post image

IL POTERE DELLA PREGHIERA

Con l’atto del pregare ho sempre avuto un rapporto intermittente: anni in cui pregavo tutti i giorni, anni in cui non lo facevo affatto.

 Ho sempre ammirato mia nonna Gianna che pregava con costanza, al mattino appena sveglia e la sera prima di dormire, e nell’ultimo periodo della sua vita andava in chiesa tutti i giorni a “dare un salutino alla Madonna”. La sua serenità e il suo ottimismo, la sua forza interiore derivavano,  secondo me, da queste pratiche quotidiane. 

Quando preghi in modo continuativo per un periodo abbastanza lungo in effetti ti senti più sereno, c’è una sorta di ottimismo dentro, ti senti protetto e connesso con la dimensione spirituale. 

Negli ultimi anni sono stata così presa dalla gestione dei bambini e degli impegni quotidiani che non pregavo quasi mai, o solo nei momenti di grosse difficoltà come quando avevo paura per la salute mia o di qualcuno, ecc.

Poi, a febbraio, c’è stato il Coronavirus: ce lo siamo presi tutti in una forma un po’ pesante, non tanto per i sintomi in sė, ma i bambini hanno avuto la febbre molto alta, e anche Alberto, io avevo solo mal di gola e un po’ di febbre, ma una spossatezza da far fatica a svuotare la lavastoviglie. Siccome tra me e Alberto ero quella “che stava meglio” ovviamente mi sono fatta carico io di tutto, nonostante questa stanchezza: dalle notti sveglia per curare i bambini, a mandare avanti la casa, a preparare da mangiare, parlare con i medici, procurare e somministrare le medicine, ecc.

E così al 5°- 6° giorno non ne potevo più, mi sentivo completamente svuotata di energia e da ogni risorsa, come se oltre alla stanchezza ci fosse qualcosa che mi voleva portare via l’anima, la mia forza interiore. Allora ho chiamato Marco, un mio vicino di casa, molto saggio e molto religioso: anche lui aveva avuto il Coronavirus e, a circa settant’anni, lo aveva passato da solo chiuso in casa per tre settimane.

L’ho chiamato e gli ho chiesto un consiglio “spirituale”, e lui mi ha detto: “Come sei messa con la Madonna, i santi, ecc?”, io gli ho detto che pregavo spesso mia nonna, per me lei è il tramite con la Madonna. Lui mi ha detto di parlare con mia nonna, ma anche con la Madonna, di raccontarle quello che stava succedendo e di chiederle aiuto. L’ho ringraziato, mi sono ritirata nella mia camera e ho seguito il suo consiglio, così ho chiesto aiuto e protezione a Lei e a mia nonna. E magicamente il giorno dopo ho iniziato a sentirmi meglio. Mi sentivo di nuovo nel mio corpo e sentivo “qualcosa”  lassù che mi proteggeva. 

Ormai sono passati un paio di mesi dal Covid: mi sono però di nuovo avvicinata alla preghiera. Certo fare meditazione, scrivere le mie pagine del mattino, fare yoga, sono tutte pratiche che mi aiutano a essere centrata e a vivere serena nel marasma della vita…. ma la preghiera ha come una marcia in più… la nonna Gianna che andava tutti i giorni a salutare la Madonna lo aveva capito bene.

Ora, quando al mattino esco a portare Luce all’asilo ho finalmente deciso anch’io di passare a dare “un salutino alla Madonna”. 

Qui vicino a casa mia c’è un luogo sacro. Si chiama la Grotta della Madonnina: dentro a un piccolo cortile in mezzo ai palazzi, tra le palme rigogliose è nascosta una piccola grotta con la  statua della Madonna e quella di una donna inginocchiata in preghiera, ci sono tantissimi fiori portati dai fedeli e tante candele rosse accese. Sembra che questa Madonnina abbia protetto i contadini che la pregavano durante la seconda guerra Mondiale, evitando che in quella zona venissero colpiti dalle bombe. Dicono che, quando i tedeschi fecero saltare i ponti, la grotta crollò ma le statue, pur essendo di gesso, rimasero intatte. La grotta fu poi spostata dalla sua sede originaria e le statue ricostruite in marmo. 

