anche la mia parte bambina che si sentiva triste e abbandonata e così ci siamo regalati una serata che rimarrà nella storia, mia e dei miei piccoli, per sempre.
Spesso ci sentiamo affogati da mille cose da fare: lavoro, famiglia, figli, pagamento di multe – bollette- tasse – spese condominiali – bolli auto e moto e chi più ne ha più ne metta…
Sembra che il tempo per “noi stessi”, per lo svago, per il “piacere” non ci sia mai.
Anche io vivevo così fino a qualche tempo fa.
Poi qualcosa è cambiato.
Lo voglio raccontare riprendendo un pezzo del libro “Il miracolo della presenza mentale” del maestro vietnamita Thich Nhat Hanh (Thay) che lo rappresenta perfettamente.
Nel libro si riporta un colloquio fra il maestro e Allen, un suo caro amico. A un certo punto Thay gli chiede: “Molti dicono che creare una famiglia fa sentire meno soli e dà sicurezza. E’ vero?”
Allen risponde:
“Ho scoperto un modo per avere molto più tempo.
In passato, consideravo il tempo come se fosse suddiviso in tante parti distinte. Una parte la riservavo a mio figlio Joey, un’altra era per mia figlia Ana, un’altra la dedicavo alla mia compagna Sue e un’altra ancora alle faccende domestiche. Quello che rimaneva era il mio tempo personale. Potevo leggere, scrivere, fare ricerca, andare a passeggio.
Ora invece cerco di non dividerlo più.
Considero il tempo che passo con Joey e Ana come tempo mio. Quando aiuto Joey a fare i compiti cerco di fare in modo che il suo sia anche il mio tempo. Studio la lezione insieme a lui, mi godo la sua presenza e cerco di coinvolgermi in quello che facciamo. Il tempo dedicato a lui diventa il mio tempo. Con Sue è lo stesso. E il bello è che ora posso disporre di un tempo illimitato!”
Se al posto dei nomi dei figli Joey e Ana metto i nomi dei miei figli Lorenzo e Luce, e a al posto di quello della compagna Sue metto quello di mia moglie Eleonora, il pezzo sopra indicato descrive perfettamente la mia realtà.
Non è sempre stato così: per moltissimo tempo vivevo anche io con fatica tutti gli impegni che avere una famiglia comporta.
Sentivo fortissima la compressione del “mio tempo libero” a causa dei bisogni e delle esigenze dei miei figli e di mia moglie. Quando i bambini sono piccoli i sonni interrotti sono una costante e ancora adesso è così per me perché Luce ha ancora 2 anni e mezzo e a metà notte si sveglia perché vuole il “cocò” (biberon di latte) e bisogna cambiarle il pannolino…
Poi ci sono tutti gli altri bisogni dei figli che richiedono una costante presenza dei genitori: i compiti (io ho fatto poche volte i compiti con Lorenzo, Eleonora quotidianamente soprattutto con il lockdown), il gioco (i bambini mentre giocano hanno bisogno di qualcuno che giochi con loro o comunque di un adulto che li guardi mentre giocano…), le uscite per andare al parco giochi…
Svolgere queste attività con i figli in perenne conflitto con i nostri desideri “altri” (come ad esempio uscire per vedere gli amici, leggere un libro, andare a fare una partita a calcetto, vedere un film, scrivere un post 😊, …) non fa che toglierci energia preziosa e ci fa perdere il piacere che svolgere quelle attività in presenza mentale ci può dare…
Quando facciamo una cosa ma intanto pensiamo ad un’altra cosa che ci piacerebbe fare non siamo presenti a noi stessi (e agli altri) e ci perdiamo il gusto sia di quello che stiamo facendo sia di quello che desideriamo fare ma in quel momento non possiamo.
Adesso se devo interrompermi mentre scrivo per cambiare il pannolino a mia figlia Luce, mi godo quel momento giocando con lei tutto il tempo che sta sul fasciatoio, ridiamo insieme e poi mi rimetto a fare quello che stavo facendo.
Stessa cosa quando la piccola mi chiede di andare in camera sua a giocare coi lego. Iniziamo a costruire una casetta con passione insieme. Sentirci giocare divertendoci attira anche Lorenzo, che, incuriosito, viene a giocare con noi. A quel punto mi succede anche che, pian piano, posso allontanarmi e loro continuano a giocare insieme ed io posso concentrarmi anche su altre attività!
Il “trucco”, se così lo si può definire, ben espresso nelle parole di Allen ad inizio del Post, è quello di trovare un nostro ‘coinvolgimento’ mentre svolgiamo queste attività, una parte di noi che si diverta veramente.
Si potrebbe dire mettere un po’ “l’anima” in quello che facciamo.
Ci può stare una reazione iniziale del tipo “Uff… che noia… devo interrompere quello che stavo facendo per andare dietro ai bisogni di…”, ma se a questa reazione facciamo seguire un pensiero come: “Vabbè, me tocca, vediamo come possiamo divertirci facendo questa attività con mio figlio/ figlia…” il gioco è fatto.
Certo, ho comunque bisogno dei miei spazi, andare in piscina a giocare a water basket, vedere gli amici, fare i miei esercizi fisici e trovare qualche momento per me stesso, ma ricordarsi di fare le cose della vita di tutti i giorni con amore e cercando di divertirsi aiuta a vivere tutto quello che facciamo come “tempo nostro”, e possiamo sentirci meno sopraffatti dalle incombenze delle attività quotidiane.
