LA RUOTA DELLE EMOZIONI

L’altro giorno stavo partecipando a un corso di formazione della Banca sulla comunicazione.

Ero in smart working a casa. 

Luce, mia figlia di 5 anni, non era ancora andata all’asilo.

La docente ha parlato delle emozioni e della loro importanza nella comunicazione.

Luce ha sentito. Un minuto dopo si è presentata vicino a me con un disco di cartone colorato. 

Ci ho messo qualche secondo a mettere a fuoco l’oggetto: era la “ruota delle emozioni”. L’avevamo fatta insieme cinque mesi prima. 

Ero diventato pazzo per trovare i “fermacampioni”: dei ferretti comuni ai tempi in cui ero bambino io, ora praticamente spariti. Spariti come gli artigiani, i micro-negozi di alimentari, le cartolerie, le piccole librerie, i ferramenta, i negozi di dischi e quelli di fumetti. 

I fermacampioni sono come dei chiodi con la testa molto larga che, al posto di un’unica punta in ferro, hanno due ferretti molto flessibili che si aprono a libro. Con quelli puoi tenere uniti due fogli di carta e permettergli di scorrere uno sull’altro. 

Con i fermacampioni, due fogli di carta, un cartone riciclato dai pacchi di Amazon, un po’ di colla, i pennarelli e tanta buona volontà siamo riusciti a costruire la ruota. Anzi due: una per Luce e una per suo fratello Lorenzo di 9 anni.

Ho usato questo esercizio per spiegargli un po’ il mondo delle emozioni. 

Sono partito dalle 6 emozioni primarie così come individuate da Paul Ekman. Sono quelle che insegno ai miei corsi sulle Emozioni perché universali, facilmente comprensibili e riconoscibili nella vita di tutti i giorni.

Gli ho chiesto di disegnare un cerchio sul foglio bianco e di dividerlo in 6 spicchi. 

Poi hanno colorato gli spicchi di giallo, azzurro, verde, rosso, arancione e nero. In ogni spicchio hanno incollato una “emoticon” che rappresenta una emozione. La gioia nel giallo, la rabbia nel rosso, il disgusto nel verde, la tristezza nell’azzurro, la sorpresa nell’arancione e la paura nel nero.

Infine hanno ritagliato una freccia di cartone. Abbiamo poi fatto un buchino in mezzo al disco colorato e alla freccia e li abbiamo fissati insieme con un fermacampione. Ecco fatto, la “ruota delle emozioni” era pronta.

Ogni tanto gli chiedo di farmi vedere che emozione stanno vivendo e loro si divertono a spostare la freccia in base a quello che accade: prima “giallo – gioia”, poi se il cibo che gli ho dato non gli piace la freccia si sposta subito sul “rosso – rabbia”

Da piccolo NON mi avevano insegnato cosa sono le emozioni. 

Anzi, come probabilmente è successo a tanti, mi hanno addirittura insegnato a reprimerle. 

Allora via la tristezza quando ci si fa male (“Ma dai, non è successo niente! Tra poco il dolore ti passa, smettila di piangere!”), via la rabbia (“Ubbidisci senza lamentarti! Non urlare e fai come ti ho detto!”), via la paura (“Dai buttati! Gli uomini non hanno paura!”) e via anche il disgusto (“Mangialo, anche se non ti piace, ti fa bene!”). Che la sorpresa fosse una emozione l’ho scoperto quando mi sono messo a studiare le emozioni. L’unica emozione concessa era la gioia… ad averne!!!

Anche se le neghiamo, però, le emozioni esistono lo stesso. Inoltre, quando sono represse le emozioni assumono una forma ancora più dirompente: escono all’improvviso e non riesci a controllarle. Pensa alla rabbia non espressa che, dopo essere stata compressa, si esprime in modo violento. Oppure alla paura non riconosciuta che si trasforma in stress, ansia, fino ad arrivare agli attacchi di panico.

Un percorso di “alfabetizzazione emotiva” che spiega le emozioni e soprattutto il loro senso evoluzionistico per me è fondamentale. 

E quale età migliore per avvicinarsi alle emozioni se non quando si è bambini?

Sono stato molto contento quando Luce, appena sentito l’argomento emozioni, ha ‘ripescato’ in mezzo a tutti i suoi giochi la ruota delle emozioni fatta mesi prima. Parlando di emozioni devo specificare che prima della gioia, c’è stata la sorpresa, l’emozione più breve di tutte!

L’episodio mi ha suggerito che tutti gli investimenti fatti sui bambini alla fine ritornano. E visti tutti i sacrifici che i genitori fanno per i figli, è bello vedere qualche riscontro.

Un suggerimento che voglio darti, caro il mio “evolutivo” che stai leggendo, è quello di approfondire il tema delle emozioni anche se da piccolo non te le hanno spiegate… Puoi leggere dei libri sull’argomento, partecipare a dei corsi o approfondirle in un percorso di crescita personale: scegli la via che preferisci!

Non è mai troppo tardi per scoprire i doni nascosti nelle nostre emozioni, e se vogliamo stare bene, è utile farlo!

“A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.”

Alessandro Baricco

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