Il fatto che sia un luogo di culto all’aperto lo rende speciale, ricorda anche i templi orientali come quelli che ho visto a  Bali o in Thailandia, per questo è frequentato da tanti singalesi o filippini. Quando piove, quando tira vento, quando entrano i raggi del sole… in ogni momento senti forte la Natura e la sua sacralità.  

Per me questo luogo mistico è perfetto perché unisce il mio amore per l’Oriente e la spiritualità buddhista, con la tradizione cristiana che mi ha tramandato mia nonna. Ogni tanto porto anche i bambini che amano accendere la candela e dire una preghiera. Da quando ho introdotto questa pratica nella mia giornata mi sento più felice e connessa e ringrazio tutte le persone che ho incontrato nel mio cammino che mi hanno trasmesso un po’ della loro fede.

post image

PUO’ ESSERE UNA GIOIA ACCOMPAGNARE IL FIGLIO A CALCIO?

Stamattina alle 9.00 dormivo profumatamente, senza sentirmi in colpa neanche inconsciamente perché oggi è sabato.

Poi una voce: “Papà, sveglia…”.

Apro un occhio. Lorenzo che mi guarda.

“Ma cosa c’è Lorenzo, oggi è sabato non devo portarti a scuola… Non puoi lasciarmi dormire…?”.

La mia più che una domanda era una supplica, considerando che avevo accumulato un po’ di sonno arretrato dalla settimana scorsa. In più ieri sera sono andato a giocare a water basket in piscina e, tra allenamento e successiva pizza con la squadra, sono andato a letto alle 2:00 A.M.

“Ma oggi ho la partita di calcio!”.

Cavolo, è vero, sabato mattina da quest’anno spesso ci sono le partite della squadra di calcio dove gioca Lorenzo.

Mi alzo di soprassalto perché ero convinto di essere in ritardo, ma dopo un rapido check ho visto che la convocazione era alle 10:30 e quindi non dovevamo correre.

Però mi dovevo alzare.

Essere genitori vuol dire anche questo: addio alle dormite del week end di una volta.

D’altra parte, come io vado in piscina, penso sia giusto che anche i miei figli facciano qualche attività che gli piace. Non che Lorenzo sia un talento a calcio, ma ho sempre favorito questo sport perché sta all’aperto – e nel periodo Coronavirus non doveva tenere la mascherina – e impara a giocare con gli altri, oltre a farsi un pochino di fiato.

In più poi si sono spostati nella scuola di calcio dove gioca lui anche altri suoi compagni di classe, così alla fine per loro è anche un ritrovarsi tra amici.

La cosa bella è che se entri nel flusso della vita alla fine ci guadagni anche tu.

Infatti i papà dei suoi amici sono miei amici (dopo 3 anni di elementari ed esserci visti per lo stesso tempo tutte le mattine quando li portiamo a scuola). Tanto che in questi anni siamo riusciti a organizzare e organizziamo cene fuori e partite di calcetto tra noi.

E così quando si sta lì ad aspettare che i bambini facciano le loro partitelle, noi un po’ li guardiamo, un po’ chiaccheriamo e un po’… giochiamo a pallone!

Io ed un altro papà abbiamo coinvolto un po’ di fratellini che erano venuti al campo ma non potevano giocare con gli altri e ci siamo messi a giocare in un praticello con un pallone recuperato al volo.

Ho sudato come un bambino, il prato era un po’ bagnato dalla pioggia di ieri sera così mi sono sporcato scarpe, pantaloni e felpa, ma ci siamo divertiti come se fossimo andati lì apposta per giocare.

Da bambino i miei non mi accompagnavano a fare attività.

Abitavo a Genova e mi ricordo che intorno ai 6 anni facevo Judo. Andavamo a lezione a piedi con mio fratello di sera attraversando anche una galleria piena di macchine e fumi. Non avevo paura, ma non era neanche tanto bello andarci “da soli”.

Infatti dopo poco più di un anno abbiamo smesso.

Anche ai lupetti, a 9 anni, l’andata la facevo da solo.

Attraversavo un po’ di vie del centro il sabato pomeriggio. Lì mio fratello non veniva così andavo io. Ai lupetti mi divertivo. Poi veniva mia madre a prendermi la sera che era buio quando avevamo finito.