Molti di noi pensano di avere una personalità unica, con delle caratteristiche bene o male sempre uguali. In realtà la Psicologia ci insegna che durante la nostra vita interpretiamo diversi ruoli che si alternano come attori su un palcoscenico: in Psicosintesi tali ruoli vengono chiamati “Subpersonalità”. La nostra personalità è la somma di tutte le parti di noi, sia che ne siamo consapevoli o meno, e, oltre a queste, c’è anche una parte, l’Io, che osserva con distacco le altre singole parti o “Subpersonalità”.
Ci capita spesso però di mettere il “pilota automatico” e di andare nel mondo identificati in una parte spesso “forte”, che potremmo definire “difensiva”: è quella parte che ti consente di lavorare, di mandare avanti la casa, crescere i figli… il tutto al tuo meglio possibile.
Questa parte però per funzionare al suo massimo dell’efficacia chiude in cantina le emozioni perché se queste facessero irruzione nella vita di tutti i giorni, queste si rivelerebbero piuttosto scomode: immaginati a piangere disperata di fronte ai tuoi figli perché sei stanca, o perché tuo padre è malato. O immagina perderti d’animo di fronte alle fatiche sul lavoro e crollare davanti al tuo capo. Ecco sono situazioni non proprio funzionali alla vita di tutti i giorni. Allora si avanti un po’ in automatico, un po’ come un robot che cucina, lavora, fa lavatrici, fa fare i compiti, cambia pannolini, ecc. ecc. Questa parte spesso camuffa la tristezza con la rabbia per cui perde la pazienza per niente con i bambini, con il partner, oppure anche con i colleghi.
Può però capitare un evento che ti butta giù e ti fa entrare improvvisamente in una parte polare (una parte che ha effettivamente caratteristiche opposte alla parte “forte”): magari l’evento scatenante è una gravidanza, o una malattia, o un lutto, o un licenziamento. Allora entri in una parte triste e malinconica, una parte dolce e indifesa, spesso compassionevole con chi sta male. Questa parte viene spesso vista come scomoda perché non è UP, anzi è proprio DOWN, e la ritentiamo molto sconveniente, perché da piccoli ci hanno insegnato che dovremmo essere perfetti e sopratutto che non dovremmo esprimere le nostre emozioni.
Questa subpersonalità però ha una sua funzione: ogni ogni parte di noi che si presenta ha una funzione.
Durante il mio lavoro personale e le visualizzazioni che ho fatto, ho visto che questa parte ha il cuore. È come se la parte “forte”, la “Up” fosse priva di cuore mentre la parte “Down” fosse tutta cuore. Sono due parti che si completano perché la prima è forte carica e efficiente, ma fredda… la seconda è triste e apatica, ma calda, affettuosa e empatica.
A tal proposito mi viene in mente a una frase che disse il monaco zen Thich Nath Hanh a un seminario che frequentai nel 2008:
“Non vorrei che mio figlio nascesse in un mondo privo di sofferenza perché non imparerebbe la compassione”.
Il contatto con le nostre parti ferite ci permette di recuperare il cuore che altrimenti lasceremmo troppo spesso in cantina.
La sofferenza ci insegna a essere più umani e a entrare in empatia con la sofferenza del prossimo.
Certo non è auspicabile alternare queste due subpersonalità per tutta la vita: il “modello ideale” sarebbe prendere le parti buone della prima parte “UP” e le parti buone della seconda “DOWN” e metterle insieme, diventare così una persona forte con una grande mente e un grande cuore, come era Assagioli, e come sono alcune persone molto evolute. O anche come sono i bambini: “Se non tornate come bambini non entrerete nel regno dei cieli”, dice il Vangelo. I bambini sanno essere energici felici e affettuosi, ma anche tristi e arrabbiati all’occorrenza, in contatto semplicemente con le loro emozioni e capaci di vivere nel presente.
Ma come si può attuare questa sintesi?
Non è così facile ed è un processo che richiede molto tempo, spesso anni. Per la mia esperienza però ho capito che, se ci rendiamo conto di essere entrati troppo con il pilota automatico nella parte UP, possiamo fermarci, respirare e entrare in contatto col cuore. Possiamo dirci: “Ecco ora sto diventando fredda, probabilmente non sto ascoltando le mie emozioni!” Oppure: “Sto facendo le cose in automatico, c’è bisogno di più cuore!”
Fare le cose con amore ci può aiutare a creare una sintesi. “Ama e fa ciò che vuoi”, diceva Sant’Agostino. Se non riusciamo a entrare in contatto col cuore possiamo provare a scrivere il diario, a fare una preghiera, una meditazione. Possiamo chiedere alla nostra parte bambina perché si è ritirata, e di cosa avrebbe bisogno.
Se ci troviamo nella parte DOWN è più difficile recuperare le energie e ci può volere più tempo, per tornare a stare meglio. Una pratica utile può essere fare qualcosa per gli altri: dando amore entriamo nel flusso dell’amore e in qualche modo lo diamo indirettamente anche a noi stessi. Per me, ad esempio, funzionano le seguenti cose:
E’ importante ricordarsi che la parte DOWN è una delle parti di noi, ma non è la sola! Abbiamo sempre con noi anche parti forti e gioiose che ritorneranno quando ci saremo presi cura delle nostre emozioni dolorose.