Lorenzo lo porto a calcio da quando ha iniziato l’anno scorso a sette anni. E siccome era da solo, non conosceva nessuno, per i primi tre mesi stavo lì durante l’allenamento in modo che se guardava le gradinate mi vedeva ed era tranquillo. Non essendo un super sportivo questo gli ha dato sicurezza e ora continua ad andare a calcio volentieri, anche se io non sto più lì a guardarlo durante l’allenamento, e nelle giornate come oggi dove mi metto a giocare anche io!

Delle volte bisogna “sacrificarsi” un po’ all’inizio, poi, stando nel flusso, fare le cose per gli altri con lo spirito giusto fa bene anche a noi.

L’unica cosa un po’ triste che ho notato oggi era vedere un po’ di papà (al giorno d’oggi spesso sono i papà che seguono queste incombenze!) che stavano isolati con i loro telefonini. Anche se non li conoscevo volevo invitarli a giocare a pallone con me, l’altro papà e i fratellini accompagnatori. Ma poi penso che sia giusto che ognuno faccia quello che preferisce e quindi va bene così.

post image

ASCOLTARSI PER AMARSI

In questo periodo sto riflettendo sul tema della stanchezza, del sentirsi scarichi e provi di energie cosa che ultimamente mi capita spesso. 

Ci sono alcune tipologie di persone, quelle che Anita Moorjani chiama gli empatici, che tendono a disperdere la loro energia a seconda delle persone che frequentano: se le persone intorno a loro sono stressate, stanche o tristi gli empatici tendono a rilasciare la loro energia e fare di tutto per migliorare quella delle persone intorno. Tendono poi a assecondare i bisogni e i desideri degli altri per farli stare meglio. Tutto questo fa sì che il loro livello di energia scenda sempre di più e si trovino così in riserva energetica, stanchi e esauriti. 

Se in più oltre ad essere empatico devi prenderti cura costantemente di qualcuno, dei genitori anziani, dei bambini, o se fai un lavoro in cui naturalmente ti occupi degli altri (medico, psicoterapeuta, counsellor) allora anche in quel caso dovrai attingere costantemente alla tua energia per aiutare gli altri e sarai quindi molto più a rischio di esaurirla.

Nell’ ultimo periodo nella mia famiglia ci siamo tutti ammalati di Covid, e in più abbiamo in casa una cucciolata di bellissimi Ragdoll per cui mi sono trovata, oltre a dover curare tutta la famiglia e me stessa, una volta guariti, ad aiutare i gattini nello svezzamento e a pulire i loro bisogni per tutta la casa perché non hanno ancora imparato a usare la lettiera, per poi aggiungere il recupero dei compiti di Lorenzo (terza elementare) e le normali faccende quotidiane. Insomma mi sono trovata in un frullatore e la mia energia ha iniziato a dissiparsi sempre di più. Ci sono periodi così, in cui devi stringere i denti e andare avanti aspettando che passino. Però ci sono anche delle strategie che bisogna imparare a mettere in atto per non disperdere tutta la propria energia per affrontare questi momenti critici, vediamone alcune:

  • Ascoltarsi. Questa è la prima regola: tutti hanno richieste da fare, bisogni da appagare, desideri da esaudire, ecc. e ci si può trovare sommersi dalle richieste degli altri. Bisogna ritagliarsi momenti di silenzio e ascoltarsi, chiedersi: “Di che cosa ho bisogno? Cosa mi fa felice? Posso dire di no a questa richiesta?” A me capita a volte che sono talmente stanca e tirata da tutte le parti dalle richieste altrui che non riesco nemmeno più a capire di che cosa avrei voglia di fare e soprattutto di che cosa avrei bisogno. In questo caso è fondamentale prendere tempo, non dare subito delle risposte e magari fare una meditazione (vedi ad esempio la meditazione del Saggio nella sezione Video) che ci metta in contatto con la nostra parte Saggia. L’ascolto della parte più profonda di noi è l’unico modo per capire se una cosa ci fa stare bene o no.
  • Saper dire di NO. Non possiamo accontentare tutti, e soprattutto, se noi siamo troppo stanchi e scarichi finiremo per far stare male anche gli altri. Se ho esaurito la mia energia sono più propensa ad arrabbiarmi e a trattare male le persone. Ricercare la propria felicità è il primo modo per fare felici anche gli altri.
  • Non sentirsi in colpa, non giudicarsi. Se non accontento tutti, se non sono performante come al solito, se non vado a correre o a camminare, se non ho fatto yoga o meditazione, se non sono andata a quella cena, se non ho portato i bambini al parco, se, se, se….PAZIENZA! Prima devo recuperare la mia energia perduta, poi mi tornerà la VOGLIA di fare tutte queste cose. “Fare fare fare” perché ci sentiamo in obbligo è veramente controproducente. Certo alcune cose non posso esimermi da farle anche se non ne ho voglia, ma anche chiedere aiuto a qualcuno è un buon esercizio in certi periodi. Certe volte anche solo dormire di più, fare un riposino dopo pranzo, o stare sdraiati a letto ascoltando il respiro possono essere azioni di ricarica quando siamo veramente stanchi.
  • Coccolarsi. Cura del corpo, musica rilassante, fiori in casa, incensi, andare dalla parrucchiera, mettere lo smalto, farsi un regalo, fare un bagno caldo, ordinare la spesa o la cena invece di portare pesi e cucinare se non ne abbiamo voglia, prendere un taxi invece che i mezzi, guardare un film che ci piace o una serie tv, o un cartone animato che guardavamo da bambini, leggere un libro… ecco questi sono tutti modi di coccolarsi. Quando ci occupiamo sempre degli altri dimentichiamo noi stessi e le “coccole” sono un modo semplice e veloce per dire alla nostra parte bambina: “ti voglio bene, so che ci sei anche tu!”
  • Scrivere. Scrivere le pagine del mattino o un diario è un modo molto utile per focalizzarsi su di noi, sui nostri bisogni, sui nostri desideri. Consiglio di farlo tutti i giorni preferibilmente la mattina presto.

Quando siamo stanchi e stressati non ci stiamo amando. Per amarsi bisogna imparare ad ascoltarsi e ricordare che solo se sto bene io posso far star bene gli altri.

 

Se vuoi approfondire il tema dei “limiti” e il dire di “No” puoi leggere i seguenti Post:

SAPER METTERE I LIMITI (Clicca qui)

SAPER METTERE I LIMITI AI BAMBINI (Clicca qui)

Come dire di “No” al proprio capo? La via per mettere limiti sul lavoro. (Clicca qui)

 

post image

LA MEDITAZIONE DEL FIUME D’AUTUNNO

Stamattina, come ogni mattina, ho fatto una piccola passeggiata per portare Lorenzo a scuola.

Mentre stavo rientrando a casa per lavorare, dentro di me hanno iniziato ad affollarsi pensieri lavorativi, scadenze progettuali, attività urgenti da chiudere e un’infinità di altri compiti amministrativi da smarcare.

Stavo precipitandomi a casa per cominciare tutte queste attività quando ho alzato lo sguardo e ho visto lo scorrere del fiume Adige. Ho deciso di cambiare strada: ho abbandonato il marciapiede e le automobili in fila e sono sceso dalla scalinata in pietra che conduce alla strada a ciottoli che corre lungo la riva dell’Adige.

Respiro.

Ho scelto di fare gli ultimi duecento metri che mi separavano dalla mia routine lavorativa camminando vicino al fiume. Ho fatto un respiro. Ho osservato l’acqua correre e inseguirsi lungo la direzione della corrente. Poi il mio sguardo si è soffermato sul riflesso dei primi raggi di sole che si rifrangevano sulla superficie bagnata dell’Adige. Infine la vista si è tuffata nelle foglie gialle d’autunno appese incerte sugli alberi dell’altra sponda del fiume.

Incanto.

Mi sono detto: “Alberto, è inutile correre verso le tue preoccupazioni. Quelle ci sono e ci saranno sempre. Piuttosto scopri la vita che c’è ogni momento intorno a te. Approfitta di queste pause di vita per apprezzare la natura che ti avvolge”.

In realtà non ho allungato la strada di casa, non ho perso appuntamenti lavorativi facendo quella piccola deviazione, ho solo messo un po’ ossigeno nella mia vita, mi sono sentito come se avessi bevuto un bicchiere di acqua fresca nella calura di agosto, anche se in realtà siamo a novembre e la mattina con otto gradi fa parecchio freddo a Verona…

C’è stato come uno “spostamento” in me, uno spostamento interiore. Un movimento che mi ha permesso di lasciar andare il flusso di pensieri e le agitazioni che dal cervello si aggrovigliavano allo stomaco fino a giungere ai polmoni bloccandoli, e costringendomi ad una asfissiante apnea mentale e fisica. Un movimento che mi ha restituito il presente, il fiato, l’apertura, il contatto con la natura, il possesso di me stesso, la centratura, l’autodeterminazione, il controllo e la poesia della vita.

Le cose da fare rimangono, ma le svolgerò come sempre al momento opportuno, occuparsi prima di quei pensieri ingombrando la mente non è utile, non serve a me né agli altri.

Quante volte viviamo intrappolati nei pensieri di quello che dobbiamo fare, e ci ripetiamo mentalmente queste preoccupazioni come per ricordarle a noi stessi, come se fosse così facile liberarci da queste ansie. Come se bastasse non pensarci per qualche secondo per farle sparire. Come se si potessero far evaporare come una goccia d’acqua posata su una pentola ardente… In realtà le nostre preoccupazioni sono sempre lì, più che concentrarci su quelle in ogni momento dobbiamo imparare a concentrarci qualche momento su tutto il resto, su quello che c’è di bello fuori di noi e che, in qualche modo, anche semplicemente notandolo, possiamo far entrare in noi.

Quando ci riusciamo, e cominciamo a goderci il presente, e a stupirci con meraviglia di tutto quello così semplice ma così bello che ci circonda, la tentazione di rimanere in tanto ‘incanto’ è forte, come mi è successo questa mattina quando ho cominciato ad apprezzare il passeggiare sul fiume: subito è sopraggiunta la voglia di proseguire il cammino a contatto con la natura ancora per diversi minuti. Con un po’ di autocontrollo è però possibile tornare a casa e rimetterci a lavorare sulle nostre cose.

Riuscire a regalarci queste piccole parentesi di benessere ogni giorno donerà una grandissima ricchezza alla nostra vita, delle vere e proprie parentesi meditative che possono metterci in contatto con la bellezza e i nostri sensi più profondi.

Ad ascoltare mi ha insegnato il fiume, e anche tu imparerai da lui. Lui sa tutto, il fiume, tutto si può imparare da lui. Vedi, anche questo tu l’hai già imparato dall’acqua, che è bene discendere, tendere verso il basso, cercare il profondo.

Herman Hesse
post image

COME CONTATTARE LA PROPRIA GUIDA INTERIORE

Uno dei momenti più importanti del cammino di crescita personale è quello in cui scopriamo di avere una voce interiore saggia che ci guida in mondo benevolo nelle nostre scelte. Questa parte di noi, che alcuni chiamano Sè, altri chiamano anima è una parte profonda, forse un frammento della scintilla divina che è presente in noi e, per chi ha una visione spirituale della vita è quella parte che sopravvive alla morte. 

Ci sono molti modi per mettersi in contatto con Lei. Vediamo quelli che ho sperimentato e che mi sento di suggerirti:

SCRITTURA

Io ho iniziato a “dialogare” con la mia voce interiore più o meno nel 2008 quando, grazie a un esercizio de La via dell’artista, di Julia Cameron, ho iniziato a scrivere di getto tre pagine di quaderno appena sveglia. Se scrivi appena sveglia la tua mente è più in contatto con l’inconscio e per questo è più facile che si faccia sentire la parte saggia dentro di te. 

Un altro metodo che si avvale sempre della scrittura è quello di porre delle domande al tuo Sè, ascoltare cosa emerge, e poi scrivere di getto le risposte. 

La scrittura è un metodo molto utile per noi Occidentali che siamo piuttosto “mentali”: è una pratica più facile anche rispetto alla meditazione per chi trova quest’ultima troppo difficile.

MEDITAZIONE

La meditazione si è diffusa sempre più nel nostro mondo Occidentale e ormai molti la praticano nella vita di tutti i giorni. Per riscontrare i benefici della meditazione ci vuole un po’ di costanza. Non è una pratica adatta a tutti, perché stare in silenzio ad ascoltare il respiro può essere difficile e può  innervosire molte persone che si lasciano portare via dai pensieri e invece di rilassarsi iniziano un braccio di ferro con la mente. Può essere però che, accettando la predisposizione della mente a distrarsi, e allenandosi un po’ ogni giorno, si riesca a prendere dimestichezza con questa pratica. Anche seguire delle voci guida registrate può essere molto utile.

Durante la meditazione l’obiettivo è quello di mettere a tacere la mente concentrandosi sulla respirazione e creare una sorta di “vuoto” che ci aiuta ad allinearci con il Sè. Facendo anche solo 5 minuti al giorno ci accorgeremo che abbiamo maggior presenza nella vita di tutti i giorni, siamo meno preda di ansia e emozioni e riusciremo ad agire più allineati alla parte saggia di noi.

YOGA

Praticare yoga non è un ascolto diretto della nostra voce interiore, ma l’allenamento costante ci aiuta a essere “più centrati”. Cosa vuol dire essere più centrati? Vuol dire che questa pratica dalla saggezza millenaria ci rende più sereni e tranquilli, più buoni, più predisposti al bene perché mette a tacere le parti di noi più ansiose e preoccupate e ci predispone a un “contatto naturale” con la nostra parte saggia. Prima di un evento importante, di un lavoro a contatto con la gente, prima di scrivere o parlare in pubblico, fare anche solo 5 minuti di yoga o di meditazione ti aiuterà a fare emergere la parte più saggia di te e quindi a rendere meglio.

VISUALIZZAZIONE DEL SAGGIO

Una visualizzazione che si usa fare in Psicosintesi è quella di andare a parlare con il vecchio Saggio. 

“Chiudi gli occhi, prendi una posizione comoda e lascia che respiro rallenti. Ora immagina di essere ai piedi di una montagna, stai salendo verso la cima e stai portando con te uno zaino piuttosto pesante con dentro alcune cose tue. Mentre sali senti se puoi alleggerire lo zaino, se puoi lasciare andare alcune cose. Continua a salire, osserva il paesaggio intorno a te, quello che vedi. Finalmente arrivato in cima incontri il Vecchio Saggio. Ora puoi porgli le domande che vuoi, se hai bisogno di consigli e di risposte. Ascolta quello che ti dice, se ti da qualcosa da portare con te. Poi salutarlo e scendi dalla montagna.”

Finita la visualizzazione può essere utile appuntarsi le risposte ricevute o eventuali intuizioni che ci vengono in mente. 

Questa pratica è molto utile da fare nei momenti di difficoltà, quando hai molte parti contrastanti dentro di te e ti senti confuso.

PREGHIERA

Andare in chiesa ad accendere una candela e pregare, o farlo anche a casa in un momento tranquillo aiuta a calmare il respiro e a contattare il nostro silenzio interiore. Dopo avere pregato è utile stare in pace ad ascoltare il respiro, in questo modo sarà più facile che la nostra parte divina si faccia sentire con qualche intuizione o suggerimento.

NATURA

Camminare nella Natura, lungo la spiaggia, in mezzo a un bosco, o tra le vette di una montagna ci aiuta a creare una sorta di pace interiore. Dopo aver camminato può essere utile fermarsi in silenzio e ascoltare il nostro respiro. Nella pace del silenzio possiamo percepire che noi stessi facciamo parte del tutto, di questa Natura così meravigliosa che ci circonda. Quando ci sentiamo parte della Natura entriamo naturalmente in contatto con la nostra parte profonda e siamo immediatamente allineati con i nostri valori, con l’amore e con il perdono.

 Vi è mai capitato di essere arrabbiati con qualcuno e poi, facendo una gita in mezzo alla Natura sentire che avete perso la rabbia, che magicamente si è sciolta, che avere perdonato nel vostro cuore quella persona? A me è capitato, anche se in quel momento non ho fatto caso al perché di questo improvviso cambiamento interiore. Stare in mezzo alla Natura è per la nostra anima un po’ come tornare a casa.

Fare tutti giorni almeno una di queste pratiche ti aiuterà a essere più centrato e in contatto con la parte migliore di te. Non praticare rischia di farci restare in balia delle nostre Subpersonalità, come le chiama Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, e quindi ci sentiremo sballottati, come una barca durare il mare in tempesta, dalle onde delle emozioni, dei pensieri, degli impulsi.

Un esempio di routine di pratiche potrebbe essere questa:

15’MATTINA:

Fai yoga o scrivi pagine del mattino.

30’POMERIGGIO :

In pausa pranzo o dopo il lavoro fai una passeggiata nella Natura.

5’/10’SERA 

Fai una meditazione o una preghiera prima di dormire. Ringrazia per quello che già hai. 

Fare più pratiche durante la giornata ed essere costante ti aiuterà a stare decisamente meglio e a cambiare rotta nella tua vita.😌

post image

NON ABBANDONARTI

L’altro giorno stavo facendo una seduta di Arteducativa con Mara Chinatti e alla fine è emersa una frase: “ricorda di non abbandonarti”. Questa frase è stata per me rivelatoria perché mi ha permesso di capire cosa era successo nell’ultimo periodo della mia vita: presa da incessanti impegni familiari e lavorativi mi ero completamente dimenticata di me stessa. Ma cosa vuol dire dimenticarsi di se stessi?

Proviamo a fare alcuni esempi:

Io mi dimentico di me stessa quando….

  • – Mi metto in un angolo o mi faccio mettere in un angolo.
  • – Dimentico i miei desideri.
  • – Mangio male.
  • – Non faccio attività fisica.
  • – Mi trascuro fisicamente.
  • – Non vado dalla parrucchiera per troppo tempo.
  • – Non leggo più.
  • – Passo troppo tempo sui social a imbruttirmi con confronti o con disgrazie.
  • – Trascuro la casa e le piante.
  • – Lascio che il mio partner o i mei figli “mi calpestino” (in senso metaforico).
  • – Dico sempre di sì.
  • – Mi forzo a fare mille attività quando invece ho bisogno di riposo.
  • – Mangio troppo o bevo troppo perché mi trovo in un contesto sociale e non so dire di no a un parente o a un amico.
  • – Spendo soldi solo per gli altri e non mi concedo qualche sfizio per me.
  • – Mi faccio invadere nei miei confini. 
  • – Ecc. ecc.

Quando ci dimentichiamo di noi finiamo per essere tristi e arrabbiati, la nostra energia vitale diminuisce, appassiamo piano piano. Se questo processo va avanti per tanto tempo, senza che corriamo ai ripari, senza che ci accorgiamo che ci stiamo abbandonando potremmo incorrere in somatizzazioni, malattie o depressione. Il disagio corporeo spesso è prima di tutto il segnale che qualcosa non sta andando bene, che bisogna fermare tutto e rimettere noi stessi in primo piano.

Per prendersi cura degli altri prima dobbiamo prenderci cura di noi, accudirci, ascoltarci, volerci bene, perdonarci, abbracciarci… “non abbandonarci insomma”.

Per fiorire e stare bene dobbiamo amarci profondamente e farci felici, solo in questo modo potremmo curare quella parte di noi che un tempo è stata abbandonata.

C’è quella famosa frase di Coelho che dice “quando dici di sì a qualcun altro, assicurati di non stare dicendo di no a te stesso”. Questo è molto importante perché, se noi non abbiamo amore verso noi stessi, non possiamo nemmeno dare amore agli altri. Non è egoismo, è amore proprio. Senza l’amor proprio non possiamo aiutare chi sta male. 

Anche Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, diceva “stai attento a non consumare tutto l’olio della tua lampada (interiore), altrimenti non potrai splendere e aiutare gli altri”. 

Certo, in certi momenti qualcuno rischierà di sentitisi abbandonato, o tradito, vedendoci poco disponibili, ma è solo trovando il giusto equilibrio tra amare noi stessi e dare amore (e aiuto) agli altri che riusciremo a compiere la nostra missione qui sulla terra.

Eleonora

1 … 3 4 5 6 7 … 34